Ha beni artistici assicurati per mezzo miliardo Al top Santa Giulia e Pinacoteca: i capolavori «valgono» 325 milioni. Nei depositi opere per 18 milioni Il Comune di Brescia è un collezionista d'arte niente male. Può guardare senza soggezione i magnati di mezzo mondo. Sommando statue romane e incunaboli, pale d'altare e armature cesellate, codici antichi e collezioni scientifiche si arriva al rispettabile valore di mezzo miliardo. Anzi: 539 milioni e 619mila euro. Questo almeno è il valore per cui vengono cumulativamente assicurati i beni mobili racchiusi in nove contenitori culturali disseminati in città. Per ipotizzare un vero e proprio valore di mercato bisognerebbe rivolgersi a una casa d'aste per stimare la base a partire dalla quale si potrebbe «battere» la Vittoria alata o la Croce di Desiderio, l'angelo di Raffaello o il Cristo del Moretto. Resta da indagare invece l'effetto che un patrimonio del genere può avere sui bilanci comunali. Il «legislatore», cioè Roma, insomma il governante di turno, ogni tanto ci prova: indurre gli enti locali a tenere una contabilità economico-patrimoniale in cui rientrerebbero anche questi valori. Al tirar delle somme, però, le banche non calcolano patrimonializzazione e solvibilità degli enti locali a seconda di quanti capolavori abbiano nelle gallerie, ma in base ai bilanci in ordine e alle partecipazioni societarie. Eppure vantare mezzo miliardo abbondante di patrimonio artistico una cosa significa: che i nostri antenati non hanno lesinato nell'accumulare capolavori, hanno avuto lo sguardo lungo e hanno creato una indubbia ricchezza comune. Non solo. Questo vuol dire che una politica di acquisizioni (o di intercettazione di donazioni) di opere d'arte unisce al valore culturale uno straordinario valore economico. Certo è che il fondo di domenica del Corriere, che evocava questo tema, ha suscitato interesse e curiosità. Che valore attribuire al patrimonio artistico comunale? Che valore indicare accanto ai 544 milioni indicati a bilancio per le immobilizzazioni materiali (di cui fabbricati per 231 milioni, infrastrutture per 100 e beni demaniali per 172) e ai 617 milioni di partecipazioni finanziarie? Un valore omogeneo e comparabile per il patrimonio artistico nel bilancio non c'è, ma una stima in Comune esiste e gli uffici coordinati dall'assessore al Bilancio Fabio Capra l'hanno fornita: si tratta del valore assicurativo che assomma a 539 milioni. Una cifra evocativa: è come se il «salvadanaio» del Comune fosse composto per un terzo (544 milioni) da immobili, per un terzo da pacchetti azionari (617 milioni) e per un terzo (539 milioni) da oggetti d'arte e di cultura. Il dettaglio? La parte del leone la fanno naturalmente Santa Giulia e la Pinacoteca: i capolavori in esse contenuti sono assicurati complessivamente per 325 milioni. In molti casi si tratta di cifre basate su perizie aggiornate e attendibili. Ogni volta che un quadro viene prestato (i due Raffaello hanno fatto viaggi in mezzo mondo...) il valore assicurativo viene dosato accuratamente. La seconda voce più «pesante» è rappresentata dalla Biblioteca Queriniana che detiene libri antichi e moderni assicurati per 121 milioni: cifra ingente che dice il valore patrimoniale di questo straordinario giacimento di carte antiche. Il patrimonio di quadri deve tener conto anche delle preziose opere d'arte sacra, delle grandi pale d'altare depositate presso il Museo diocesano: anche in questo caso le stime assicurative sono recenti e accurate, e ammontano a 16 milioni. Il Capitolium, invece, «pesa» per 12 milioni mentre il Museo delle armi sfiora i 30 milioni. Non è una leggenda il fatto che nei magazzini negati al pubblico giacciano alcune opere di valore significativo: quelle del «Deposito Artigianelli» valgono 5,8 milioni (si tratta di dipinti, stampe, strappi di affreschi, arredi, mobili e tessuti antichi, sculture, materiali di epoca rinascimentale), quelli dell'ex Pattinodromo all'interno del complesso di Santa Giulia 13 milioni. Infine il malconcio Museo di scienze (6,3 milioni) è superato persino dall'emeroteca scientifica di piazza Martiri di Belfiore (7,7 milioni). Chi sostiene che con la cultura non si mangia ha di che ricredersi: forse gli studiosi devono tenersi a dieta, ma a colpi di capolavori un Comune accumula patrimonio, prestigio, valore. E tanta bellezza.
Corriere della Sera
1 Novembre 2018
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MA
Massimo Tedeschi
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
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