Monete di Commodo e resti di mura romane: il cantiere si blocca, i progetti devono essere rifatti da capo. Questa volta è toccato ai mercati di Testaccio, ma a Roma e dintorni basta dare un colpo di badile e il ritrovamento archeologico è assicurato. Con conseguente paralisi dei lavori. Ritrovamenti che alcune volte sono eclatanti, come quello della Domus imperiale sotto il Gianicolo, che diede filo da torcere alla ditta incaricata di costruire la rampa Torlonia e il parcheggio sotterraneo per il Giubileo e provocò uno storico braccio di ferro tra l'allora sovrintendente Adriano La Regina, che voleva bloccare i lavori, e il Comune e il Vaticano che invece avevano fretta di portare a termine il progetto. Ma la vicenda del Gianicolo è solo la punta di un iceberg fatto di nuove scoperte ad ogni tentativo di costruire qualcosa di nuovo su un territorio che custodisce una infinità di memorie. Basta scorrere le cronache degli ultimi anni per trovarsi davanti a un elenco che non finisce più. Il ritrovamento archeologico arriva inesorabile e costringe a ripensare sia il progetto dell'edificio monumentale che la semplice ristrutturazione di un servizio, come il parcheggio, la strada, la ferrovia, il mercato, il campo sportivo, perfino la posa dei cavi del telefono o della corrente elettrica, come è avvenuto al Tiburtino dove la Telecom, sollevando il manto stradale di appena qualche centimetro, ha trovato antichi resti di un edificio circolare con muri in «opus reticulatum» e mosaici pavimentali in tessere bianche e nere. Perfino la costruzione di un campo nomadi, come quello previsto al Trionfale, dove è apparsa una necropoli etrusca e il campo è stato cancellato. Non si è invece scoraggiato l'architetto Renzo Piano quando, nel bel mezzo dei lavori per la costruzione dell'Auditorium si è trovato all'improvviso di fronte a una villa romana ben conservata e stratificata nei secoli. Il maestro si è perfino inventato una nuova discilpina, l'archeoarchitettura, ed è andato avanti, inglobando nella nuova opera i resti antichi, che oggi tutti possono ammirare. Un'altra villa imperiale, intravista durante gli scavi per impiantare platani a piazza Vittorio, è stata lasciata a dormire sotto terra, ma si è dovuto rinunciare agli alberi, le cui radici avrebbero rovinato gli antichi reperti. Al contrario di quanto è successo a mosaici, ville, strade, stipi votive e statue ritrovate nell'area tra Fidene e la Bufalotta durante i lavori per la costruzione di Ikea 2, inaugurata a giugno scorso. I ritrovamenti hanno convinto la soprintendenza a progettare un nuovo parco archeologico nella zona circostante a ridosso del grande raccordo anulare.