Il 30 agosto scorso, nella chiesa di San Giuseppe dei Falegnami a Roma non è crollato un soffitto. È crollato quel soffitto: un cassettonato in legno, decorato con lamina d'oro e opera (1611 circa) di Giovan Battista Montano. Sempre nella chiesa ai piedi del Campidoglio si trova la Natività di Carlo Maratta, esempio di cultura classicheggiante del Seicento che poi influenzerà anche il secolo successivo. Insomma, se a Roma (o in una qualsiasi altra città italiana) crolla un tetto, non sarà quasi mai un semplice tetto. Il «Bello dell'Italia», l'inchiesta del Corriere della Sera che indaga sul patrimonio culturale del Paese, è arrivato al suo terzo anno di vita e apre, con questa prima doppia pagina, il «mese del bello», come abbiamo ribattezzato ottobre. E, proprio perché c'è soffitto e soffitto, il tema che ci guiderà sarà quello della cura: sappiamo davvero prenderci cura di quello che abbiamo? Abbiamo o stiamo coltivando le competenze giuste per riconoscere i soffitti-opere d'arte da quelli che opere non sono? E che cosa facciamo per proteggere le chiese come quella di San Giuseppe dei Falegnami dalla massa di turisti che puntualmente (e giustamente) corteggiamo quale benzina per la nostra economia ma che non riusciamo ancora a incanalare in percorsi alternativi e più sostenibili? Così, da oggi, sul sito e sul quotidiano ci occuperemo di città d'arte da salvaguardare e da valorizzare; di siti archeologici dimenticati ma anche di quelli riscoperti con buone pratiche (per esempio il Parco dei templi di Agrigento, che ha inaugurato un progetto interessante sulla capra girgentana) ; dell'industria che cresce nel rispetto del territorio e di quel territorio che riesce a reinventarsi in nome di un'identità. Pagine di inchiesta, un canale dedicato (www.corriere.itbello-italia) con gallerie, video, interviste approfondimenti, un supplemento che uscirà il 23 ottobre, e, come da tradizione, una serie di micro-festival organizzati in diverse città, con la formula dell'evento itinerante e diffuso. Questa volta abbiamo scelto tre città di cui due ugualmente importanti sul piano culturale, ma segnate da diversi tipi di «fragilità»: Matera e Venezia. La città lucana, per anni definita «la vergogna d'Italia» per il degrado nel quale versavano i sassi, è Capitale Europea della Cultura 2019, esempio quindi di un rilancio importantissimo ma non esente da rischi: come conservare («curare», diremo) quel paesaggio pietroso e bellissimo che continua a sedurre artisti e registi di tutto il mondo? In che modo far crescere economicamente quella fetta di Sud Italia senza un impatto negativo sul patrimonio culturale? Ma il dibattito sarà affrontato anche al nord, in quella Venezia che ogni giorno deve curare una bellezza «soffocata» dai turisti e coniugare il futuro produttivo con la sostenibilità ambientale della laguna. Punto di partenza: la riconversione realizzata dall'Eni dell'area industriale di Marghera. Finale del nostro viaggio a Milano, la città del «Corriere», dove il fascino delle nuove architetture si lega a una secolare tradizione produttiva. Perché solo se troviamo il nodo giusto tra bellezza e economia riusciremo a evitare che quel soffitto romano crolli nell'indifferenza generale.