Non ci si stancherà mai di dire che le parole vanno pesate: è il primo insegnamento che un buon genitore dà ai propri figli («misura le parole») e un buon insegnante ai propri allievi quando, parlando, perdono il controllo e, come si dice, vanno sopra (o sotto) le righe. È un principio ba-se che a maggior ragione dovrebbe valere per un personaggio pubblico, un politico: se poi il politico è un ministro della Cultura, allora quel principio vale al quadrato o al cubo. Chi non governa il proprio linguaggio come può governare un Paese? Invece, parlando a Palermo di immigrati, Alberto Bonisoli, certamente con buoni propositi, si è avventurato in un paragone delicatissimo con le piante ed è scivolato su un aggettivo sostantivato decisamente infelice, «infestanti»: riferendosi alle specie che senza adeguato acclimatamento rischiano di invadere il campo e di guastare l'habitat. Una metafora che allude al parassitismo nefasto della gramigna e della fillossera e che, estesa ai rapporti tra le persone, acquista inevitabilmente una valenza truce e anche peggio.