Quattro squadre di vigili del fuoco sono saliti sulla cupola per ancorarla Rischiava di cadere sulla residenza pontificia AMARE sorprese in queste ore per chi torna nella villetta al mare sul litorale dopo la scossa di terremoto di lunedì: chi trova una crepa nel muro, chi scopre una tegola caduta. Ma ad un esame più attento anche qualche condomino romano ha dovuto prendere atto che la scossa del 4 grado ha portato più problemi di quanto non fosse sembrato. Il risultato: il centralino dei vigili del fuoco è ancora sotto pressione, a diversi giorni dal sisma. Ieri sono state almeno sessanta le chiamate per richiedere sopralluoghi e interventi. E una delle telefonate è arrivata addirittura dalla residenza papale di CastelGandolfo:la grande croce che sovrasta la cupola della chieset-ta di San Tommaso, a pochi passi dal palazzo dove d'estate abita Benedetto XVI, si è messa a pencolare pericolosamente. «Niente di nuovo», ci dicono i vigili del fuoco,«ogni terremoto ha una coda naturale di chiamate fatte da chi, sul momento, non si è accorto dei danni e dopo richiede una verifica. In questo caso, poi, il sisma si è sentito soprattutto sul litorale e sono rimaste coinvolte le case delle vacanze, che non sono sempre abitate. Man mano che la gente va a verificare trova danni». Danni, però, che nella maggioranza dei casi sono contenuti. «Stiamo facendo solo interventi di minore entità», ci confermano, «non si può nemmeno parlare di danni veri e propri. E quando ci sono, si tratta per lo più di case o di strutture vecchie oppure un po' malandate, che hanno risentito di più del sisma» . Anche le chiamate che sono arrivate dalla città sono state fatte da cittadini preoccupati per la stabilità di costruzioni in condizioni di degrado. «Per ora, però, per quanto riguarda la città di Roma, l'unico intervento di una certa rilevanza è stato quello fatto al Teatro dell'Opera, per le lastre di marmo che si sono staccate. Qui il danno è stato un po' più grave. Anche se non è detto che sia stato causato dal terremoto, che forse è stato una concausa». Il sisma di lunedì, a quanto sembra, ha finito col mettere in evidenza guai dovuti al tempo o all'incuria, dando l'ultima spallata a una situazione di degrado. Anche per la croce di Castel Gandolfo sembra che il terremoto in sé non c'entri molto: la croce avrebbe avuto bisogno di manutenzione già da un po' di tempo. Ma ora che il diavolo, cioè il sisma, ci ha messo la coda, i vigili sono dovuti correre a rimediare. Ben quattro squadre si sono impegnate nell'operazione di risistemazione della gran-de e pesante croce di ferro, e il loro lavoro non è stato semplice. «Abbiamo dovuto raggiungerla ad un'altezza di più quaranta metri, e la forma della cupola ci ha impedito di salire in verticale». Insomma, ci sono volute diverse ore di lavoro e l'intervento di una gru per allontanare il pericolo che gravava sulla piazza del paese. L'augusto inquilino del palazzo accanto, comunque, non si è accorto di niente, e ha continuato a svolgere i suoi impegni come da calendario, compreso l'incontro con il ministro degli esteri iracheni. Quanto alla croce, è stato sufficiente stringere un bullone che si era allentato facendola inclinare su un fianco: non c'è stato quindi bisogno di rimuoverla.