E stato un anno difficile per la capitale, alla ribalta della cronaca per i cattivi servizi che offre ai romani e ai turisti. Governare Roma non mai stato facile ma viverci non è mai stato cosi difficile. Di questo 2018 che sta per finire, ci vengono in mente quasi solo immagini negative: bus in fiamme, la scala mobile della metro Repubblica che inghiotte i tifosi del Cska, gli sgomberi forzati, le buche. E poi la morte di Desirée a San Lorenzo. Abbiamo chiesto a sei firme del nostro giornale di fare delle considerazioni, ciascuno in un ambito specifico. Ecco il ritratto di una città che lotta per sopravvivere. La mobilità L'idea (falsa) che la colpa dei disastri sia dei romani di FRANCESCO MERLO Sta passando l'idea che, se crollano le scale mobili, la colpa è di quelli che ci salgono sopra. E se, quando piove, si allaga la metro, è perché i romani, sin dai tempi di Vercingetorige, non sanno affrontare il maltempo. nDunque non i tombini avrebbero bisogno di manutenzione, ma il carattere dei cives romani, diavoli d'Italia. E, andando avanti con questo sciocchezzaio saputo, sarebbero le teste dei romani - intesi come residenti - che avrebbero bisogno di una Reconquista e non l'Atac. Il 2108 è stato l'anno delle buche, della spazzatura e dei cespugli selvaggi? La responsabilità, secondo questa rilanciata antica pulsione antiromana, è della invincibile natura del governato e non dell'incapacità del governo. Insomma, se i trasporti pubblici sono un disastro, se gli autobus si incendiano e gli alberi abbattono i passanti, se autonoleggiatori e tassinari si affrontano come ultrà, non dovremmo così tanto prendercela con la Raggi e con i due sindaci che l'hanno preceduta - Marino e Alemanno - ma con l'eterna volgarità dell'Urbe, con un'antropologia corrotta, infetta, ladrona e da ultimo anche mafiosa. Ebbene, proprio noi che per anni abbiamo raccontato, in (quasi) solitudine il degrado di Roma, vi diciamo che questa idea, falsa e ingiusta, sta diventando più pericolosa degli autobus che surriscaldano, scintillano e muoiono senza neppure divampare. È infatti vero che vengono da lontano gli stereotipi che dividono le città italiane, si formarono nel Medioevo e si trovano già nel De vulgari eloquentia di Dante: i fiorentini sono spavaldi, i genovesi tirchi, i romani ingovernabili. Ora però i vecchi pregiudizi stanno alimentando un nuovo razzismo, un sovranismo urbanistico, con la convinzione che non l'Atac e il Comune bisognerebbe commissariare, ma l'intera Roma e tutti i romani. La politica Buche e roghi. Raggi delude anche Di Maio e Salvini di CLAUDIO TITO In un anno, il 2018, che ha segnato la vittoria populista in Italia, l'amministrazione di Roma guidata dalla grillina Virginia Raggi, si è trasformata in un emblema. La dimostrazione che l'incompetenza può raggiungere solo due risultati. Il primo: non saper governare, in questo caso la Capitale d'Italia. Il secondo: il rischio concreto, come hanno dimostrato le inchieste, di circondarsi di persone e consulenti opachi e discutibili. La sindaca si è salvata dopo aver scansato in extremis l'inchiesta che la vedeva coinvolta e che, se avesse dato l'esito immaginato dai pm, avrebbe prodotto un effetto immediato: le sue dimissioni. Ma la sua permanenza sul Campidoglio è diventata un tormento. Di certo per i romani, ormai alle prese con una città sconquassata dalle buche, ottenebrata dai rifiuti e umiliata da una palude organizzativa. Ma lo è anche per il suo partito, il Movimento 5Stelle. I vertici pentastellati hanno sperato fino all'ultimo di poter fare a meno di questa prima cittadina che rappresenta plasticamente le difficoltà che vive il gruppo creato da Grillo e Casaleggio. Lo stesso leader politico dell'M5S, Luigi Di Maio, sa che Virginia Raggi sta diventando il simbolo delle loro incapacità. Il fallimento di Roma viene vissuto, nella Capitale, ma anche nel resto d'Italia, come il prodromo dell'esaurimento dell'esperienza grillina nel governo nazionale. È insomma un spina nel fianco del Movimento. E a più riprese i suoi leader hanno atteso di potersi rapidamente estrarre quella spina. Non ci sono