È il primo dei diciassette edifici "nascosti" nel Real Bosco di Capodimonte, che già ospita la reggia, destinato a una precisa funzione e ormai operativo. Perché le pietre vanno tutelate, ma anche rigenerate e fatte vivere, oltre a farle vivere da chi vuole essere parte della loro storia. Strutture funzionali al "sistema" di reggia borbonica, poi col tempo dimenticate, ma magnifiche. La Capraia, al tempo dei Borbone stalla per le capre con stanze per il personale di Capodimonte che accudiva animali e coltivazioni e successivamente scuderia per cavalli, è stata completamente restaurata ed è diventata una foresteria per studenti stranieri assegnati con borse di studio al "Centro per la storia dell'arte e dell'architettura delle città portuali". L'edificio, nel mezzo di un prato non distante dall'istituto artistico Caselli e prossimo alla Fagianeria, sarà la "casa" di studenti che per quattro mesi, a gruppi, potranno risiedere e portare a termine le loro ricerche sulle dinamiche delle città portuali e altri luoghi di interscambio culturale nel mondo, dall'antichità a oggi. Il direttore Sylvain Bellenger ha presentato l'iniziativa e l'intero pomeriggio è stato riservato al welcome colloquium, il colloquio di benvenuto, con Elizabeth Duntemann e Peter Michael Levins di Philadelphia (Temple University e Brown University), Anatole Upart, russo ma da 25 anni americano, dall'università di Chicago, e c'è anche un italiano ormai inglese: Fabrizio Ballabio, figlio del ricercatore napoletano Andrea. Ciascun giovane studioso approfondisce tematiche legate all'economia, la storia sociale, l'architettura nelle città italiane che attraverso la navigazione e il viaggio più in generale, hanno creato collegamenti tra i popoli ed esportazione di saperi. L'iniziativa è stata realizzata in collaborazione con l'Edith O'Donnell Institute of Art History di Dallas in Texas, per il quale era presente uno dei direttori, Sarah Kozlowski e con l'Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centrale, Pietro Spirito. «Il Centro studi della Capraia - ha detto introducendo la nuova vita di una parte del Bosco di Capodimonte che dall'arrivo di Bellenger si sta animando e vive di un interesse risvegliato, mentre prima era conosciuto prevalentemente nel quartiere - è il primo tassello del grande campus culturale di Capodimonte, sempre più multidisciplinare, che intende offrire ai visitatori tutte le forme di arte e cultura. Lo studio di come l'arte e l'architettura di Napoli - ha continuato il direttore di Museo e Real Bosco - sia stata influenzata dalla natura portuale della città è per noi molto interessante». Interessanti gli argomenti di queste prime ricerche: l'edificio dei Granili, mastodontico palazzo di Ferdinando Fuga, la cui architettura era affetta da gigantismo come fu anche per l'Albergo dei Poveri, nacque per essere deposito di grano e merci sul porto e diventò ricetto di senzatetto, come raccontò Anna Maria Ortese. Gli Incurabili nel '600, che fanno parte di uno studio sugli ospedali delle città del Mediterraneo. E due tematiche non napoletane, come la costruzione di una comunità straniera (slava) a Roma e l'architettura e le politiche culturali di epoca fascista sull'Adriatico. Un salone conferenze al piano terreno, una sala studio con terrazza e vista sul Bosco, le stanze ai piani superiori per gli studenti che di semestre in semestre (quello dei campus americani è di quattro mesi) verranno a Napoli. Sulla scia delle foresterie, Bellenger concederà al Dipartimento di storia dell'arte, architettura e beni culturali della Federico II il fabbricato Coletta per collocarvi la prima scuola del digitale d'Italia. Il primo collegamento sarà in rete con la Capraia, e poi via via, con il Grande progetto Capodimonte si aggiungeranno gli altri edifici. I costi del restauro di questo erano già stati sostenuti da fondi regionali Fesr 2013, ma la palazzina non era mai stata utilizzata e resa abitabile prima.
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29 Settembre 2018
Accademia Capodimonte, nella Capraia restaurata un centro studi sui porti
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