Genova - «La strada per Portofino è crollata? Ci sono passato tante volte, è terribile...» Salvatore Settis, archeologo, storico dell'arte, già direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, autore di saggi come "Costituzione incompiuta. Arte paesaggio ambiente" (2013), ha un particolare rapporto di affetto con la Liguria, «perché somiglia alla mia Calabria, sia per la bellezza delle sue coste, sia per la distruzione a cui sono assoggettate». Professor Settis, la Liguria è stata colpita ancora una volta da un disastro ambientale, questa volta provocato dalla violenza del mare. Quale risposta si può dare alla difesa del territorio, oltre agli interventi di urgenza? «Quanto è accaduto è un'ulteriore dimostrazione del fatto che quello che manca al nostro Paese è soprattutto è una politica della prevenzione. I nostri territori hanno bisogno di manutenzione continua e metterli in sicurezza è l'unica vera grande opera di cui questo Paese ha bisogno. L'assenza o l'inadeguatezza della manutenzione, e la tragedia del Ponte Morandi è un altro esempio, portano a disastri. Dopo ogni disastro ci stracciamo le vesti e diciamo che tutto cambierà domattina, ma poi non accade. Lo vediamo da 30-40 anni a questa parte». Ci sono zone in cui questa condizione di fragilità è più evidente? «Lo si vede in particolare nelle regioni più fragili come possono essere la Liguria e la Calabria, con maggior sviluppo costiero, ma anche in quelle più soggette a una politica di costruzione selvaggia lungo la costa». Le grandi opere al centro della discussione politica, in questi ultimi tempi, sono però altre... «In questo momento si discute, con liti furibonde all'interno della maggioranza di governo, sull'opportunità o meno di realizzare la Tav, la linea ferroviaria ad alta velocità fra il Piemonte e la Francia, oppure il Tap, il gasdotto nel Salento. Questa discussione è molto singolare perché mentre si scontrano le opinioni favorevoli e quelle contrarie, chi si oppone, prevalentemente nel movimento Cinque stelle, dice "no" ma non sa dire nessun "sì" a nulla. Credo chi è contrario dovrebbe avere il coraggio di dimostrare l'inutilità o la dannosità di queste grandi opere ma dovrebbe anche dire che gli stessi finanziamenti, nell'ambito di una politica di sviluppo del Paese, saranno destinati a questa grandiosa opera di prevenzione e di contenimento della fragilità dei territori italiani, che riguarda aspetti come la franosità, la sismicità...».