riusciti. Ma il tema resta. Di sicuro la questione si riproporrà con drammaticità se e quando si tornerà al voto per il Parlamento nazionale. Non è un caso che tra i più critici contro la Sindaca, c'è Matteo Salvini. Il leader leghista teme che il disastro romano possa essere trasmesso dai suoi alleati anche al suo partito. La crisi di Roma è insomma vissuta come un virus. Da eliminare al più presto Rifiuti e verde pubblico "Monnezza" come simbolo sui sette colli del disonore di MARCO LODOLI La parte per il tutto: è la figura retorica della sineddoche che senza farci caso utilizziamo quando ad esempio parliamo di scafi per indicare le navi o di tetti per le case. E ormai si rischia che la "monnezza" definisca in un attimo l'intera città, che la foto di un cassonetto traboccante prenda il posto del Cupolone o del Colosseo. È vero che noi romani ci abituiamo velocemente a tutto, ma il turista che arriva in città rimane sbigottito di fronte alla frana di schifezze che invade i marciapiedi: in nessuna capitale europea si assiste allo spettacolo immondo di topi e gabbiani che razzolano in mezzo a quei pascoli immondi, maleodoranti, inesauribili. D'accordo, Roma non sarà mai come Zurigo o Stoccolma, però fa male al cuore vedere la "monnezza" che dilaga senza limiti, senza che nessuno dell'amministrazione comunale sappia come arginarla e smaltirla. Il rogo del Tmb sulla Salaria è stata l'ignobile candelina su una torta marcia e abominevole. E ora, durante queste feste di fine anno, il problema appare ancora più evidente: cataste di buste sfasciate s'ammucchiano attorno ai cassonetti come osceni monumenti al degrado pubblico, e ogni giorno noi alimentiamo quei mostri gettando a malincuore i nostri rifiuti sulle colline del disonore. Non sta meglio il verde di Roma, i nostri parchi e giardini che erano i più belli di tutti se la passano proprio male: gli alberi crollano, l'erba cresce incontrollata, l'incuria regna sovrana. I giardinieri romani erano bravissimi, erano ammirati in tutto il mondo, ma ora evidentemente sono troppo pochi per occuparsi del verde della città. E così i nostri parchi sembrano abbandonati, e le panchine sono rotte, i giochi per i bambini devastati dai teppisti, le fontanelle secche, i prati come savane. Rivogliamo strade pulite e giardini allegri, Roma non può essere trattata così male. La lotta alla criminalità Arriva il "bollo" dei giudici, Roma svegliati: la mafia è qui di ATTILIO BOLZONI Troppo facile parlare di Roma e di mafia in questo 2018. Troppo scontato con la sentenza d'appello che ribalta quella di primo grado e riconosce il 416 bis al "nero" e al "rosso", a Massimo Carminati e a Salvatore Buzzi. Troppo comodo dire che la mafia c'è, che finalmente c'è solo perché i giudici hanno messo il "bollo", l'hanno certificata con un verdetto. Scrivo queste righe e mi vengono in mente l'onorevole Pio La Torre e il generale Carlo Alberto dalla Chiesa, il primo ucciso il 30 aprile del 1982 e il secondo il 3 settembre del 1982. Tutti e due assassinati dalla mafia quando la mafia per lo Stato italiano ancora non c'era, non esisteva. Perché la legge sull'associazione mafiosa fu approvata dal Parlamento solo il 13 settembre del 1982, cinque mesi dopo il delitto La Torre e dieci giorni dopo il delitto Dalla Chiesa. Si diceva mafia e si pensava a qualcosa di etereo, di incorporeo. È andata così anche qui a Roma con la sentenza di "Mafia Capitale". Quindi, questo 2018, io lo considero ufficialmente l'anno zero. Ufficialmente però. Dobbiamo imparare (specialmente noi giornalisti) a prendere un po' più le distanze dalle verità processuali e concentrarci un po' di più sulla realtà. È inevitabile che le indagini e che i processi arrivino dopo, sempre dopo. Dobbiamo imparare a distinguere quello che accertano i giudici e quello che vediamo con i nostri occhi. Qui a Roma cosa abbiamo visto in questo 2018? Abbiamo visto gli Spada e i Casamonica che ci hanno fatto un bellissimo "regalo". Con i loro comportamenti hanno aiutato investigatori e pm e collegi giudicanti ad attestare che, nella capitale d'Italia, ci sono mafie riconoscibili. I Robertino