Ritrovati anche monili egiziani. "Facciamone un parco archeologico" Nel cuore di Pantelleria il supermarket dell'antichità. Era il XVI secolo avanti Cristo, appena qualche secolo prima che in Grecia sorgessero città mitiche come Micene, Argo e Tirinto e Pantelleria era già un emporio marittimo importante perle rotte commerciali che si spingevano lungo coste più orientali del Mediterraneo, probabilmente uno degli scali più antichi insieme a quelli compresi tra il delta del Nilo, l'odierno Libano e Israele. A raccontarlo è una parure di gioielli appena scoperta in una capanna del villaggio preistorico di Mursia, sulla costa nordoccidentale dell'isola, le cui caratteristiche corrispondono ai monili ritrovati a Qau el Kebir in Egitto e risalenti al cosiddetto «periodo intermedio», ovvero tra il 1700 e il 1550 avanti Cristo. La scoperta, che oggi pomeriggio sarà presentata dal sindaco Salvatore Gabriele al castello Barbacane di Pantelleria, risale a subito dopo Ferragosto, durante lo scavo a Mursia diretto dall'archeologo Sebastiano Tusa e condotto dalla Soprintendenza ai beni culturali di Trapani, in collaborazione con le università degli studi di Bologna e con la Suor Orsola Benincasa di Napoli: in una delle ultime capanne dell'insediamento preistorico di Mursia, sotto il tetto crollato, c'erano un paio di orecchini in bronzo e una collana di grani in pasta vitrea con un pendente centrale in bronzo appuntito che richiama la forma di cuore. Ritrovati vicino a dei vasi e salvati da un sacchetto di stoffa di cui sono state trovate le tracce di tessuto, con la collana di grani in pasta vitrea sistemata all'interno degli orecchini, che a sua volta erano posti uno accanto all'altro. Sono scampati così, per caso, dal crollo del tetto della capanna del villaggio preistorico, probabilmente causato da un incendio appiccato da ignoti invasori, forse pirati, che portò alla tine dell'insediamento di Mursia. «Fino a oggispiega Tusa ad attestare i collegamenti di Pantelleria con la Grecia e l'area orientale del Mediterraneo c'erastatasolo la scoperta, l'anno scorso, di una perlina di collana di cobalto blu con un filo d'oro di provenienza egiziana e alcune ceramiche. Ora questo ulteriore ritrovamento di gioielli chiaramente importati dall'Ori ente ci indica che nel XVI secolo avanti Cristo c'erano contatti commerciali regolari tra Pantelleria, l'Egitto e la Siria». Ma come è possibile determinare con certezza la provenienza degli oggetti ornamentali? «Ce lo dicono i materiali e la foggia dei gioiellirisponde l'archeologo II bronzo con cui sono realizzati gli orecchini è una lega che proveniva da Cipro o dall'Anatolia. E il vetro, in Sicilia, non era stato ancora scoperto: era presente sicuramente in Egitto e in Mesopotamia ma nell'area occidentale arriverà solo intorno all'VIII-VII secolo avanti Cristo, con la colonizzazione fenicia. Inoltre gli orecchini hanno una sezione piano convessa (e non rotonda) del diametro di 6 centimetri, come alcuni oggetti ornamentali riscontrati nei siti egiziani databili tra il 1700 e il 1500. Ed egiziana ci appare anche la collana i cui grani hanno una tonalità di colore tendente al blu cobalto e al giallo oro». Gioielli che probabilmente i mercanti delle coste orientali portavano in Sicilia in cambio di ossidiana pantesca, ma anche di prodotti agricoli, derrate, forse anche di schiavi o di donne. Il villaggio di quest'ultimo ritrovamento aveva una grande necropoli costituita dai «sesi», strutture circolari a tronco di cono, costruite con tecnica megalitica (grandi massi sovrapposti) e adibite esclusivamente a funzioni funerarie, ignoti al di fuori di Pantelleria. Gli scavi effettuati nell'isola, che gli Arabi chiamarono Bent el Rion ("Figlia del vento") per la presenza sferzante e continua dei suoi venti marini ci dicono che gli insediamenti più antichi sono testimoniati a partire dall'età del Bronzo, e cioè ai primi secoli del II millennio avanti Cristo, anche se è certo che popolazioni provenienti dalla Siciliae da Malta si rifornissero di ossi-diana pantesca anche un millennio prima: fu Paolo Orsi alla fine dell'Ottocento a comprendere per primo l'importanza del villaggio fortificato di Mursia e della vicina necropoli costituita dai sesi. Per la ripresa dei lavori bisognerà attendere gli anni Sessanta: solo allora la Soprintendenza archeologica di Palermo restaurò il sese più grande, l'Università di Roma accese i riflettori sulle vesti già della Pantelleria fenicio-punica e quella di Pisa tornò sull'insediamento di Mursia. Ma dal 2000 gli scavi sono ripresi in maniera sistematica in diverse zone dell'isola, grazie alla collaborazione di diverse università e il Comune di Pantelleria. Oltre che in duezone del villaggio di Mursia, e'è un cantiere aperto sull'acropoli di Cossyria, dove nell'agosto di due anni fa sono state ritrovate le tre teste marmoree raffiguranti Cesare, Tito e Agrippina. E dove dieci giorni fa la scoperta di un basamento ha confermato la presenza di un tempio romano; ma ci sono reperti anche al lago di Venere, dove c'è un santuario punico-romano, e a Scauri, con il suo villaggio tardo-romano di pescatori e il relitto di una nave coeva. «Ora la scommessa è la creazione di un parco archeologico di Pantelleria che metta in rete tutte queste aree archeo-logiche sparse a macchia di leopardo sull'isola sottolinea Giuseppe Gini, soprintendente ai beni culturali e ambientali di Trapani Su nostra proposta, era già stato votato nel 2003 in Consiglio regionale, e anche la perimetrazione dei siti era stata avviata. Adesso alla luce delle nuove scoperte sarà neces-sario apportarvi delle modifiche; tra l'altro, per illustrare al pubblico la struttura delle capanne del villaggio preistorico, ne ricostruiremo alcune in si tu secondo le tecniche costruttive e i materiali originari». A sollecitare una tempestiva istituzione del parco è il sindaco di Pantelleria Salvatore Gabriele: «Ora tocca all'assessore Pagano emettere al più presto il decreto istitutivo». Ma sull'argomento l'assessore frena: «Sullarealtà archeologica di Pantelleria e' è una grande attenzione dal punto di visto politico, tecnico e finanziario. Ma sull'istituzione del parco procederemo con molta cautela: prima di portare in aula il disegno di legge su questa nuova realtà, bisogna far funzionare il Parco archeologico di Agrigento, che ancora stenta a decollare». Le sorprese di Mursia non sono finite, perché i gioielli si aggiungono ad alcuni ritrovamenti delle scorse campagne di scavo, in corso dal 2000, che hanno portato alla luce anche anfore «cananee» provenienti dalla costa palestinese, oltre alla perlina di cobalto e a frammenti di vasi provenienti dall'Egeo e dal Peloponneso, un frammento di vaso egiziano e rame da Cipro. «Erano contenitori per derrate ali mentari, olio, vino resinato, che ci forniscono altri elementi per affermare che tra queste civiltà, che erano tra le più progredite del Mediterraneo e gli abitanti di Pantelleria, probabilmente Sicani, c'era un sistema mercantile consolidato, non dei contatti sporadici. E che l'isola rappresentava uno dei più antichi empori commerciali, in questo sistema di ricerca di sbocchi mercantili sempre più vasti».