"Non è altro che una piccola tessera di un mosaico ancor più vasto rappresentato dalle mura di cinta medievali della città che si trovano da tempo in uno stato di forte precarietà con rischi di dissesto e di crolli". Nuccio Mulè, presidente dell'archeoclub di Gela lo ha dichiarato recentemente al QuotidianodiGela.it. Nella città in provincia di Caltanissetta, la torre del castrum federicianum rischia di crollare. Gela è senza dubbio uno dei più importanti siti storici, archeologici e culturali del Mediterraneo. A testimonianza dell'antica grandezza ci sono le fortificazioni greche di Capo Soprano, con un vasto quartiere residenziale del IV secolo a.C., e poco lontano le terme ellenistiche. Nella parte opposta della città, in località Molino a Vento, adiacente alla sede del Museo Archeologico, si estendono gli scavi dell'Acropoli di Gela. A sud dell'Acropoli, all'interno del Bosco Littorio, è stato rimesso in luce il complesso dell'Emporio Greco Arcaico. Ma accanto a questo, attorno al centro storico federiciano, ci sono appunto i resti dell'antico sistema difensivo con tratti di mura, torrioni e porte. Nel degrado generale. Con un settore, quello di Piazza Calvario, che più di altri reclamerebbe degli interventi. I motivi li ha spiegati Mulè. "Durante la demolizione del cosiddetto "muro della vergogna", avvenuta nel 2008, il manovratore del mezzo, nel girare il braccio meccanico, inavvertitamente e con poca perizia urtò i conci angolari della torre che in parte si dissestarono, anche se la cosa passò colpevolmente inosservata. Tant'è che successivamente, quando si evidenziò un pericolo di crollo, la parte pericolante fu transennata". Già perché nel 2008 il Comune ha provveduto ad un restyling della piazza. Non solo la ripavimentazione, ma anche la realizzazione di una sorta di possente rampa in cemento armato, proprio a ridosso delle mura medievali. Struttura che avrebbe dovuto permettere l'accesso al bastione attraverso una finestra. Nonostante l'autorizzazione rilasciata dalla Soprintendenza ai BB. CC. AA. di Caltanissetta, l'assurdità dell'opera e le proteste di cittadini e addetti ai lavori nel campo dei Beni culturali ne hanno suggerito la rimozione. Ma proprio in quella operazione il bastione venne lesionato e per questo motivo, transennato. Provvisoriamente, in attesa di interventi. Che non ci sono stati. "Da allora, sono passati ben dieci anni. La pioggia e l'usura del tempo hanno fatto il resto". Una storia fra tante, quella di Gela. L'ennesima storia di patrimonio all'italiana. Senza tutela, ma anche senza valorizzazione. Ma qui al problema della conservazione si associa quello della sicurezza. Delle persone. Già perché proprio davanti al bastione ogni anno, il venerdì santo, si ferma una processione alla quale partecipano migliaia di fedeli. Senza contare che normalmente, nel corso dell'anno, sostano macchine e transitano persone. Ecco quindi che "la questione Gela" si può agevolmente trasformare ne "la questione Italia". Coinvolgendo insomma i migliaia di monumenti di diversa tipologia ed età sparsi sul territorio nazionale, in particolare all'interno dei centri urbani. Il problema non è più "soltanto" conservare i nostri monumenti perché testimonianze identitarie, ma quanto meno provvedere alla loro messa in sicurezza per non mettere in pericolo le persone. Per evitare nuovi crolli, dopo quelli alle mura di Volterra, quattro anni fa, e quelli recentissimi alle mura di San Gimignano, con l'intermezzo delle mura Aureliane, a Roma. Per evitare che al danno al patrimonio storico-artistico-archeologico, possa aggiungersi quello umano. Ma aldilà dei buoni propositi, servono risorse. Appropriate e (quasi) immediate. "Si sta discutendo della formazione di un nuovo governo, non sarebbe male se al posto delle geometrie parlamentari si iniziasse a parlare di destinare almeno 15 miliardi, un punto di Pil, alla tutela del patrimonio culturale e alla lotta al rischio idrogeologico: consentirebbe di rilanciare seriamente gli investimenti pubblici, creando buoni posti lavoro, e di manifestare, concretamente, amore e rispetto per l'enorme patrimonio culturale e naturalistico di questo paese". Il governatore toscano Enrico Rossi dopo il sopralluogo a San Gimignano ha lanciato l'idea. A Gela aspettano la risposta del futuro Governo. Per evitare che la transenna rimanga al suo posto per altri dieci anni.
L'Espresso
5 Aprile 2018
Gela. Le mura medievali transennate, da dieci anni
MA
Manlio Lilli
L'Espresso
Artista / Persona
Bene culturale
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