Costruire una metropolitana a Napoli, con tutti i cunicoli e i dislivelli che ci sono, è senza dubbio molto complesso. Lo dimostra l'andamento dei lavori della Linea 1, molto più lento del previsto, se solo di pensa che il progetto è degli anni '70. Tuttavia, da quando il Comune di Napoli, circa venti anni fa, trovò l'accordo con i costruttori concessionari dell'opera per sbloccare i lavori, fermi da anni per diverse ragioni, la Linea 1 ha aperto nove stazioni e i treni, anche se pochi e vecchi, passano e vengono utilizzati dai cittadini. Nello stesso periodo di tempo (le transazioni con le due concessionarie sono coeve) la Linea 6 non ha aperto nemmeno una stazione. Nulla di nulla. Era la linea che doveva collegare la parte occidentale della città al centro e doveva essere pronta per i mondiali di calcio del 1990, ma a distanza di quasi trent'anni nessuno ha avuto il piacere di fare un giro. Nel frattempo uno scavo è finito a mare, è venuto giù un palazzo alla Riviera di Chiaia e sono state approvate varianti che, per recuperare un po' di risorse finanziarie, hanno posticipato la realizzazione del deposito treni a data da destinarsi, il che vuol dire che, anche quando i binari saranno pronti, non ci si potranno infilare i treni, ma bisognerà accontentarsi di usare l'unico convoglio, vecchio e piccolo, che è già dentro. Insomma un disastro. Adesso all'elenco di problemi si aggiunge il pasticcio delle grate di areazione a Piazza del Plebiscito. La questione è nota a tutti: la Soprintendenza aveva dato via libera a una variante progettuale che spostava le grate, originariamente previste in Piazza Carolina, in un angolo di Piazza del Plebiscito. Successivamente, le proteste di alcuni intellettuali e la campagna di questo giornale hanno indotto il Governo a intervenire a cambiare quella decisione, bloccando di fatto i lavori per l'ennesima volta. Io non so dire se, nel merito della questione, le grate siano invasive dell'equilibrio architettonico della piazza e, francamente, non mi sembra nemmeno così interessante. Ciò che mi sembra, invece, molto rilevante è che, come sempre purtroppo, la realizzazione delle infrastrutture, a Napoli più che altrove, non tiene conto della variabile tempo. I lavori possono durare decenni senza che nessuno si premuri di comunicare ai cittadini quando finiranno. Qualcuno ha chiesto, per esempio, al costruttore quanto durerebbe il cantiere a Piazza del Plebiscito? Quella recinzione oscena deve stare lì tre mesi, un anno, cinque anni? Qualcuno lo sa? Qualcuno si è posto il problema di quanto tempo ci vorrà a trovare una soluzione di compromesso? Qualcuno sa a quando slitterà l'apertura della stazione di Piazza Santa Maria degli Angeli? Per l'impresa va benissimo così, non c'è motivo di agitarsi: ogni sospensione dei lavori imputabile all'amministrazione le deve essere pagata, per cui si può star fermi anche per anni. Chi paga il conto, morale e materiale, dell'ennesima inadeguatezza della classe dirigente, come sempre, sono i cittadini di questa martoriata città. Forse l'unica cosa positiva della vicenda è che ha messo per una volta d'accordo De Luca e Bassolino che convengono, e hanno pienamente ragione, nel dire che i lavori vanno fatti rapidamente e devono rispettare le norme a salvaguardia del patrimonio architettonico. Purtroppo, però, la concertazione necessaria a trovare un punto di ragionevole bilanciamento tra tutte le esigenze in campo andava fatta prima di aprire il cantiere, non in corso d'opera. A questo punto, comunque vada, è già un disastro.
Corriere della Sera
28 Ottobre 2018
Napoli, Plebiscito. A questo punto,comunque vada,è già un disastro
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Francesco Marone
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
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