Un ritrovamento definito «clamoroso» per la storia dell'arte del Novecento, «il più importante mai avvenuto» secondo gli esperti. Sotto una cortina muraria di epoca successiva sono emersi circa 80 metri quadrati di pitture di Giacomo Balla (1871-1958), parte di un'opera futurista notissima agli storici ma che si credeva distrutta e dispersa, fino a ieri. Si tratta del celebre Bal Tic Tac, il locale decorato e dipinto dal maestro futurista a Roma nel 1921, che per quegli ambienti progettò ogni dettaglio, dal palco per l'orchestra fino ai mobili e alle lampade. Le pitture, a tempera, in discreto stato di conservazione, saranno restaurate. Vicino al Palaexpò, in un edificio oggi di Banca d'Italia Del Bal Tic Tac erano finora noti disegni preparatori di figure danzanti, oggi conservati in musei o battuti in aste internazionali. Era nota l'insegna luminosa (anche questa andata perduta), la più eccentrica della città, con lettere maiuscole a comporre il nome BALTIKTAK ciascuna delle quali formata da un danzatore stilizzato con gambe zigzagate e braccia levate (fu subito chiusa dai Vigili del Fuoco perché in contrasto con il decoro della Capitale). Noto anche - sempre grazie alle cronache del tempo, a qualche rara foto e a testimonianze varie - l'indirizzo del tabarin: via Milano, nei pressi del Palazzo delle Esposizioni, subito all'uscita del Traforo. Ed è esattamente qui, in via Milano 24, in un edificio oggi di proprietà della Banca d'Italia, che quanto resta del Bal Tic Tac è invece tornato alla luce in seguito a lavori nell'immobile, destinato ad accogliere uno spazio museale della Banca d'Italia Opera in discreto stato di conservazione Sotto una cortina muraria realizzata in anni successivi sono emerse le tipiche linee dinamiche e colorate del segno futurista di Balla, primo esempio, qui, di quella Ricostruzione futurista dell'universo auspicata da stesso Balla e da Fortunato Depero in un famoso «Manifesto». Un testo nel quale i due artisti teorizzavano il superamento del quadro e l'invasione dei moduli futuristi nel campo della decorazione, della moda, del mobilio, del cinema, degli ambienti. Il soggetto delle pitture: figure astratte che evocano il movimento Il soggetto delle pitture del Bal Tic Tac: si tratta di una composizione astratta, sui toni prevalenti del rosso e del blu, realizzata con la sintesi dinamica del movimento tipica del Futurismo. I corpi sono assenti. Nulla resta dei danzatori e delle danzatrici di cui parlano le cronache del tempo, composte unicamente da linee che descrivevano i contorni delle figure, con tratto continuo. Un modo di dipingere che oggi forse può stupire meno, ma che all'epoca appariva rivoluzionario («Une danseuse à l'éventail scrisse una cronaca di una rivista parigina - décompose ses mouvements et simultanément en imprime dans l'espace le souvenir rythmique»), tanto più in un locale pubblico, primo dancing-cabaret della Capitale, inaugurato da Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del Futurismo, in persona. Balla e la cravatta di celluloide con dentro una lampadina accesa Come ricordava Elica Balla, figlia dell'artista, in quell'impresa per la quale Giacomo fu pagato 4.000 lire Balla fu affiancato, in qualità di assistente, dall'artista Luigi Verderame, il quale a sua volta ricordava che il maestro, la sera dell'inaugurazione, si presentò indossando una futuristica cravatta di sua invenzione, «di celluloide trasparente con dentro una lampadina accesa». «Danza, movimento, allegria ricordava Elica l'artista era felice di svolgere questi temi i quali riflettevano una gioia che pure, per un attimo, aveva brillato alla fine della Guerra». La scoperta È avvenuta nel 2017, durante le indagini preliminari per la ristrutturazione della palazzina. Con la supervisione della Soprintendenza speciale di Roma, negli ultimi mesi sono state riportate alla luce le superfici decorate superstiti, presenti in quella che fu la sala di ingresso del locale. I locali al primo piano, dove si trovava la sala da ballo, hanno invese subito nel corso del Novecento radicali trasformazioni. Restano queste pitture al piano terra, a lungo coperte e nascoste da superfetazioni e controsoffittature, da boiserie e da tinteggiature successive. Il restauro è già avviato. Le pitture saranno ovviamente lasciate nella posizione originaria e diverranno parte del Museo per l'educazione monetaria e finanziaria della Banca d'Italia (apertura prevista nel 2021). Casa Balla in via Oslavia, messa in sicurezza In occasione del ritrovamento è stata anche annunciata la messa in sicurezza di Casa Balla, l'appartamento in via Oslavia dove il pittore futurista visse dalla fine degli anni Venti alla morte, nel 1958. Straordinariamente decorata anch'essa, a lungo sotto sequestro per contese fra gli eredi, sarà ora restaurata (con finanziamento di Banca d'Italia) e accessibile, in un futuro, al pubblico. Raggiunto l'accordo con gli eredi Balla.
Corriere della Sera
19 Ottobre 2018
Futurismo, Giacomo Balla mai visto: ritrovati 80 metri quadrati di pittura
ED
Edoardo Sassi
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
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