Si chiama «Il villaggio dell'arte» ed è un progetto di integrazione tra arte e paesaggio per la valorizzazione e il recupero di aree ai margini degli itinerari turistici di massa che sta animando, in questi giorni, alcuni paesini del Matese: Letino, Capriati al Volturno, Fontegreca, Gallo Matese, Prata Sannita. Fino alla fine del mese di agosto questi luoghi diventano piccole capitali dell'arte contemporanea, con numerosi laboratori per la realizzazione di opere a contatto con la natura, che poi rimarranno sul territorio per creare un museo di arte contemporanea a cielo aperto. I cinque comuni hanno insoma realizzato un villaggio dell'arte: da qui il nome del progetto e della rassegna, che coinvolge ogni giorno alcuni tra i più stimati artisti contemporanei, giunti da tutto il mondo per dirigere i laboratori destinati a bambini in età scolare ma anche a ragazzi e adulti. Scultura, pittura, fotografia sono i linguaggi universali dell'arte che prende corpo e forma sotto la guida creativa e operativa di artisti che hanno in comune un certo tipo di arte, quella che conduce a opere che dialogano con la natura, usando materiali offerti dai luoghi stessi che li ospitano. Arte e natura e arte nella natura sono i due leit motiv del progetto che sta impegnando lo scultore inglese Bill Hackney, gli artisti paesaggisti Helen e Newton Harrison, noti in tutta Europa, i quali per «Il villaggio dell'arte» hanno realizzato una passeggiata ecologica di cinque chilometri con punti di osservazione in pietra, legno e terra, lungo il lago che congiunge Letino a Gallo. E poi, ancora, è nel Matese per il progetto di arte e natura lo scultore tedesco Thomas Link, con un'installazione permanente in pietra e legno a Fontegreca, e il gruppo internazionale di architetti «Feld 72», con sede a Vienna, che nell'antico borgo di Prata Sannita hanno trasformato vecchi locali abbandonati in albergo d'atmosfera, usando frammenti d'acciaio e materiali di recupero. Mentre allo scultore lodigiano Giuliano Mauri è affidata la realizzazione di un'installazione permanente di zattere in legno e ferro galleggianti sul lago Matese. Per la fotografia ci sono il napoletano Luigi Spina, la californiana Cristina Piza Lopez e i filmaker casertani Marcello Malaguti e Romano Montesarchio, tutti con un obiettivo comune che va oltre lo scatto: leggere il paesaggio e insegnare a coglierne le trasformazioni in atto. I primi due fotografi realizzeranno dal laboratorio una mostra itinerante e un'altra permanente, Malaguti e Montesarchio, invece, un corto e un mediometraggio che testimonieranno l'esperienza del villaggio dell'arte. Tutte opere realizzate insieme con gli ospiti internazionali provenienti da tutto il mondo, e dagli abitanti dei Comuni che ospitano i laboratori. Ovvero, buona parte delle aree abitate del Matese e dei lungofiume del Volturno, del Sava e del Lete. I cinque luoghi deputati a capitali dell'arte dagli architetti progettisti di «Paesesaggio workgroup» sono tra i più antichi e suggestivi della zona. Qui la nascita di opere che in autunno saranno portate a Napoli per un grande mostra di arte contemporanea, cui la natura ha fatto da elemento ispiratore.