L'ecomostro di Posillipo: dopo cinque ore di minacce, tensioni e resistenze, gli agenti rinunciano «ORA basta con questi mezzucci: l'abuso di villa Martinelli deve andar giù al più presto», èl'affondo del presidente regionale dei Verdi Alberto Patruno. Che non sfugge ai quesiti del caso. «Vogliamo essere fiduciosi che l'assessore comunale Amedeo Lepore continuerà a lavorare a fondo, affinché tutti gli ostacoli possano essere finalmente rimossi e si possa vincere questa battaglia in nome della legalità e dell'ambiente. Vogliamo augurarci che la prossima volta ci sia tutta la forza pubblica necessaria: quella che solitamente si impiega per fare scomparire gli abusi perpetrati da soggetti più deboli». L'operazione Martinelli scatta di buon mattino al 42 di via Posillipo, pochi passi a valle di piazza San Luigi: nessuno immagina che finisca in un nulla di fatto. Automezzi, operai e dirigenti comunali arrivano intorno alle 8 fin sotto quei quattro piani di cemento grezzi, sui quali va avanti ormai da decenni la complessa querelle tecnico-giudiziaria che ha già coinvolto tutte le passate giunte comunali, oltre alla Soprintendenza, al Tar e al Consiglio di Stato, il cui recente e definitivo pronunciamento ha indotto il sindaco a decidere per la demolizione. Villa Martinelli, stando agli ultimi provvedimenti della giustizia amministrativa, è sorta su un fianco tra i più panoramici e vincolati della costa di Posillipo quando le eventuali autorizzazioni erano già da considerarsi superate: dunque, non è mai stata "condonabile", deve andare giù. Intorno al suo caso è nata anche una mobilitazione di comitati cittadini, abitanti del quartiere e associazioni ambientaliste. Solo pochi mesi fa, era scattata una nuova denuncia inviata a sindaco, prefetto, presidente della Regione e dellaProvincia: si temeva il completamento dei lavori. Così arrivarono i vigili urbani a presidiare il vecchio "mostro". Ieri mattina, dopo l'ultima sentenza del Consiglio di Stato che da ragione al Comune, parte il blitz che doveva essere l'ultimo. Con venticinque uomini delle forze dell'ordine di scorta. Si prevede d'altro canto la resistenza di proprietari e dipendenti della società edile impegnata a Completare il"mostro". I venti carabinieri e i cinque agenti del commissariato Posillipo trovano infatti dodici operai asserragliati sui quattro piani. Comincia la lunga mediazione. Il caso vuole che, sul cantiere, si fronteggino due rivali con lo stesso nome: Gambardella 1 e 2. Da un lato e' è difatti il battagliero ingegnere Gianfranco Gambardella, titolare del "mostro"; dall'altro l'architetto Giuseppe Gambardella, collaboratore del dirigente comunale Maria Aprea, responsabile del servizio anti-abusivismo. Il primo contesta al secondo di aver già inviato una denuncia penale contro l'amministrazione che, a suo parere, gli avrebbe nascosto la licenza edilizia del 1960: atto che avrebbe appena recuperato ed esibito ai magistrati il profilo giudiziario non è ancora chiuso, dunque? Intanto gli operai restano in bilico su quei piani senza ringhiere. Troppo alto il rischio di intervenire con la forza, per trascinarli in salvo e fare posto ai primi interventi di recinzione e demolizione. Dopo cinque ore, d'intesa con i vertici della questura, si decide: sospendiamo. Per la seconda volta, dalla terrazza con vista mare di Villa Martinelli.a sparire sono le ruspe.
POSILLIPO: "Abbattete Villa Martelli" ma le ruspe fanno dietrofront
L'ecomostro di Posillipo, cioè la villa Martinelli, è stata oggetto di un blitz dei vigili urbani e delle forze dell'ordine. Dopo cinque ore di tensioni e resistenze, gli agenti hanno deciso di sospendere gli interventi di demolizione. La villa, che è stata oggetto di una lunga querelle tecnico-giudiziaria, è stata dichiarata illegale e deve essere demolita. La mobilitazione di comitati cittadini e associazioni ambientaliste ha contribuito a far scattare l'operazione. I proprietari e i dipendenti della società edile impegnata a completare il cantiere hanno resistito agli agenti, ma alla fine sono stati convinti a lasciare i lavori.
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