I costi per il complesso museale sono lievitati del 266 per cento in cinque anni ROMA. Contestatissimo dal punto di vista estetico, H progetto dell'americano Richard Meier per l'Ara Pacis è soprattutto uno scandalo economico. «Lo scandalo peggiore della sinistra capitolina», lo definisce il consigliere comunale di An Marco Marsilio. La spesa per i lavori di realizzazione di completamento del complesso museale di uno dei monumenti più importanti di Roma ha raggiunto complessivamente il 266 per cento dei costi iniziali preventivati. E solo l'ultima «variante, approvata in questi giorni, è pari al 36 per cento di aumento, in termini assoluti si parla di oltre 4 milioni di euro. Secondo l'assessore capitolino all'Urbanistica, Roberto Morassut, i costi finali sarebbero «giustificati dalle modifiche intervenute per le fondazioni, per le verifiche archeologiche e per le nuove normative di legge in materia di opere pubbliche». L'esponente della giunta Veltroni, rivendicando «la correttezza della procedura seguita», invita An a «trovare altri argomenti per vivacizzare la loro stanca campagna elettorale» e parla di «ennesima polemica di retroguardia sull'Ara Pacis, come gli ultimi giapponesi continuano a sparare nel vuoto!». Ma alla base della denuncia di An ci sono numeri che parlano chiaro: nel 2000 l'appalto fu assegnato a poco meno di 6 milioni di euro, ora la spesa è arrivata a poco meno di 16 milioni L'incremento in cinque anni, quindi, è stato di dieci milioni, euro più euro meno. «L'enormità della spesa e l'oggettiva consistenza delle varianti - racconta Marsilio - sono tali che lo stesso direttore dell'ufficio per il Centro storico è costretto a scrivere una relazione tecnica nella quale conferma che l'aumento rispetto all'originale contratto risulta di notevole ampiezza, per cui si richiede una riflessione generale sulla situazione di questa opera in fase di avanzata realizzazione». Marsilio parla quindi dei lavori per l'Ara Pacis come di «una bruttissima pagina nella storia dell'amministrazione comunale» e ricorda come siano stati «una scelta sciagurata e infelice sotto il profilo culturale ed estetico, con la distruzione della teca di Morpurgo e l'affidamento diretto senza concorso del nuovo progetto a Meier, un progetto più simile a una pompa di benzina che a un museo degno di sorgere nel cuore della Roma antica». E il caso ara pacis non è isolato. «Come già avvenuto per l'Auditorium - conclude Marsilio - le grandi opere realizzate dalla sinistra capitolina vengono completate con anni di ritardo e moltiplicazioni dei costi, con risultati per nulla diversi dai tempi peggiori della Prima Repubblica».