Il caso di Palazzo Reale apre il dibattito. «Doppio binario». «L'arte non è solo eventi» Critici d'arte, esperti e politici si interrogano sulla questione se privilegiare le mostre temporanee rischi di penalizzare i musei e il patrimonio artistico stabile della città. Intervengono al dibattito il critico Vittorio Sgarbi, Claudio Salsi, direttore dei musei del Castello e Filippo Del Corno, assessore alla Cultura, che dice: «Milano sta facendo grandi passi in avanti e si muove sul doppio binario». «Senza dubbio Milano è la prima città per la cultura italiana»: così il critico Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura con il sindaco Letizia Moratti, commenta la notizia secondo la quale Palazzo Reale è tra i primi 100 musei più visitati al mondo secondo un rapporto di Federculture. «Certo, Palazzo Reale non è un museo: potrebbe diventarlo se si accorpasse al Museo del Novecento. È una sede espositiva, e il suo primato lo deve un po' anche a me: qui organizzai le mostre di Bacon, Botero, Boccioni che richiamarono 700mila persone e, adesso, l'amministrazione comunale prosegue, giustamente, su questa linea». Una linea che ha portato 1 milione e oltre di visitatori lo scorso anno, come commenta l'attuale assessore alla cultura Filippo Del Corno: «Palazzo Reale non ha una collezione: questa è una scelta che è stata fatta dalla città nel Dopoguerra. Non è un museo, ma un centro espositivo: però che sia entrato in questa classifica è un fatto importante perché vuol dire che Milano è attrattiva anche per la sua offerta culturale. Le sue mostre possono diventare un motivo di viaggio». Insomma proprio come si può organizzare un weekend a Parigi per vedere una mostra al Louvre, che è il museo più visitato del mondo, così ci sono turisti che vengono in città per vedere la mostra di Caravaggio, in scena l'anno scorso, o quella di Picasso, appena inaugurata. Per quanto riguarda la querelle tra museo e mostra-evento, precisa l'assessore: «Quello che cerchiamo di fare è non disgiungere l'attività espositiva temporanea dai musei: Milano sta facendo dei grandi passi in avanti in questo senso, si muove su un doppio binario, basti pensare al Castello Sforzesco». L'anno scorso le attività culturali del Castello nel loro complesso, tra museo, mostre, visite guidate e concerti, hanno richiamato 567mila visitatori. Come racconta Claudio Salsi, direttore e sovrintendente dei musei del Castello Sforzesco: «Il 2017 è stato un anno straordinario per noi e questo è un dato molto importante e significativo per la nostra città, che sta crescendo in modo esponenziale dal punto di vista culturale. Chiaro che non c'è competizione con Palazzo Reale. La nostra è un'attività legata alle collezioni, con mostre incentrate sulle raccolte, di approfondimento: per esempio adesso è in corso "Vesperbild" sul tema delle pietà, intorno a quella Rondanini di Michelangelo». E proprio sul concetto di mostra intesa come racconto insiste anche Ico Migliore dello studio di architettura MiglioreServetto, che ha vinto tre premi Compassi d'oro e che si è occupato, tra l'altro, del rebranding del Museo Egizio di Torino: «Il rapporto tra museo temporaneo e permanente deve cambiare: dal "museo chiodo", quello che sa di muffa, di una volta, al "museo luna park" della mostra evento fatta solo per stupire, c'è di mezzo il "museo narrativo". Io, personalmente, sono pro museo: però dalla sola conservazione delle opere si deve passare alla narrazione. Soltanto così si crea un rapporto con il visitatore e lo si attrae». Insomma i musei dovrebbero diventare a lento rilascio, un po' come succede con certe medicine e fare venire al pubblico la voglia di ritornare. «Come vedo Milano? Be', da questo punto di vista ci sarebbe margine per migliorare: si potrebbero raccontare delle storie, per esempio, coinvolgendo le nuove tecnologie ma senza cadere nella spettacolarizzazione. La sfida vera è quella di far diventare i musei amici», conclude Migliore.