È uno dei simboli di Amalfi, assieme al duomo. La fontana monumentale di Sant'Andrea, ritorna al suo antico splendore. Giovedì 29, alle 17.30, sarà restituita a cittadini e turisti dopo un attento restauro, promosso e finanziato dall'amministrazione comunale (guidata dal sindaco Daniele Milano) e curato dalla Soprintendenza Archeologica, di Salerno e Avellino. Il progetto di restauro che prevedeva, inizialmente, il solo intervento conservativo ed estetico, è stato esteso anche all'impiantistica interna al monumento. Questo perché, in corso d'opera, è stato rilevato come le grosse disconnessioni tra le lastre marmoree che cingono la fontana fossero causa della fuoriuscita di acqua lungo il perimetro. L'impianto idrico, costituito da tubi di piombo, è stato sostituito con sistemi moderni. Il restauro, affidato all' Acf Restauri sotto la supervisione dei funzionari collaboratori della soprintendente Francesca Casule, ha previsto, oltre al ripristino e il miglioramento dell'erogazione idrica, la realizzazione di un'illuminazione scenografica per esaltare i giochi d'acqua. I lavori, eseguiti sotto la direzione scientifica di Lina Sabino e la direzione tecnica di Diego Guarino, hanno fornito l'occasione per acquisire nuovi dati che hanno consentito di approfondire la conoscenza del celebre monumento impiantato ai piedi della grande scalinata del Duomo nel 1757 e poi trasferito nell'attuale posizione nel 1869 a seguito dei lavori di rifacimento della piazza. La fontana di Sant'Andrea ripropone in una forma semplificata i canoni barocchi espressi in esempi più complessi dalle coeve fontane del parco di Capodimonte. La statua del santo protettore di Amalfi, raffigurato con la croce del martirio, si erge al di sopra di un basamento intorno al quale sono collocati quattro angeli-puttini alati con grandi pesci che fanno fuoriuscire dalla bocca getti d'acqua. Ad una diversa cronologia, materia, qualità formale e stilistica appartengono invece le sculture presenti sul fronte principale. Si tratta di un satiro, comunemente conosciuto come il "pulicano", una sirena bicaudata ed un rapace scolpiti mirabilmente su di un raffinato marmo bianco di Carrara, tutti riconducibili al Cinquecento.