Gentile Schiavi, la mostra sul Romanticismo alle Gallerie d'Italia, letteralmente presa d'assalto, impone una riflessione. Esperti e pubblico sono rimasti a bocca aperta davanti alla travolgente «Veduta della campagna romana con temporale» (nella foto) del veronese Giuseppe Canella. Sorpresi a leggere la didascalia: «Milano, Accademia di Belle Arti di Brera in deposito presso la Camera dei Deputati, Roma». È insomma un dipinto che da Milano è andato via e a Roma non viene esposto al pubblico, ma solo a chi frequenta Montecitorio. Eppure la scoperta di quel quadro nella mostra temporanea alle Gallerie d'Italia, per gli amanti d'arte, è folgorante. Scrive nel catalogo della mostra Paola Segramora Rivolta: «L'opera venne notata dalla critica dell'epoca nonché inclusa in una entusiastica recensione [...], i visitatori che si aggiravano nelle sale di Brera si inchiodavano davanti ai quadri di Canella rapiti e mai sazi di contemplarli». Carlo Tenca nel 1841 addirittura lo definì «stupendissimo quadro, forse il migliore di quanti mai ne abbia esposti». Purtroppo l'attuale collocazione presso Montecitorio non rende giustizia alla bellezza e all'importanza del dipinto. Chiediamo al presidente della Camera Roberto Fico, conoscendo la sua sensibilità per i beni comuni e l'arte, di restituire a Milano questa opera, esponendola magari proprio alle Gallerie d Italia, visto che per miopi politiche l'Accademia di Brera non lo fa e la Pinacoteca ancora oggi è impossibilitata ad espandersi e non ha spazio. Gentile Valsecchi, la restituzione di questo capolavoro sarebbe un gesto insolito e straordinario nel mondo artistico e museale. In effetti Brera sarebbe la sua casa naturale, essendo stato esposto lì, e soprattutto perché Brera e Milano hanno rappresentato l'inizio pittorico di Canella. I suoi quadri sono emozioni nella natura: questo, in particolare, ottenne grande approvazione negli anni Trenta, dopo un inizio artistico deludente per il pittore tra il 1818 e 1819. Non so come si possa concretizzare una proposta del genere, ma la sottoscrivo anche per il valore simbolico che può avere: quello del ritorno a casa. Non condivido pero il suo giudizio finale su Brera: c'è una rinascita in corso, sosteniamola.