Abbandonata a se stessa la vecchia laveria di Naracauli I Rifiuti tra muri pericolanti, rottami e pozzi scoperti: la vecchia laveria di Naracauli, patrimonio dell'umanità, è abbandonata a se stessa. Patrimonio dell'umanità, come dichiarato dall'Unesco, ma in balia di visitatori senza scrupoli e con scarsa considerazione della cultura e della storia dei luoghi. La laveria di Naracauli è lì con tutta la sua imponente bellezza, nonostante sia ridotta a un rudere, in una suggestiva vallata che riecheggia ancora di lavoro e di sacrifici. Una visione che affascina tanti e tanti sono quelli che si fermano per una fotografia o una ripresa da riportare a casa come ricordo della vacanza. Una tappa obbligata per chi si reca a Piscinas. Una istantanea con lo sfondo delle famose bifore finite sui depliant e sui giornali di. tutto il mondo e via verso il mare. Ma c'è chi non si accontenta di vedere e riprendere i ruderi dalla strada o dalla collina di fronte. VARCHI. Un varco nella rete e via a spasso in mezzo a muri pericolanti, vecchi rottami arrugginiti e pozzi scoperti, giù fino alle discariche dello sterile e al canale di scarico delle acque. Con in mano naturalmente la macchina fotografica o la videocamera ma incuranti dei pericoli e dei danni che si possono ancora arrecare. Si è visto persine qualcuno sbracciarsi dalla sommità del muro sopra la bifora per vantarsi davanti agli amici rimasti prudentemente a terra e farsi fotografare. E altri che utilizzano i pochi ripari dei muri sbrecciati per i propri bisogni, prima di lasciare la vallata. Persine mamme sconsiderate che aiutano i propri figli a scavalcare una recinzione fatiscente. Eppure proprio la presenza della rete, anche se in condizioni instabili, e i cartelli dovrebbero far capire che non si può entrare tra i resti dell'attività mineraria. Tutti i cantieri minerali e le strutture pericolanti qualche anno fa erano state messe in sicurezza, cosi venivano definite le recinzioni o la muratura degli ingressi dei pozzi. Da allora controlli e ripristini zero. VIGILANZA. «La vigilanza dei siti spetta al proprietario, noi possiamo solo fare normale servizio» sostiene il comandante dei vigili Bruno Serpi. Un compito che spetterebbe quindi all'Igea, la società regionale che gestisce il patrimonio ex minerario dell'Erri ora in capo alla Regione. Ma dell'Igea nessuna traccia e senza vigilanza sono anche gli immobili recuperati o in via di recupero come il Palazzo della Direzione o Pozzo Gai e altre strutture. «Sono preoccupato per i danni che si possono arrecare alle strutture e ai ruderi di Naracauli, che sono comunque un patrimonio storico, ma anche per il pericolo che corrono le persone» afferma il sindaco Raimondo Angius. L'altra mattina, appena informato dei fatti, ha predisposto una lettera per chiedere l'intervento dell'Igea. «Ho scritto tante volte per diverse cose, ma questi non rispondono mai» dice Angius. Di beni minerari e della loro destinazione si dovrebbe parlare nella prossima conferenza di servizio, a cui parteciperanno anche i comuni e l'Igea, che dovrebbe tenersi a settembre.