Bagnoli. C'è un buco di sette milioni. In forse la mostra «Futuro remoto» Napoli. Piange perfino il robot "Bit", la mascotte amatissima dai bambini. Da quando Città della Scienza è in ginocchio il piccolo eroe tecnologico non ha più tanta voglia di raccontare favole perché pare che abbia detto proprio così, con la sua voce metallica che trasporta i piccoli ascoltatori in un mondo fantastico «bambole non c'è una lira». E la stessa frustrazione è vissuta dagli 84 dipendenti del grande parco interattivo di Coroglio che ha fatto di tutto per allinearsi al disastro della Bagnoli mai nata. «Il buon umore qui è sepolto da tempo, il dibattito si alimenta solo dei rancori personali. Che fanno più male anche perché ogni giorno le cattive notizie non ce le facciamo mancare. Ora sappiamo che non ci sono i soldi per pagare le rate del debito con l'Enel e il rischio che stacchino la luce è concreto. E' naturale, le stesse persone non possono gestire un Ente per trenta anni». Il piatto è vuoto: "Futuro remoto", il fiore all'occhiello con "Corporea", è in dubbio «e se dovesse saltare equivarrà ad una anticipazione del funerale», la mensa è chiusa, il bar funziona a singhiozzo, e i dipendenti lavorano «con la morte nel cuore». Anche i rapporti interpersonali sono saltati e l'immagine che più dà l'idea della tensione è la tenacia con cui Vittorio Silvestrini e Vincenzo Lipardi, due storici fondatori, si sforzano di evitarsi. La giornata (martedì) anche meteorologicamente, non mette di buon umore. La spiaggia è deserta, il vento forte solleva nuvole di sabbia ma non si porta via le ombre e i misteri di una follia collettiva che ha minato le basi di una operazione di straordinaria forza attrattiva. Basti pensare che ancora oggi il weekend a Città della Scienza è, forse, la meta preferita dai napoletani. «Ma è acqua che non leva sete», commenta una giovane ricercatrice. L'incendio, del quale ancora non si conoscono i mandanti, ha avuto effetti devastanti, ma danni ingenti sono stati provocati dalla gestione criticabile per eccesso di fantasia chiamiamola così ma non rende appieno l'idea dei costi reali delle capitalizzazioni e dell'Iva ritenuta erroneamente detraibile nell'operazione-Corporea e dallo scontro interno, soprattutto generazionale, all'insegna del potere. Il risultato è una voragine di circa sette milioni (più altri 15 ottenuti come risarcimento per l'incendio e utilizzati per tappare i buchi). «E ci metta pure l'assalto quotidiano dei fornitori che chiedono di essere pagati e gli stipendi dei dipendenti, ne mancano 7 e ormai non sappiamo a quale santo votarci», ci dicono all'ufficio legale. Attraversando il piazzale di Città della Scienza, intanto, tornano alla mente del cronista le parole del presidente Carlo Azeglio Ciampi che nel 2001 obbligò i dirigenti a concludere in un anno i lavori per la costruzione dello Science center. Il Capo dello Stato tornò a gennaio del 2003, apprezzò la solerzia, ma dietro la facciata tutti sapevano, tranne l'ospite, che l'opera era stata, come si dice, impupazzata , cioè arrangiata; Città della Scienza come il G7, insomma. A conti fatti le due intuizioni hanno funzionato, ma solo in parte, perché nella fase decisiva della crescita e del consolidamento del progetto l'altra Napoli ha ripreso il sopravvento. In questi giorni l'impegno dei lavoratori è stato riconosciuto dalla Regione ma le belle parole non riempiono il piatto e noi a questo siamo: «Le dichiarazioni dell'assessore regionale alla ricerca, Antonio Marchiello commenta il responsabile dell'ufficio legale Raffaele D'Angiò vanno nella direzione giusta, ma bisogna fare presto, commissariassero tutte le strutture che vogliono, qui siamo al limite della sopravvivenza». Questo significa ripiano dei debiti e caccia ai grandi soci che non rispettano gli impegni (Pop di Ancona, Università di Camerino e Città metropolitana di Napoli), taglio degli stipendi più alti e un turnover nelle stanze dei bottoni perché in una società dalla Regione i dirigenti devono essere avvicendati dopo tre massimo cinque anni: «Va bene, del resto sono queste le nostre richieste per evitare il fallimento».