C'è la totale mancanza di un progetto di valorizzazione diffusa, sostiene Marina Colonna Palazzo Donn'Anna, sede della Fondazione Ezio De Felice Docente di economia all'Università degli Studi «Federico II» di Napoli fino al 2016, Marina Colonna si dedica da tempo alle attività culturali. Assieme al marito, il professor Paolo Amalfitano, e a un gruppo di studiosi di diverse Università italiane, nel 1988 ha fondato l'Associazione Sigismondo Malatesta, le cui attività si distinguono per la prospettiva comparatistica e interdisciplinare dei «Colloqui», «Convegni e Seminari» e «Progetti di ricerca» nei quattro settori in cui opera: Letterature Comparate, Teatro e Arti dello Spettacolo, Studi Inter-Artes, Economia e Società. Nel dicembre del 2014 è stata nominata dalla Regione Campania commissario straordinario della Fondazione Ezio De Felice per diventarne presidente nel marzo del 2018. L'attività nell'ambito dell'Associazione Dimore Storiche Italiane (A.D.S.I.), invece, inizia già alla fine degli anni Novanta durante la presidenza di Donna Cettina Lanzara. Nel 2012 Marina Colonna viene eletta presidente della Sezione Campania e nell'aprile del 2016 il presidente nazionale Gaddo della Gherardesca la nomina vicepresidente nazionale dell'Associazione. Professoressa Colonna, che ruolo svolge l'Associazione Dimore Storiche Italiane e con quali fini? L'A.D.S.I. è un ente morale senza fini di lucro della Repubblica Italiana (riconosciuto con Dpr del 261190), che ha lo scopo di favorire la conservazione, gestione e valorizzazione di palazzi, ville e giardini storici vincolati, contribuendo alla tutela di un vasto patrimonio culturale privato d'interesse pubblico. Come le altre associazioni analoghe dei vari Paesi europei, l'A.D.S.I. è anche membro della European Historic Houses Association (E.H.H.A.). Nata nel 1977, l'A.D.S.I. può contare oggi su circa 4.500 iscritti. Con sede centrale a Roma, l'Associazione si articola in 18 sezioni regionali, ciascuna delle quali porta avanti localmente gli obiettivi delineati di volta in volta dal Consiglio Nazionale dell'Associazione. Date le sue finalità, l'A.D.S.I. collabora da tempo con il Ministero dei Beni Culturali, con le Soprintendenze e con le Università. Quali prospettive intravede per questo patrimonio? L'A.D.S.I. ha due anime. Nata per difendere queste Dimore Storiche, svolge costantemente un'opera di sensibilizzazione dei Governi affinché si impegnino in politiche di sostegno per la conservazione di un così vasto e prezioso patrimonio, non solo e non tanto a beneficio dei proprietari, quanto piuttosto dell'intera collettività. È importante sottolineare, infatti, che la buona conservazione di un bene storico riqualifica notevolmente anche il contesto in cui esso è inserito, valorizzando il territorio circostante e offrendo notevoli benefici alla collettività, non solo da un punto di vista estetico, ma soprattutto incoraggiando l'economia locale. Un patrimonio ben conservato e reso fruibile rappresenta infatti una notevole risorsa per lo sviluppo economico e genera conseguentemente produttività, lavoro e bellezza. Da alcuni decenni l'Associazione svolge anche numerose attività culturali per far conoscere tale patrimonio sia attraverso l'apertura al pubblico di moltissime dimore, sia attraverso la realizzazione di pubblicazioni, convegni, conferenze e mostre d'interesse nazionale e internazionale. Nel 2011 sono state inaugurate Le Giornate Nazionali A.D.S.I.-Cortili Aperti, per divulgare, attraverso l'apertura in tutta Italia di circa 400 dimore, sia il valore architettonico, storico e artistico delle singole dimore, sia l'esistenza dell'A.D.S.I. e le sue finalità. L'apertura contemporanea di tante dimore storiche e la visita guidata al loro interno costituiscono ogni anno un'occasione per apprezzare i luoghi della nostra storia e della nostra identità nazionale. A Napoli, dov'è molto difficile creare delle isole di accoglienza nel centro storico a causa di una diffusa condizione di degrado, abbiamo animato i cortili dei palazzi storici aprendoli all'artigianato, in virtù di un antico legame di committenza che lega gli artigiani ai proprietari delle dimore. Esistono differenze tra le politiche di gestione del patrimonio in Campania e quelle di altre regioni? La Campania è certamente una regione ricca di cultura, di storia e di luoghi splendidi. Ma è anche una regione molto difficile. Napoli è particolarmente penalizzata perché ha un centro storico molto vasto, uno dei più grandi d'Italia, e la sua manutenzione richiede un impegno economico che è impensabile che venga profuso solo dai privati. I palazzi storici del centro sono stati abbandonati dalle famiglie che originariamente li possedevano e oggi sono dei condomini molto frammentati e popolosi, la cui manutenzione è davvero problematica. Ma anche luoghi