Parla Caposio esperto di tecnica dei cantieri «Un percorso a ostacoli. Non privo di rischi e sorprese che inevitabilmente si presentano quando si scava 25 metri sotto terra e in zone abitate». Guido Caposio è un ingegnere civile-edile di lungo corso. Nato a Chivasso, classe 1944, è stato docente al Politecnico di Torino in Tecnica dei cantieri, Impianti per infrastrutture, Sicurezza e analisi dei rischi, oggi alla guida della commissione trasporti dell'Ordine degli ingegneri di Torino. «La tecnologia è in grado di assorbire ogni pericolo, ma questo tracciato è davvero complesso». Ingegner Caposio, la Metro 2 passerà in centro sotto le case. Ci sono rischi per le abitazioni? «Ogni cantiere presenta qualche criticità. Il tracciato della seconda Linea metropolitana di Torino non sarà una passeggiata, anzi. Prevedo molte difficoltà. Ma niente di così grave che non possa essere risolto da un buon team di progettisti. I residenti possono dormire sonni tranquilli». Quali sono le maggiori problematiche? «Per capire come si muove un tracciato bisogna fare un profilo longitudinale in quota sulla linea di percorrenza. Il viaggio del cantiere, seppure gestito in tronchi, può essere in salita o in discesa a seconda dei vincoli di percorso. Nel nostro caso ci troviamo di fronte a una situazione complessa: dall'interscambio della linea ferroviaria fino al cimitero, il tracciato poi interagisce con la zona universitaria per passare sotto la Dora e il centro città e proseguire zona Politecnico e Mirafiori. Il livello di pendenza è molto variabile, con punte di differenza anche di 15 metri. Ci sarà bisogno di scavare. E non poco». Cosa significa che la pendenza è molto variabile? Che la Dora è un bell'ostacola. Ci vorranno cantieri importanti, oltre 25 metri di profondità. E poi il tracciato risale verso i Giardini Reali. E ovviamente ci vorranno spazi adeguati per le stazioni. Quando si scava così a fondo, oltre ai problemi strutturali, c'è la forte probabilità di trovare reperti archeologici. E i tempi di esecuzione si allungano». I tunnel sotto le case sono rischiosi? «Non siamo la prima città al mondo che costruisce una metropolitana. Pensiamo alla rete di Parigi, dove le gallerie scendono anche a 40 metri, e le case - mi risulta - sono ancora tutte intatte. Ma è pure vero che in centro città ci sono parecchie rogne da risolvere. Di che genere? «Spesso ci si dimentica che Torino ha una linea metropolitana piuttosto antica. Quella di via Roma, iniziata in epoca fascista e mai completata, poi trasformata nel lungo parcheggio che va da piazza Carlo Felice a piazza Cln. Il tragitto dovrà quindi viaggiare in profondità o muoversi in parallelo a quel tubo. E poi ci sono i centri commerciali come via Lagrange 15 che vanno fino alle falde acquifere. La metro 2 dovrà tener conto di questi problemi». Vuole dire che si poteva pensare a un tracciato migliore? «Forse sì. Ma un conto è il tracciato, altra cosa è la progettazione. Più a fondo di scava più aumentano i costi. Questo è il vero tema. Dal punto di vista ingegneristico ogni criticità, dalle vibrazioni del passaggio dei treni ai cantieri sotto terra, è risolvibile, Ma presenta un prezzo da pagare. Il problema più grande è però rappresentato dall'attraversamento della Dora. E lì non ci sono alternative. Tocca passare sotto e scavare».