Mezzo secolo di intuizioni, provocazioni, rivoluzioni, anticipazioni. Rocco Barocco ha festeggiato i suoi primi cinquant'anni di attività al Museo Archeologico di Napoli con l'elegante sfilata di alcuni dei suoi più celebri capi, indossati da cinquanta modelle e trenta manichini in una cornice nuova e suggestiva. La moda tra opere e reperti, "perché volevo omaggiare Napoli, la mia città, e uno dei luoghi d'eccellenza". Foltissimo il parterre: tra i cinquecento invitati gli amici di sempre, da Peppe Barra a Sandra Milo ("Io e Rocco siamo una sola cosa: lui è un meraviglioso bambino dal talento geniale"), da Valeria Marini a Marisa Laurito. Con l'antologia dei suoi costumi, spesso eccentricamente sensuali, un trionfo di neri e trasparenze indossati da icone di bellezza ("Ad Anna Magnani dissi che le bastava una sottoveste; ho adorato Elsa Martinelli; Liza Minnelli è insuperabile"), lo stilista ha inteso "recuperare dal letargo dell'archivio privato le sue creazioni preferite per mostrare quanto siano ancora attuali". Standing ovation ed emozioni ("Napoli per me è vita: adoro il suo popolo e la sua veracità") e soprattutto l'entusiasmo di un ragazzino di 74 anni che bandisce la parola "nostalgia" dal suo vocabolario: "Questi erano i primi cinquant'anni, mica mi fermo qui". Un lungo percorso partito da Ischia, da commesso adolescente part-time di "Rino's shop", una boutique a due passi dalla spiaggia. La sorella lo voleva capitano marittimo, lui scoprì un debole per la moda. Decisivo, come sempre in questi casi, un incontro: una turista francese apprezzò il suo talento e la sua professionalità e parlo di quel giovanotto a due stilisti di stanza a Roma. Anno 1962, loro erano Patrick de Barentzen e Giles. «Papà firmò il nulla osta per farmi trasferire a Roma, ero minorenne». Sei anni dopo nasceva l'epopea del brand Rocco Barocco, nel 1974 il primo atelier in piazza di Spagna, premi e riconoscimenti, collezioni prêt-à-porter destinate a lasciare il segno. Ieri la celebrazione davanti alla gente entusiasta, con l'assessore alla Cultura del Comune di Napoli, Nino Daniele, che gli ha consegnato un premio alla carriera. In prima fila Paolo Giulierini, direttore del MANN : "Siamo orgogliosi di aprire le porte del nostro Museo a eventi di grande spessore, sottolineando come tra tutte le arti non ci siano né debbano esserci confini".