magnifici, interessanti e ben conservati come Capua, Bacoli e tanti altri soffrono per un isolamento dovuto alla totale mancanza di una politica di valorizzazione diffusa, che li inserisca in percorsi turistico-culturali capaci di attivare l'attenzione e l'interesse del più vasto pubblico e quindi di generare un'economia. Quali saranno le prossime attività dell'A.D.S.I.? L'A.D.S.I. è attiva su numerosi fronti. Posso aggiungere che un'attività molto apprezzata dai soci, ma anche dai cosìddetti amici dell'A.D.S.I., riguarda le visite guidate sia in città sia fuori porta. Sono visite in cui si offre a coloro che partecipano l'opportunità di conoscere dimore private generalmente chiuse al pubblico. È in programma un viaggio in Cilento per visitare luoghi e dimore bellissimi, come Punta Licosa, di proprietà di un nostro socio. Un'altra attività che abbiamo svolto in questi ultimi anni riguarda la sponsorizzazione di piccoli restauri. Dico piccoli perché l'Associazione non dispone di molti fondi, e non può permettersi grandi spese. Tuttavia, è stato dato un piccolo contributo per la scala di Palazzo Marigliano. Verrà dato un piccolo contributo per la rosta del portone di Palazzo Casamassima. L'A.D.S.I. si è fatta inoltre promotrice del restauro del magnifico portone e portale di Palazzo Diomede Carafa, attraverso l'attento e appassionato lavoro di fundraising del nostro socio architetto Alberto Sifola. Quanti sono in Campania gli edifici storici? Circa 2mila, ma non esiste un censimento, anche per problemi di privacy. Ci auguriamo di riuscire a realizzare un progetto per rilevare e inserire le dimore storiche in percorsi di valorizzazione. È un progetto che la Regione Campania porta avanti per i beni culturali pubblici ed ecclesiastici; ci auguriamo di poter inserire anche le dimore storiche. In Palazzo Donn'Anna ha sede la Fondazione De Felice di cui lei è presidente. Quale interesse suscita in città? Intitolata a Ezio De Felice, la Fondazione si dedica agli studi di museografia e di restauro. Il teatro, in cui ospitiamo anche selezionate attività promosse da altre istituzioni culturali, è un luogo frequentato molto volentieri dai napoletani, sempre desiderosi di visitare questi suggestivi ambienti di via Posillipo. C'è la totale mancanza di un progetto di valorizzazione diffusa, sostiene Marina Colonna Palazzo Donn'Anna, sede della Fondazione Ezio De Felice Docente di economia all'Università degli Studi «Federico II» di Napoli fino al 2016, Marina Colonna si dedica da tempo alle attività culturali. Assieme al marito, il professor Paolo Amalfitano, e a un gruppo di studiosi di diverse Università italiane, nel 1988 ha fondato l'Associazione Sigismondo Malatesta, le cui attività si distinguono per la prospettiva comparatistica e interdisciplinare dei «Colloqui», «Convegni e Seminari» e «Progetti di ricerca» nei quattro settori in cui opera: Letterature Comparate, Teatro e Arti dello Spettacolo, Studi Inter-Artes, Economia e Società. Nel dicembre del 2014 è stata nominata dalla Regione Campania commissario straordinario della Fondazione Ezio De Felice per diventarne presidente nel marzo del 2018. L'attività nell'ambito dell'Associazione Dimore Storiche Italiane (A.D.S.I.), invece, inizia già alla fine degli anni Novanta durante la presidenza di Donna Cettina Lanzara. Nel 2012 Marina Colonna viene eletta presidente della Sezione Campania e nell'aprile del 2016 il presidente nazionale Gaddo della Gherardesca la nomina vicepresidente nazionale dell'Associazione. Professoressa Colonna, che ruolo svolge l'Associazione Dimore Storiche Italiane e con quali fini? L'A.D.S.I. è un ente morale senza fini di lucro della Repubblica Italiana (riconosciuto con Dpr del 261190), che ha lo scopo di favorire la conservazione, gestione e valorizzazione di palazzi, ville e giardini storici vincolati, contribuendo alla tutela di un vasto patrimonio culturale privato d'interesse pubblico. Come le altre associazioni analoghe dei vari Paesi europei, l'A.D.S.I. è anche membro della European Historic Houses Association (E.H.H.A.). Nata nel 1977, l'A.D.S.I. può contare oggi su circa 4.500 iscritti. Con sede centrale a Roma, l'Associazione si articola in 18 sezioni regionali, ciascuna delle quali porta avanti localmente gli obiettivi delineati di volta in volta dal Consiglio Nazionale dell'Associazione. Date le sue finalità, l'A.D.S.I. collabora da tempo con il Ministero dei Beni Culturali, con le Soprintendenze e con le Università. Quali prospettive intravede per questo patrimonio? L'A.D.S.I. ha due anime. Nata per difendere queste Dimore Storiche, svolge costantemente un'opera di sensibilizzazione dei Governi affinché si impegnino in politiche di sostegno per la conservazione di un così vasto e prezioso patrimonio, non solo e non tanto a beneficio dei proprietari, quanto piuttosto