«Sono contento di ritornare in provincia di Caserta, perché so che il lavoro fatto alla Reggia è molto apprezzato da tanti in questo territorio». È emozionato Mauro Felicori, da un mese ex direttore della Reggia di Caserta, dopo aver ritirato il premio Palasciano a Capua assegnatogli proprio per aver rilanciato il complesso vanvitelliano. Felicori, ha qualche rimpianto particolare per il lavoro che non è riuscito a completare? «Qualcuno sì. Mi è dispiaciuta la censura avuta dal Comune di Caserta perché nella Peschiera volevo aprire una scuola di canoa e di vela. Sarebbe stato un bellissimo servizio per i visitatori e per i ragazzi di Caserta. Il pubblico non si fida del privato perché lo vede sempre come un profittatore. Ma anche i privati hanno poca fiducia in sé stessi e nelle loro capacità imprenditoriali e non sfidano il sistema pubblico». Ma qualche privato, come il Consorzio della Mozzarella di Bufala, ci ha creduto. «E questo è un fatto positivo, ma non basta. La Reggia ha 30 mila metri quadrati non utilizzati. E io ho fatto di tutto per cercare di occupare tutti gli spazi. Le Cavallerizze erano state ristrutturate diversi anni fa. Lavori per cinque milioni di euro, ma ormai cresceva l'erba perché avevano fatto un progetto che non aveva sostenibilità. La mia filosofia è: prima cosa da fare è evitare lo spreco. Seconda cosa è farne un volano di sviluppo. La cultura può produrre ricchezza in tutto il territorio e l'asse cibo-beni culturali è un connubio vincente». Lei ha lasciato un buon ricordo a Caserta. Fuori dal coro ci sono le organizzazioni sindacali. Ha qualche rimpianto? «No, nessun rimpianto. Mi sono comportato come dice il contratto. Ci sono delle materie che si fanno di concerto con i sindacati, ci sono materie in cui si informa e delle materie in cui il direttore fa il suo lavoro. Quando sono arrivato a Caserta ho preso atto che il modello di relazioni sindacali precedente portava a languire la Reggia. L'abbiamo cancellato. Tutto qui». Quanto manca la Reggia di Caserta al pensionato Felicori? «In questo momento sento che mi manca la tensione morale, l'affetto delle persone. Anche il lavoro, perché è sempre un lavoro molto appassionante. Ma avevo anche bisogno un po' di riposarmi». La rivedremo al lavoro da queste parti? «Speriamo. L'ho sempre detto che è stata un'esperienza appassionante e quindi tutti i fili che mi terranno legato alla Campania, oltre ai fili sentimentali dei tanti amici che ho qui, sono i benvenuti. Sono in pensione, ma sono integro e credo abbastanza lucido. Vediamo...».