Che il comune di Napoli abbia bisogno di trovare ogni buona occasione per rimpolpare le dissanguate casse pubbliche, mi pare un'esigenza non solo legittima ma anche necessaria. Sappiamo che il governo centrale ha prosciugato le casse comunali riducendo i propri contributi a scala nazionale, tant'è che dinanzi alle cifre erogate dalla finanziaria ci fu una sollevazione plebiscitaria dell'associazione dei comuni d'Italia a prescindere dalla loro collocazione politica. Il comune di Napoli ha bisogno di quei tre milioni di euro all'anno che pare gli provengano dalla campagna pubblicitaria e informativa. E chi può negarlo. Ma il troppo stroppia, come si dice. Qualche tempo fa s'incominciò con i mega cartelloni pubblicitari che vennero installati persino dinanzi al Teatro San Carlo, all'ingresso della villa Comunale e persino a Posillipo in piazza San Luigi. Ci fu una mobilitazione di massa e dopo mesi di proteste alcuni di questi mammut furono rimossi. Ora il Comune rilancia con i così detti "quadri topografici". Ben mille, dico mille: molti di questi sono già stati collocati in barba alla mancata autorizzazione della Soprintendenza ai Beni architettonici e paesistici di Napoli, la quale - come già in precedenza -si era fieramente opposta a questo inquinamento visivo dei luoghi più rinomati della città. Questi nuovi mille tabelloni sono evidentemente una contraddizione per un comune come quello di Napoli che vuoi fare dell'attrattiva turistica della città una carta vincente da giocare su scala nazionale e internazionale. Ma cari amministratori, se si vuole trarre vantaggio da monumenti, piazze, strade, fontane, giardini e via dicendo, non si può allo stesso tempo lordare questi luoghi e siti ed emergenze privilegiate della città con degli invasivi cartelloni pubblicitari. Ne va della credibilità di una politica traballante ma - a parole - tutta volta all'esaltazione dei "mirabilia Neapolis". Naturalmente si approfitta del mese d'agosto per questi veri e propri colpi di mano che ledono la città e la sua immagine. IN QUESTA ultima circostanza i responsabili del ministero dei Beni culturali non hanno tergiversato né tentennato: hanno presentato un esposto alla Procura denunciando l'operazione in atto e chiedendo perentoriamente la rimozione dei cartelloni incriminati già installati. Essi violano la legge vigente del 1939 sulla protezione del paesaggio e lo stesso Codice Urbani che - tra mille contraddizioni - è pur sempre legge recentissima che il governo in carica ha varato. Come testimoniano in modo inequivocabile le foto che il nostro giornale ha pubblicato questi cartelloni sono degli sfregi. Punto. Bene dunque ha fatto il Soprintendente architetto Enrico Guglielmo a schierarsi a difesa del patrimonio storico-artistico e paesistico della città, come è suo dovere d'ufficio. Il comune deve decidere se vuole esaltare le politica turistica con scelte coerenti al patrimonio della città, o batter cassa: costi quel che costi, violando palesemente la legge.
NAPOLI : La politica ondivaga del turismo
Il comune di Napoli sta cercando di rimpolpare le casse pubbliche, ma questo potrebbe avvenire a scapito della città. Il comune ha bisogno di 3 milioni di euro all'anno provenienti dalla campagna pubblicitaria e informativa, ma questo potrebbe essere ottenuto a spese del patrimonio storico-artistico e paesistico della città. Il comune ha già installato cartelloni pubblicitari in luoghi come il Teatro San Carlo e la villa Comunale, e ora sta per installare altri 1.000 cartelloni con "quadri topografici". La Soprintendenza ai Beni architettonici e paesistici di Napoli si è opposta a questo inquinamento visivo dei luoghi più rinomati della città.
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