dell'intera collettività. È importante sottolineare, infatti, che la buona conservazione di un bene storico riqualifica notevolmente anche il contesto in cui esso è inserito, valorizzando il territorio circostante e offrendo notevoli benefici alla collettività, non solo da un punto di vista estetico, ma soprattutto incoraggiando l'economia locale. Un patrimonio ben conservato e reso fruibile rappresenta infatti una notevole risorsa per lo sviluppo economico e genera conseguentemente produttività, lavoro e bellezza. Da alcuni decenni l'Associazione svolge anche numerose attività culturali per far conoscere tale patrimonio sia attraverso l'apertura al pubblico di moltissime dimore, sia attraverso la realizzazione di pubblicazioni, convegni, conferenze e mostre d'interesse nazionale e internazionale. Nel 2011 sono state inaugurate Le Giornate Nazionali A.D.S.I.-Cortili Aperti, per divulgare, attraverso l'apertura in tutta Italia di circa 400 dimore, sia il valore architettonico, storico e artistico delle singole dimore, sia l'esistenza dell'A.D.S.I. e le sue finalità. L'apertura contemporanea di tante dimore storiche e la visita guidata al loro interno costituiscono ogni anno un'occasione per apprezzare i luoghi della nostra storia e della nostra identità nazionale. A Napoli, dov'è molto difficile creare delle isole di accoglienza nel centro storico a causa di una diffusa condizione di degrado, abbiamo animato i cortili dei palazzi storici aprendoli all'artigianato, in virtù di un antico legame di committenza che lega gli artigiani ai proprietari delle dimore. Esistono differenze tra le politiche di gestione del patrimonio in Campania e quelle di altre regioni? La Campania è certamente una regione ricca di cultura, di storia e di luoghi splendidi. Ma è anche una regione molto difficile. Napoli è particolarmente penalizzata perché ha un centro storico molto vasto, uno dei più grandi d'Italia, e la sua manutenzione richiede un impegno economico che è impensabile che venga profuso solo dai privati. I palazzi storici del centro sono stati abbandonati dalle famiglie che originariamente li possedevano e oggi sono dei condomini molto frammentati e popolosi, la cui manutenzione è davvero problematica. Ma anche luoghi magnifici, interessanti e ben conservati come Capua, Bacoli e tanti altri soffrono per un isolamento dovuto alla totale mancanza di una politica di valorizzazione diffusa, che li inserisca in percorsi turistico-culturali capaci di attivare l'attenzione e l'interesse del più vasto pubblico e quindi di generare un'economia. Quali saranno le prossime attività dell'A.D.S.I.? L'A.D.S.I. è attiva su numerosi fronti. Posso aggiungere che un'attività molto apprezzata dai soci, ma anche dai cosìddetti amici dell'A.D.S.I., riguarda le visite guidate sia in città sia fuori porta. Sono visite in cui si offre a coloro che partecipano l'opportunità di conoscere dimore private generalmente chiuse al pubblico. È in programma un viaggio in Cilento per visitare luoghi e dimore bellissimi, come Punta Licosa, di proprietà di un nostro socio. Un'altra attività che abbiamo svolto in questi ultimi anni riguarda la sponsorizzazione di piccoli restauri. Dico piccoli perché l'Associazione non dispone di molti fondi, e non può permettersi grandi spese. Tuttavia, è stato dato un piccolo contributo per la scala di Palazzo Marigliano. Verrà dato un piccolo contributo per la rosta del portone di Palazzo Casamassima. L'A.D.S.I. si è fatta inoltre promotrice del restauro del magnifico portone e portale di Palazzo Diomede Carafa, attraverso l'attento e appassionato lavoro di fundraising del nostro socio architetto Alberto Sifola. Quanti sono in Campania gli edifici storici? Circa 2mila, ma non esiste un censimento, anche per problemi di privacy. Ci auguriamo di riuscire a realizzare un progetto per rilevare e inserire le dimore storiche in percorsi di valorizzazione. È un progetto che la Regione Campania porta avanti per i beni culturali pubblici ed ecclesiastici; ci auguriamo di poter inserire anche le dimore storiche. In Palazzo Donn'Anna ha sede la Fondazione De Felice di cui lei è presidente. Quale interesse suscita in città? Intitolata a Ezio De Felice, la Fondazione si dedica agli studi di museografia e di restauro. Il teatro, in cui ospitiamo anche selezionate attività promosse da altre istituzioni culturali, è un luogo frequentato molto volentieri dai napoletani, sempre desiderosi di visitare questi suggestivi ambienti di via Posillipo. , , da Il Giornale dell'Arte numero 392, dicembre 2018
Il Giornale dell'Arte
21 Dicembre 2018
Napoli. In Campania circa 2mila edifici storici: senza una politica pubblica li perderemo
OL
Olga Scotto di Vettimo
Il Giornale dell'Arte
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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