Parla di un "degrado che cresce", di una città dove "i giovani sono ai margini", ma anche di un "rapporto straordinario di Napoli con un maestro come Muti", anche se la mancanza di dialogo tra Comune e Regione pesa, e come, sui destini di tutti. Sylvain Bellenger dirige il Museo e il Bosco di Capodimonte dal 2015 ed è un grande amico di Muti. "Ricordo quando ho conosciuto Riccardo a Chicago, dove io ero all'Art Institute. La sua assistente e capo staff Emily Master mi chiamò: "Il maestro vuole vedere il presepe napoletano comprato da un francese". Risposi: "Certo, quando?". "Tra un quarto d'ora". Il museo è infatti di fronte alla sede della Chicago Symphony Orchestra. Muti entrò nella sala del museo dov'è il presepe e disse: "Sento profumo di mandarino, perché per me Natale è il profumo del mandarino". Una cosa dolcissima e grande". Non a caso il maestro ha regalato al premier Conte, a de Magistris e al prefetto Pagano un mandarino alla prima di "Così fan tutte", come ha raccontato nella sua intervista a "Repubblica". "Un gesto bellissimo, come un Re Mago direi... Molto simbolico. L'amore di Riccardo per la sua città è lo stesso che ritrovo in tutti i napoletani. Tutti hanno un rapporto di amoreodio con essa. La fascinazione di Napoli è unica: nella libreria della stazione di piazza Garibaldi c'è un'ampia sezione dedicata alla storia e all'identità di Napoli, con oltre 300 titoli: ecco, in nessuna altra libreria della stazione principiale nel mondo trovi una sezione così vasta dedicata alla città, non a Parigi, non a Berlino". Eppure, le parole del grande direttore non sono tenere per i cittadini e le istituzioni. "Nella sua passione amorosa, Muti dice cose coraggiose con le quali i napoletani devono fare i conti. Il degrado della città peggiora di anno in anno. Sono andato nel centro storico: i napoletani scrivono il nome delle fidanzate o del cane sui monumenti, sulle porte. Il Conservatorio è in una situazione indegna, Muti ha ragione. C'è l'ipocrisia di chi dice che quella è street-art, ma non è vero. Al degrado si aggiunge una forma di turismo low-cost che ormai sta invadendo Napoli in modo incontrollabile, ma porta a una trasformazione negativa della città: il centro storico è impercorribile. E non c'è la forza di dire che tutto questo si deve organizzare". Che fare, direttore Bellenger? "Lottare contro i graffiti è difficile, serve una maggiore sorveglianza. Ricordo che l'unica città che aveva una situazione simile era Varsavia prima della caduta del muro di Berlino, perché non c'era libertà di espressione. Ora, non mi pare che Napoli soffra di mancanza di espressione, mentre i giovani soffrono di abbandono economico e politico grave. Stiamo sacrificando la terza generazione di giovani napoletani, nelle stesse strutture culturali non ci sono i giovani nei posti di comando. In Italia e a Napoli i giovani non hanno accesso al potere, c'è una gerontocrazia che soffoca tutto". Parigi è scossa dai gilet gialli, perché non qui? "Perché l'Italia non ha la stessa tradizione politica, le polemiche spesso sono fine a se stesse, c'è un atteggiamento passivo. Le grandi democrazie del mondo vivono tutte la stessa crisi, frutto della globalizzazione che porta benessere a pochi e disuguaglianze a tanti. E sono loro che soffrono e si ribellano". Anche qui i gilet gialli? "No, perché la rabbia si esprime in maniera permanente, e spesso senza voglia di cambiare. Ritorno sui graffiti: sono espressione di frustrazione che viene da noia, da mancanza di lavoro, da un mondo giovanile maltrattato dalla società. Se non hai una famiglia alle spalle, è tutto complicato". La famiglia salvezza e condanna dell'Italia? "Direi di sì. Io a 17 anni ero già indipendente, facevo piccoli lavori, e venivo incoraggiato dai miei genitori, sempre vigili però su quanto accadeva. Qui le persone a 40 ancora non sono autonome". Ieri sera, ultima di "Così fan tutte", gli spettatori dei palchi hanno appeso uno striscione: "Maestro Muti, torna"... "Bello. Sabato sera sono stato al San Carlo, la cosa che mi ha colpito è come la città abbraccia il maestro, nonostante le critiche pesanti ma giuste; è un uomo esigente verso se stesso e verso gli altri, ma è così orgoglioso della storia di Napoli. Si percepiva sabato sera al San Carlo una cosa unica per Napoli". Muti ha detto: "L'Italia si è disinteressata di Napoli". "Riccardo ha ragione, trovo forme di razzismo orrendo in altre zone d'Italia dovute all'ignoranza: non conoscono la città, sono pieni di pregiudizi". Paolo Giulierini su "Repubblica" ha sottolineato la necessità che Regione e Comune si parlino per il bene di Napoli. E Bellenger che ne pensa? "È grave che i nostri politici non abbiamo saputo mettere la loro missione al di sopra dell'ego personale: questo danneggia la vita quotidiana di tutti. A Napoli serve un intervento di manutenzione costante, che chiamerei domestica: è incomprensibile che la città sia in queste condizioni. Quando arrivi all'aeroporto vedi spazzatura, senza parlare delle periferie. Forse, se fossi un italiano del Nord avrei anche io la stessa reazione negativa verso la città. Manca la politica di base, la gestione ordinaria. Il più grave danno è la mancanza di armonia tra Regione e Comune, i momenti migliori per la città sono stati quando questa c'era". Che esempio può venire da Capodimonte e dai musei? "Ho proposto al sindaco di mettere cartelli con informazioni storiche su edifici e monumenti. Se sei informato, eviti il mix di incoscienza e ignoranza che è dietro i graffiti. Nel Bosco di Capodimonte abbiamo risolto il problema con tre azioni: un'alternativa ai ragazzi per giocare a calcio invece di farlo sui giardini davanti al palazzo; la partecipazione dei cittadini attraverso campagne come Adotta una panchina e un albero; l'informazione puntuale con cartelloni sui lavori in corso nel bosco e sul tipo di alberi". Lo sa che Muti ha detto che ora Capodimonte è meglio di Versailles? "(Ride). Il comportamento del pubblico è cambiato totalmente, anche perché vedono il direttore che se c'è una carta a terra si china, la raccoglie e la mette nel cestino". E il progetto sulla musica che vede Muti coinvolto? "Va avanti. Vogliamo creare una fondazione - che spero sarà la Fondazione Riccardo Muti - che si occupi della musica napoletana e avrà sede nel Bosco: puntiamo alla digitalizzazione di tutte le partiture, a raccogliere antichi strumenti musicali, un progetto che si fa insieme al Conservatorio, valorizzando collezioni di partiture che sono in chiese e monasteri. La digitalizzazione è il futuro del patrimonio culturale".
la Repubblica
3 Dicembre 2018
Sylvain Bellenger: "Il degrado sta soffocando la città. Muti ha ragione: dobbiamo reagire"
AN
Antonio Ferrara
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
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