Il primogenito dopo il sequestro del patrimonio: firme apocrife La guerra dei Torlonia approda anche in Procura. L'estate scorsa Carlo Torlonia, il primogenito del principe Alessandro, escluso dalla successione testamentaria, ha depositato un esposto ai magistrati nel quale denuncia la falsificazione della delega a partecipare e votare nelle società costituite dalla sua famiglia. Società amministrate dai familiari che contribuiscono alla gestione del monumentale patrimonio dei Torlonia. Un passo indietro. Siamo fra il 2016 e il 2017: Alessandro Torlonia è seriamente ammalato e nomina alcuni familiari a rappresentarlo alle assemblee. Morirà a fine 2017 lasciando i beni ai figli Paola, Francesca e Giulio. Esecutore testamentario viene nominato il nipote Alexander Poma Murialdo (figlio di Paola). Ma, sostiene ora Carlo, quelle firme in calce alle deleghe sarebbero state manipolate. Un inciso, su questo punto, compare anche nel suo ricorso al tribunale civile, al quale Carlo si rivolge con l'assistenza dell'avvocato Adriana Boscagli, chiedendo che tuteli la propria eredità da cessioni e sperperi. Così scrive il primogenito dei Torlonia: «Alessandro Torlonia partecipa ad assemblee delle varie società ove vige il potere assoluto della maggioranza semplice con firme di "delega" ovvero firme proprie in "foglio presenza" che perizie giurate indicano come apocrife». La parola chiave è apocrife. Esposte le proprie ragioni ai giudici del civile, Carlo Torlonia si affida all'avvocato Franco Coppi perché lo rappresenti anche in sede penale. Parte un'indagine per falso del pubblico ministero Maurizio Arcuri che delega alla polizia giudiziaria verifiche su quelle firme. Il fascicolo ad oggi non ha indagati. La vicenda, intanto, fa il suo corso in sede civile. Mercoledì il tribunale ha deciso di sottoporre a un sequestro «conservativo» beni per l'equivalente di 1 miliardo e 800milioni di euro fra cui «il Palazzo Torlonia di via della Conciliazione, il complesso immobiliare denominato Villa Torlonia (già Villa Albani) Villa Delizia Carolina e i terreni». A sostegno delle sue richieste Carlo Torlonia porta un argomento forte. Il patrimonio del principe, dice, è sul punto di essere ceduto per far cassa. Paola, Francesca e Giulio, sostiene, starebbero costituendo un'unica cassaforte immobiliare per ottenere liquidità da investire nella ricapitalizzazione dell'indebitata Banca del Fucino alla quale partecipano. Non bastasse gli eredi Torlonia sarebbero sul punto di cedere al Getty Museum parte di quelle 623 statue marmoree (vincolate) che costituiscono la collezione più invidiata all'Italia. «È facile intuire come detti beni rappresentino un patrimonio storico artistico di rilevantissima importanza a prescindere dal valore che rende irrisarcibile l'eventuale deterioramento degli stessi», denuncia Carlo Torlonia. Precisa la Banca del Fucino: «Le vicende riguardanti i Torlonia, non afferiscono in alcun modo all'attuale assetto proprietario e all'operatività della Banca».