Per chi come me, pur vivendo altrove, segue le vicende della città è davvero stupefacente assistere al dibattito in corso sulla griglia di 20 metri quadrati in piazza del Plebiscito, che rischia di ritardare di altri 2 anni l'apertura della linea 6 della metropolitana. Linea 6 che è bene ricordare nasce sulle spoglie della mitologica Ltr, che doveva entrare in funzione in occasione dei Campionati mondiali di calcio del 1990. Quasi 30 anni fa Bene fa il sovrintendente Luciano Garella a non farsi trascinare nella demagogica polemica tra il Comune di Napoli e ed il ministero dei Beni culturali. Il suo approccio tecnico e razionale è l'unico possibile per difendere una soluzione progettuale che in questo momento è sotto il tiro incrociato di parlamentari del Movimento Cinque Stelle sconosciuti al grande pubblico, di esponenti di variopinte associazioni culturali ed anche devo dire in modo sorprendente del governatore Vincenzo De Luca. Proprio lo stesso Vincenzo De Luca che, nel corso della lunga esperienza da sindaco di Salerno, ha avuto molte volte il coraggio di osare con scelte architettoniche innovative, anche accettando il rischio di affrontare qualche grattacapo giudiziario. Del resto, lui stesso ha più volte affermato che chi governa deve assumersi la responsabilità di prendere decisioni anche contestate, a volte forzando la mano, sempre però nel rispetto della legalità e dell'interesse della maggioranza dei cittadini. Perché nel Paese dei diritti di tutti e dei doveri di nessuno, ci sarà sempre qualcuno che protesta. Non ho le competenze per valutare se si possono o meglio si potevano trovare soluzioni tecniche alternative a quella griglia, che ha peraltro una dimensione inferiore ad un millesimo dell'intera superficie della Piazza. La stampa ha già ampiamente dimostrato come griglie molto più estese sono da decenni presenti in altre prestigiose piazze italiane, come piazza del Duomo a Milano o piazza San Carlo a Torino. Ma trovo incredibile che, a pochi mesi dalla fine dei lavori, si possa rimettere in discussione una soluzione tecnica che avrebbe dovuto essere blindata ben prima di appaltare i lavori. Questa circostanza mi induce a riflettere sul rapporto tra chi governa e la realizzazione delle grandi opere. Una parte dell'attuale governo ha costruito buona parte del proprio consenso proprio sul No allo sviluppo delle infrastrutture: Tav, Tap, variante di valico sono solo alcuni degli esempi più eclatanti. Il problema non nasce certamente con il Movimento 5 Stelle, perché il " partito del No" ha radici profonde nel potere di interdizione delle amministrazioni locali, in grado di bloccare per decenni infrastrutture di grande importanza per il Paese su motivazioni ideologiche o di beceri interessi di bottega. E così l'interesse collettivo viene spesso calpestato da quello dei singoli. Il nostro è uno strano concetto di democrazia soprattutto quando i contestatori, spesso poche migliaia di persone, si sentono in diritto di poter decidere sul futuro di tutti. L'esempio della Tav è a mio avviso eclatante e mi domando quanti siano gli italiani consapevolmente contrari alla realizzazione della galleria in val di Susa o al contrario bene informati sulla ricaduta che il blocco dell'opera avrebbe sullo sviluppo del Paese nei prossimi decenni. Sarebbe bello poter sempre sottoporre queste scelte ad un referendum popolare, ma ciò non è ovviamente possibile. Esistono però altri indicatori per valutare l'impatto delle infrastrutture, in grado di misurare non solo la crescita della ricchezza ma anche la qualità della vita della collettività. L'onere di decidere spetta a chi governa, ma i benefici di queste opere si rilevano solo dopo qualche anno, un periodo troppo lungo per una classe politica che spesso vive con una prospettiva di brevissimo termine. Ritornando a casa nostra, mi domando quanti cittadini di Napoli preferiscano rinunciare per altri due o tre anni ancora ad una nuova linea di metropolitana per non sopportare la " mortificazione" di piazza del Plebiscito con una griglia quasi invisibile. È per questo che trovo deprimente la posizione di una certa intellighenzia borghese della città, raggruppata in associazioni culturali, ormai autoreferenziali, che manifestano una posizione civica solo quando devono contestare o bloccare qualcosa, ma mai rimboccandosi le maniche per dare un contributo fattivo al futuro della città e dei suoi cittadini. Mi auguro quindi che il sindaco mantenga la sua posizione e che il ministero dei Beni culturali revochi quanto prima il blocco del cantiere per consentire il completamento di un'opera che darebbe a buona parte della città una alternativa valida al traffico ed allo smog che oggi ne compromettono la qualità della vita. Sono sicuro che con un po' di attenzione estetica la griglia sarà praticamente invisibile e non scoraggerà di certo i milioni di turisti che annualmente ammirano la magnificenza del colonnato di piazza del Plebiscito e di Palazzo Reale.
la Repubblica
2 Novembre 2018
✓ Entità verificate
Griglie al Plebiscito, "I 5 Stelle e il "Partito del No"
ER
Ernesto Albanese
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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