Il bambino è suo. Se ci soffermassimo solo sullo sguardo, oltre l'ovvietà del soggetto iconografico, potremmo dubitarne. Sospeso e soprapensiero, appare quasi distaccato. O forse è docilmente consapevole di un segreto, di un destino? Ma il modo, tenerissimo, in cui le mani sorreggono il bambino, ci rivela una Madonna materna e protettiva. Jacopo Bellini la dipinse così, al di là dell' evidente raffinatezza è elegantissima nel suo mantello chiuso da una spilla di pietre preziose assegnandole un'intensità inafferrabile, dietro la quale riposa la sacralità del mistero. Capolavoro quattrocentesco a metà fra tardo-gotico e Rinascimento, la Madonna Tadini, come mette in evidenza Marco Albertario direttore dell'Accademia loverese, rappresenta un'opera matura del pittore veneziano, che segna quel passaggio fra due mondi. Grazie a un accurato restauro, concluso nella primavera scorsa con il supporto di Intesa Sanpaolo e la direzione scientifica di Angelo Loda, responsabile storico-artistico della Soprintendenza di Bergamo e Brescia, l'opera è tornata all'antico splendore, come racconta il volume «Jacopo Bellini. La Madonna Tadini. Studi e ricerche intorno a un restauro» (Scalpendi editore) curato da Marco Albertario che, dopo aver seguito da vicino tutto il progetto di restauro, lo presenterà al pubblico questa sera alle 20.30 all'Accademia Tadini di Lovere, con la restauratrice Roberta Grazioli. «Il restauro spiega Albertario è durato all'incirca un anno e si è concluso pochi mesi fa. Attualmente l'opera si trova in mostra al Castello Sforzesco di Milano e sarà ufficialmente esposta a Lovere nell'aprile del 2019». Come mai la necessità di restaurare questo dipinto? «E' certamente uno dei capolavori della nostra pinacoteca. Fu acquistata dal conte Tadini nel 1812 e poi, quando fu realizzata l'Accademia, venne portata a Lovere. È un'opera firmata, uno dei pochi dipinti di Jacopo Bellini: in provincia di Brescia abbiamo una sola altra opera di questo artista, l'Annunciazione della chiesa di S. Alessandro a Brescia» Quali erano le sue condizioni? «Il dipinto era già stato sottoposto a significativi restauri, i più importanti risalgono a metà dell'Ottocento e ai primi del Novecento, con notevoli ridipinture e addirittura il trasferimento dalla tela alla tavola». Databile al 1450 circa, inizialmente tempera su tela, il dipinto era stato segnalato anche da Giovanni Battista Cavalcaselle che lo ritrasse a sua volta fra gli appunti di viaggio durante le due visite a Lovere nel 1857 e nel 1866: «Grazie a un sistematico lavoro di ricerche archivistiche prosegue Marco Albertario consultando fonti e documenti, abbiamo potuto ricostruire la vita di quest'opera rispetto al suo assetto nel corso del tempo». Il restauro ha restituito tutto il fascino originario dell'opera: «Si tratta di un dipinto molto affascinante, come si evince dalla posizione lievemente di sbieco della Madonna nello spazio, dalla qualità della stesura pittorica e dall'utilizzo della luce: tratti caratterizzanti dell'opera che adesso sono emersi completamente, anche grazie alla restituzione del cielo azzurrato dello sfondo, che in precedenza era stato dipinto di nero e che oggi dona tutt'altra atmosfera». La Madonna Tadini tornerà quindi a Lovere nei prossimi mesi: ad accoglierla una sala della Pinacoteca realizzata dal conte e destinata alle opere più pregevoli della collezione.