Per Poveglia, porzione sud della laguna di Venezia, descritta anche come l'isola più infestata al mondo dagli spiriti e dai fantasmi dei morti delle pestilenze dei secoli passati, a metà 2014 l'offerta più alta fu di appena 513 mila euro per 50 anni di concessione. Ad avanzarla, anche sull'onda di una mobilitazione popolare contraria alla «svendita ai privati», era stato l'imprenditore Luigi Brugnaro che poi l'anno seguente sarebbe diventato sindaco di Venezia. Il Demanio respinse l'offerta giudicandola «insufficiente» e quei 7 ettari davanti a Malamocco, che sino al dopoguerra servivano da stazione di quarantena marittima, da allora sono rimasti negli elenchi dei beni da valorizzare. Come mille altri piccoli grandi tesori del Belpaese. Il flop delle aste on line Poveglia, assieme al castello di Gradisca d'Isonzo in provincia di Gorizia, e casa Nappi a Loreto, a pochi passai dal Santuario, erano alcuni dei pezzi forti che il governo Letta aveva inserito nel 2014 nella legge di Stabilità ipotizzando di incassare 500 milioni l'anno nel triennio 2014-2016. Le aste on line, le prime tentate in Italia, si rivelarono però subito un flop: poche offerte e prezzi inadeguati. Ancora oggi gli oltre 7300 metri quadri della rocca di Gradisca aspettano un investitore che li valorizzi, mentre per Poveglia (dopo una serie di interventi di messa in sicurezza degli edifici in rovina) è atteso un nuovo bando entro l'autunno di quest'anno. Solo per la proprietà di Casa Nappi, stando al sito del Demanio consultato ieri, si parla invece di trattativa «in via di definizione». Dalle cartolarizzazioni introdotte da Tremonti in poi le operazioni di dismissione e valorizzazione degli immobili pubblici si sono sempre rivelate molto, troppo complesse. E gli obiettivi di bilancio lontani anni luce rispetto alle aspettative. Ora il governo gialloverde, per puntellare i suoi conti agli occhi di Bruxelles, mette in conto ben 18 miliardi di dismissioni solo nel 2019. Un obiettivo che tutti gli esperti del settore giudicano «assolutamente irraggiungibile» visto che al massimo negli ultimi anni non si è andati oltre al miliardo l'anno sommando le operazioni dell'amministrazione centrale, degli enti di previdenza e degli enti locali. «Di più il mercato non è in grado di assorbire» spiega chi in passato si è cimentato in questo tipo di imprese. Anche perché gli immobili veramente interessanti per il mercato non sono tanti: parliamo di 50 miliardi di euro di immobili in carico al Demanio su un totale di 60 (i restanti 10 sono beni di scarso valore): per questi si potrebbe anche trovare dei compratori, a patto di poter riaffittare alla stessa Pa i palazzi presi in carico. Ma oltre a produrre un'immediata esplosione della spesa pubblica, trattandosi per Bruxelles di operazioni di «vendita e riaffitto» i proventi non potrebbero nemmeno essere messi a riduzione del debito. La lista dei palazzi invenduti I buchi nell'acqua nel corso degli anni non si contano. Ancora oggi il sito del Demanio, quello di Invimit (la Sgr del Tesoro che tratta gli investimenti immobiliari) ed il portale «Invest in Italy» dell'Ice, sono pieni di offerte. Delle oltre 230 proprietà messe in vetrina ancora due anni fa la gran parte è ancora lì . Tra i pezzi più pregiati solo l'hotel «la Lama» attiguo alla Nuvola di Fuksas all'Eur, pagato 50 milioni di euro e poi entrato nel bouquet della catena Hilton, e l'ex Ospedale degli Innocenti di Bologna sono stati piazzati, il resto no. Ci sono diverse trattative, ma il grosso resta invenduto. Invendute le sedi di Bankitalia di Imperia e Gorizia, il Palazzo degli esami di Roma e la Piazza d'Armi di Milano, le Terme Berzieri a Salsomaggiore e il Grand Hotel a San Pellegrino. A Torino l'ex Avio al Lingotto, le caserme Saluzzo e La Marmora e pure gli oltre 16mila metri quadri della sede della Regione che affacciano su piazza Castello. «Lo Stato non ha più patrimonio da mettere a reddito. Ora la ricchezza sta nei territori», spiegava nei giorni scorsi ad un convegno l'amministratore delegato di Invimit Elisabetta Spitz che arrivava a stimare 300 miliardi di beni. Peccato, però, che nemmeno i comuni riescano a far cassa visto che nemmeno l'1 dei loro piani di dismissione si concretizza.
La Stampa
16 Novembre 2018
Venezia. Prezzi inadeguati e nessun investitore.Il Demanio e il flop delle vendite ai privati
PA
Paolo Baroni
La Stampa
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Bene culturale
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