Un curriculum nelle istituzioni, da grand commis di Stato, quello di Mario Turetta, approdato alla direzione della Reggia di Venaria, nel gennaio 2015, sulla poltrona fino ad allora occupata da Alberto Vanelli. Un' eredità pesante, di cui lui dimostra ben presto di esser all'altezza, nonostante le polemiche che avevano accolto una nomina arrivata non per bando, ma su pressioni del Ministero dei beni culturali. Nato ad Alpignano nel 1958, laureato in sociologia, una carriera iniziata al comune di Chieri, con una parentesi alla Fondazione Rosselli, approdato a metà anni '90 al Dipartimento funzione pubblica e affari regionali della Presidenza del Consiglio dei ministri, già dirigente della Regione, Turetta ha iniziato a occuparsi di beni culturali nel 2004, quando per tre anni è stato direttore del Mibac per il Piemonte. Fin da allora ha rivelato spiccate doni manageriali, non così scontate nel settore: a lui si deve la nascita di quel Polo Reale che aspirava a riunire in un'unica struttura le collezioni già dei Savoia sparse tra Palazzo, Armeria e Biblioteca Reale, Galleria Sabauda e Museo di Antichità. I prodromi di quei Musei Reali che sarebbero divenuti nel 2014, con la riforma Franceschini, un'unica realtà, dotata di autonomia gestionale ed economica, affidata alla direzione di Enrica Pagella. Nel periodo alla direzione regionale, Turetta gestisce un'ostensione della Sindone, nel 2015, e porta avanti il restauro della cappella di Guarini. Buone relazioni, anche politiche, modi diretti e facilità nella comunicazione - molto buoni i suoi rapporti con i giornalisti Turetta è stato nel 2014 il "piemontese dell'anno" per il sondaggio di Repubblica Torino. Gli si riconoscono visioni e capacità nella riorganizzazione dei beni culturali: sotto di lui la Reggia conferma il successo e approda nel 2016 a quel milione di visitatori che sembrava impossibile da raggiungere. Un dato che replica anche l'anno successivo. «Lavorerò nei prossimi tre anni perché Venaria diventi a tutti gli effetti il portale delle residenze sabaude. Partendo dalla dimora di segno più 'forte', si potrà valorizzare l'intero sistema, rafforzarne brand e identità, creare un'offerta turistica: il resto, dai servizi comuni ai collegamenti tra i siti, non sarà che una conseguenza. È una questione di mercato: il business nasce dove la richiesta è alta». Questo aveva detto Turetta alla nomina alla direzione della Reggia. Ma tre anni dopo un processo che aveva sempre avuto il segno più subisce una battuta d'arresto. Nel luglio 2017 si volta pagina con la modifica dello Statuto della Reggia e la nascita del Consorzio delle Regge reali sabaude, cui partecipano Mibact, Regione, Comune di Venaria, Compagnia di San Paolo e Fondazione 1563 per l'arte. Turetta è nominato direttore a gennaio 2018 , di nuovo con polemiche, e ancora una volta per precisa volontà del ministro Franceschini, che lo indica come unico candidato. Plaude la Regione, e in particolare l'assessora Antonella Parigi, che appoggia la nomina in vista di risultati comuni ( la pentastellata Francesca Frediani non è d'accordo e accusa Turetta di "una gestione autoritaria dei complessi sabaudi"). Ora, a un anno e mezzo dalla nascita, quel circuito non è decollato. Il Mibac non ha dismesso i castelli di Aglié e Moncalieri, la Palazzina di Stupinigi non è entrata in una sorta di gestione comune. E' vero, l'attuale ministro, Alberto Bonisoli, non mette certo il Consorzio delle Regge tra le priorità. Ma qualcuno, soprattutto nell"ambito della Compagnia, lascia capire che l'attuale direttore è troppo ligio ai regolamenti e prende poche iniziative. Ma questo potrebbe essere solo uno dei motivi alla base dello scontro in atto.