Per il Bigio si apre una nuova fase. Si torna a ragionare in termini storici e non più ideologici, almeno si spera. Le proposte del sindaco vanno nella giusta direzione. Se decisione ci deve essere, questa dovrà essere necessariamente condivisa dalla maggior parte dei cittadini, senza tifo da stadio pro o contro. L'individuazione del museo provvisorio non sarà facile, viste le dimensioni della statua. Se si potesse fare per i volumi, la sala della cavallerizza sarebbe un luogo adatto magari con l'accompagnamento di una breve rassegna fotografia sugli anni della Brescia repubblichina, utilizzando anche le discussioni successive della giunta che stabilì non la distruzione ma la conservazione. Questo per sostenere dal punto di vista storico eventuali decisioni e fornirebbe l'occasione per avvicinare con maggiore consapevolezza il significato della statua. Non potranno mancare neppure criteri artistici dal momento che la statua appartiene ad un periodo di grande intensità produttiva, nel bene e nel male, che non può essere disconosciuta. Non nascondo le difficoltà della decisione contro la quale si pongono vicende recenti e ricordi lontani, ma non troppo. Tuttavia bisogna fare i conti con la storia. La presenza del regime nella nostra città è sotto gli occhi e i piedi di tutti: l'Arengario, le pavimentazioni, il caffè Impero e molto altro. La città, però, è cresciuta anche nella consapevolezza del proprio passato. Il ritorno dell'opera di Dazzi sul piedestallo originale potrebbe disturbare e far riaffiorare ricordi decisamente negativi che non vanno dimenticati ma contestualizzati. Brescia ha subito altre devastazioni nel medesimo periodo, bombardamenti e discriminazioni razziali oggetti di mostre e di riflessioni. Un patrimonio storico certamente negativo che non può più essere cancellato ma deve essere conosciuto dalle nuove generazioni per evitare ritorni indesiderati. Il Bigio è un documento importante di questo periodo. Nasconderlo sarebbe ammettere di avere paura di un blocco di marmo che ha ormai definitivamente perso il significato originale, nonostante rigurgiti di nostalgie ideologiche. Toglierlo dal sarcofago sarebbe un atto di coraggio civile. Un prezzo da pagare se si ha a cuore la storia della nostra città e del suo recentissimo passato che non ha certamente un futuro.