A volte una vignetta, una battuta, una gag possono avere un potere icastico superiore a un editoriale, a una lectio magistralis, a un intervento politico. Certe vignette di Forattini per dire - sono passate alla storia per la loro formidabile efficacia narrativa. Qualcuno di voi ricorderà di certo quella del '74, che raffigurava una bottiglia di spumante col tappo che saltava per festeggiare la vittoria dei no al referendum indetto per abrogare la legge sul divorzio: il tappo era Fanfani, combattivo esponente del blocco politico che tentava di cancellare la legge. I profili disegnati dall'immenso Crozza restituiscono l'essenza di certi esponenti del governo e dell'opposizione più efficacemente di quanto faccia un politologo. Ricorderete magari anche Tafazzi, personaggio inventato dal trio Aldo, Giovanni e Giacomo, il quale, armato di una bottiglia, si martellava furiosamente le parti intime sorridendo soddisfatto alla voce fuori campo che gli chiedeva cosa diavolo stesse facendo. Esiste una maniera più efficace di quella per rappresentare la formidabile vocazione che abbiamo nel farci del male da soli, in modo inconsapevole e irresponsabile? Voi prendete quello che sta succedendo a Forio d'Ischia da qualche tempo a questa parte e ditemi se certi comportamenti non vi ricordano il mitico Tafazzi. Mentre una parte dell'isola partecipa a una straordinaria operazione di pulizia dei fondali, in accordo con le associazioni di volontariato, la capitaneria di porto, la marina, i carabinieri, le istituzioni nazionali; mentre da anni è in corso una operazione di recupero di immagine di un'isola che in passato ha concesso un po' troppo al mattone selvaggio, a discapito della sua naturale bellezza; mentre tutti cercano di lasciarsi alle spalle i danni del terremoto e di riconquistare il terreno perduto nella classifica delle mete più ambite dal turismo internazionale, Tafazzi è all'opera a Forio d'Ischia, che si fa del male da sola senza un ragionevole perché. Per quanto possa apparire incredibile, in uno dei punti più belli dell'isola è stato creato un parcheggio per i camion di raccolta rifiuti e una zona di trasferimento della differenziata. È la sindrome di Tafazzi. Punta Caruso è il luogo dello scempio. Tra i mille luoghi meravigliosi dell'isola verde, quello è di certo uno dei più suggestivi. Da lì si gode la vista di un panorama spettacolare e tramonti da cartolina. Lì ci sono alcune delle ville più ambite elette a buen retiro da molti fortunati vip i poli attrattivi del turismo vivono anche di queste cose. La faccenda non è nuova a dire il vero. Già nel 2013 l'attività di trasferenza dei rifiuti vale a dire la separazione del vetro dal resto era stata individuata nell'area di Zaro, a ridosso di Punta Caruso. Ma la soprintendenza, dopo un primo sì, aveva dato parere sfavorevole, dal momento che il danno ambientale era troppo elevato: la zona è immersa nel vede, a due passi dai giardini della Mortella, poco distante dalla Colombaia di Visconti. Tuttavia, davanti alla gravissima crisi dei rifiuti di Napoli (tra il 2007 e il 2008) la procura decise di riaprire temporaneamente l'area per consentire la raccolta e lo smistamento dei rifiuti ed evitare un disastro d'immagine nella stagione turistica. Si trattava appunto di una decisione temporanea, dettata dall'emergenza. Ma le cose sono poi andate diversamente. E così, adesso, invece di studiare la maniera più efficace per valorizzare la zona ed esaltarne la naturale vocazione al bello, l'amministrazione comunale ha deciso di ripristinare il parcheggio per i camion della nettezza urbana e la trasferenza del vetro. I residenti hanno protestato. Protesta anche la soprintendente Alessandra Vinciguerra, direttrice della fondazione che cura quella splendida area verde che minaccia di trasformarsi in un immondezzaio: "Questa è una destinazione d'uso dall'impatto ecologicamente ed esteticamente devastante". Ma l'amministrazione va avanti, in piena sindrome Tafazzi. È evidente che quello dei rifiuti è un tema di non semplice soluzione, così com'è altresì evidente che nessuno è del tutto immune da un'altra sindrome, quella che i sociologi americani definirono con l'acronimo Nimby, vale a dire not in my beckyard, cioè fatelo dove vi pare ma non dietro casa mia. Difficile trovare un luogo dove dividere il vetro da riciclare e spedire sulla terra ferma dal resto dell'immondizia; e probabilmente è difficile anche trovare un luogo dove allocare i mezzi per la raccolta dei rifiuti. Però ci si chiede come sia possibile che fra tutti i siti possibili venga scelto proprio il più suggestivo, il più spettacolare, il più bello. Immaginate se a Roma (città a cui non mancano problemi analoghi) il parcheggio dei mezzi e lo sversamento del vetro avvenisse che so?- sulla terrazza del Pincio, da cui si gode di un panorama meraviglioso. Oppure se a Napoli i camion della monnezza venissero parcheggiati davanti a castel dell'Ovo. O se a Venezia la trasferenza del vetro si facesse a piazza san Marco. Vi pare possibile? E invece è proprio quello che avviene a Ischia. Il sindaco, Francesco Del Deo, ha provato a rassicurare tutti: durerà poco, in attesa di una soluzione alternativa. Si tratta di una misura provvisoria, ha garantito il primo cittadino di Forio, non si andrà oltre i quattro o cinque mesi. Sarà. Ma, come diceva Giuseppe Prezzolini, nel nostro paese non c'è nulla di più definitivo del provvisorio. E intanto Tafazzi, a Zaro, può trovare tutte le bottiglie che gli occorrono per martellarsi le parti basse e sorridere, in attesa dell'arrivo dei turisti.