Per la procura di Roma il caso sul testamento dei Torlonia non esiste. O meglio, la vicenda dei presunti falsi compiuti in relazione alla gestione delle società di famiglia, aperta dopo la morte del principe Alessandro Torlonia, non si sarebbero mai verificati. Lo scorso 12 ottobre il pm Maurizio Arcuri ha chiesto l'archiviazione del caso ( a carico di ignoti) per due reati: falsità materiale e falsità ideologica. L'input agli inquirenti per indagare su questa vicenda era arrivato da Carlo Torlonia, primogenito del principe Alessandro, in lite sull'eredità col fratello e le due sorelle. Carlo riteneva che qualche cosa nel governo degli immensi possedimenti familiari - poco prima della morte del padre avvenuta all'età di 92 anni il 28 dicembre 2017 - fosse andato storto. Un patrimonio che comprende numerose società agricole, immobiliari, finanziarie e che ha, come principale gioiello, la Banca del Fucino. Carlo Torlonia, nell'esposto, non avrebbe indicato i presunti autori dei falsi. Avrebbe, però, suggerito due circostanze che renderebbero sospette tutte le operazioni compiute dal padre tra luglio e dicembre del 2017, che hanno poi determinato l'aumento di capitale da 50 milioni di euro della Banca del Fucino. Ovvero cinque firme apocrife del padre sui fogli di presenza e di delega alle riunioni dei soci dell'istituto di credito. Il secondo elemento, sempre per il primogenito, riguarda invece lo stato di salute del padre. Incapace - in sintesi - di compiere qualsiasi azione autonomamente. Ebbene, sulla base di questi due elementi, si sono mossi gli investigatori: in poco tempo i carabinieri, coordinati dal pm Arcuri, hanno sconfessato la tesi di Carlo. Le firme sulle deleghe e sui fogli di presenza alle assemblee dei soci del defunto principe sono autentiche, come sostenuto dal consulente tecnico nominato dalla procura. E, soprattutto, lo stato di salute del principe era ottimo, come ha riferito l'ultimo medico che lo ha avuto in cura. Lo specialista, sentito dai militari, ha spiegato che l'ultranovantenne nell'ultima fase della sua esistenza era estremamente lucido, prenotava da sé le visite. Ed è sulla base di questi elementi che il pm ha chiesto l'archiviazione. Sarà adesso il gip a dover decidere. Gli esiti a cui è arrivata la procura potrebbero incidere anche sul profilo civile, dove i fratelli Torlonia si stanno dando battaglia a suon di carte bollate. Mercoledì il giudice Fulvio Vallillo ha disposto il sequestro del patrimonio di famiglia composto da palazzi e dalla collezione d'arte. Anche in questo caso è stato il primogenito ad impugnare il testamento e a dare così il via all'azione giudiziaria. Il resto dei familiari - Paola, Francesca e Giulio Torlonia, insieme ad Alessandro Poma Murialdo - fanno sapere a Carlo "che agiranno con fermezza in ogni sede anche per tutelare la figura del genitore, principe Alessandro Torlonia".