Spada e gli eredi Casamonica sono stati più utili di mille pentiti. Ma già lo sapevamo, lo sapevamo da molto tempo Giallorossi e Biancocelesti Due squadre in grigio, ora regalateci follia e vittorie di FABRIZIO BOCCA Sono anni, anche quelli del calcio, in cui ci si accontenta. Non per forza tempi infelici o modesti, semplicemente aridi di vittorie. La semifinale di Champions della Roma contro il Liverpool è stata il massimo. Vista da vicino un'impresa, vista da lontano un risultato che dovrebbe essere un punto di partenza e non di arrivo. Ma oggi si ragiona al ribasso, si fanno i conti con la follia di un calcio che costa cifre mostruose che pochi si possono permettere, si smonta e si riparte sempre da capo. È facile e ipocrita fare i ricchi con i soldi degli altri. Un gradino più sotto vale anche per la Lazio, arrivata a un passo dalla Champions ed estromessa all'ultima giornata dall'Inter. Una voglia insoddisfatta stroncata sul più bello. La Roma americana cerca da sette anni un trionfo che non arriva più, con qualsiasi giocatore (Salah o Dzeko), allenatore (Spalletti o Di Francesco), dirigente (Sabatini o Monchi): alla fine gli anni si somigliano un po' tutti, anche se qualche exploit in Europa comunque qualcosa fa sperare o sognare. Poi però dallo scudetto i punti di distacco sono tanti, troppi. Della Roma si è parlato dei suoi formidabili giovani, ma quando è il momento ognuno vorrebbe solo un Totti o un De Rossi che ti portasse in alto. La Lazio paga un dazio anche superiore, ma non sempre giusto. Ci si è disabituati a pensarla come grande, ha giocatori importanti - alcuni "inventati" né più né meno come la Roma - ma ambizioni mai dichiarate. È una squadra a forte caratterizzazione del suo presidente, un allenatore in ascesa ma ancora un po' inespresso e sovrastato dalla figura del padre spirituale. Sempre sull'orlo del vorrei ma non posso. Per Roma e Lazio ci vorrebbe tanto un 2019 folle, pazzo, con una grande vittoria a sorpresa. È chiedere troppo? La cultura Su musei e libri il modello è "la città che resiste" di VITTORIO EMILIANI Il dato nuovo del 2018 - da potenziare nel 2019 - è una forte ripresa di attività culturali in alcuni Municipi ormai semicentrali. Penso alla Garbatella, a Montesacro-Nomentano, o al Laurentino dove è stata inaugurata da poco una esemplare Biblioteca comunale, con ludoteca, arena all'aperto e teatro. Si avverte l'ottima presidenza di Paolo Fallai al Consorzio delle Biblioteche, come il lavoro incessante, di tanti anni, di Maria Ida Gaeta alla Casa delle Letterature. Magari fossero continuati, con la stessa modalità, i lavori, regionali e statali, di recupero, in pieno centro, di Palazzo Nardini che, invece di essere perno di un "polo culturale", rischia di finire a qualche palazzinaro. Se nell'ultimo ventennio, anziché favorire il diluvio di centri commerciali, si fosse creato un Centro culturale di vaste dimensioni in ogni Municipio, circolerebbe meno rabbia indiscriminata, e meno ignoranza. La città sarebbe più coesa. Anche l'idea - avanzata anni fa Nicola Signorello e di recente da Paolo Berdini - di creare raccolte archeologiche in quartieri periferici senza volto può concorrere a costruire un orgoglio identitario: a Tor Bella Monaca passa la Via Gabina (per Castrum Gabii) tutta da valorizzare, a Tor Tre teste si è scoperta un'ampia necropoli che esige un Museo di scavo, a Centocelle, vincolata in toto da Alberto Ronchey, non si deve lasciar sommergere la preziosa area della Villa imperiale ad Duos Lauros da rifiuti, veleni e degrado. Un crimine. Campidoglio e Stato devono raccogliere le istanze della "Roma che resiste" grazie ai tanti volontari, magari ripristinando quella Soprintendenza archeologica speciale, ora frantumata in vari pezzi, che diede ottimi risultati. Ci vuole una strategia complessiva per Roma, una strategia socio-culturale di massa.
la Repubblica
31 Dicembre 2018
Passione Capitale, un anno vissuto maldestramente tra buche e 'monnezza': sei pareri d'autore
VI
Vittorio Emiliani
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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