Merano: la struttura compie 30 anni e festeggia con tre mostre ed eventi contro gli stereotipi C'è la valigia dell'ostetrica che nel dopoguerra ha fatto nascere 3500 bambini e la calcolatrice che una segretaria ha usato ogni giorno per quarant'anni. Oggetti comuni, piccole storie individuali, ognuna speciale, che costruiscono la grande storia. E c'è anche l'evoluzione della contraccezione in Italia o degli assorbenti. Al Museo delle Donne Frauenmuseum di Merano, il percorso è nella storia, nel ruolo e nell'immagine della donna, dal XIX secolo ad oggi. Ma non solo. Perchè la vera mission è l'educazione e la formazione di una cultura dei diritti e della parità. Il museo di Merano è uno dei tre musei dedicati alle donne che esistono in Italia (con Torre Pellice Torino e quello in Valsugana) e uno degli 88 al mondo e fa parte della rete internazionale dei musei delle donne, che ha sede proprio nella location di Merano, in un ex concento di Clarisse. Quest'anno la struttura festeggia i 30 anni dalla nascita e fervono gli eventi: tre mostre, incontri e convegni. Il 10 novembre (dalle 9 alle 19) il confronto sul tema: «Che cosa hanno a che fare le pari opportunità con la pace, la cultura, la democrazia?». E dal 9 novembre (fino al 30) la mostra «Cosa bolle in pentola», che sviscera com'è cambiata sia la cucina intesa come «focolare domestico», che lo stile alimentare e di vita delle famiglie. Chiude il 30 ottobre invece l'esposizione già in corso «Sulla Pelle», sul fenomeno globale del tatuaggio, lavoro fotografico di Paola Marcello, dai tatuaggi tribali, ai ritratti di donne tatuate oggi. Sigrid Prader, instancabile direttrice del Museo delle Donne di Merano, è appena rientrata dal meeting internazionale di Instanbul, dove la rete dei musei delle donne di tutto il mondo si è confrontata sulle prossime iniziative. «L'obiettivo della rete internazionale è dare visibilità alle donne, incoraggiare la cultura femminile, promuovere la ricerca e la formazioni sui temi di parità e diritti. Abbiamo tante idee e progetti ancora da realizzare. Vogliamo sviluppare ulteriormente la sinergia internazionale e lo scambio con i musei di tutto il mondo, attraverso convegni, workshop, mostre». In un momento storico in cui la gender equality e la parità di diritti, ma anche di stipendi, tra uomini e donne è al centro del dibattito internazionale, il Museo delle Donne di Merano ha precorso i tempi e inaugurato una piccola rivoluzione, perchè il motivo per cui è nato è stato occupare lo spazio di un mondo che era tradizionalmente solo maschile: i musei. «Da sempre sono i musei che decidono cosa sia significativo dal punto di vista storico e artistico e quindi degno di essere collezionato, tramandato, ricordato - spiega la direttrice Sigrid Prader - . Da secoli i musei hanno anche deciso cosa escludere, cosa definire meno importante. E tra le "cose meno importanti" hanno messo cultura, azioni e opere realizzate da donne. Così i musei delle donne entrano prepotentemente in questo squilibrio di genere e portano nella realtà sociale e culturale il pensiero, la storia, l'arte, la cultura femminile». Il futuro? «E' importante mantenere un carattere innovativo. Noi e anche gli altri musei delle donne abbiamo ormai superato il limite di un museo tradizionale, già da tempo ci occupiamo anche di temi considerati tabù che hanno innescato discussioni socio-politiche». Nel viaggio attraverso gli ultimi 200 anni che offre la struttura di Merano, gli oggetti di uso quotidiano in esposizione rispecchiano, anno dopo anno, la situazione economica e sociale delle donne. «L'obiettivo - chiarisce Sigrid Prader - è sia rendere visibili immagini e modelli femminili, sia interrogarne l'interpretazione corrente. L'analisi e il confronto è ricco di spunti di riflessione. Ad esempio se 50 anni fa la moda condizionava le donne attraverso i corsetti, oggi la libertà è solo apparente. Rifarsi il seno, essere magre e depilate è comunque un tipo di condizionamento ben lontano dalla libertà».