Domenica 23 settembre 250 volontari hanno tirato via una tonnellata di rifiuti dalla Villa Comunale: una vera discarica. A luglio, un'altra pulizia straordinaria con task-force comunale di 40 uomini: dei 10 giardinieri assegnati al sito, 6 hanno limitazioni fisiche. A intervistarli, denunciano la cronica carenza di mezzi, risorse, pezzi di ricambio e controllo. La Villa Comunale nasce da Ferdinando IV e Carlo Vanvitelli: giardino pubblico sul mare che guarda la Crypta Neapolitana. Dopo il 1799 in cui è usata come poligono, il governo francese ne attua l'ampliamento: diventa la passeggiata romantica borghese. Dai primi caffè vanvitelliani, agli stabilimenti balneari dello Sbarcatoio della Vittoria e di San Leonardo, quest'ultimo, si trasformerà in loggetta a mare, pista da ballo del giovedì negli anni '20 dell'800. Il graduale inserimento delle sculture e dei sedili di piperno, il Pompeiorama, le esposizioni ottocentesche; l'acquario Dohrn, la cassa armonica e il trottoir di Gasse, ne denotano alla fine dell'800 un luogo di cultura. Gli atti vandalici non sono mai mancati: tra schiamazzi e qualche rissa, un soldato rompe e trafuga le dita al gruppo del Ratto di Proserpina (1813). Con l'Unità, la Villa Nazionale diventa Comunale (1869) e si pensa all'idroterapia seriamente come volano industriale. L'ampliamento degli stabilimenti non fu mai eseguito, fino alla perdita definitiva del contatto col mare dopo l'apertura di via Caracciolo (1883). Le vicende del '900 iniziano con le visite entusiaste di personaggi illustri come Paul Klee, Pablo Picasso, Igor Stravinsky, e seguono coi pittori nostrani che ritraggono la villa e i suoi frequentatori (Pratella, Crisconio, Tammaro). Restaurata alla fine degli anni '40 dopo la guerra, i concorsi ippici diventano un cult e pure i giochi di Piedigrotta, si trasformano in luna park stabile con la ruota panoramica negli anni '60. La villa si fa set: dal cartone Disney «Neapolitan mouse» (1954), «Totò Peppino e la Malafemmina» (1956) a «La Cassa Armonica d'un tempo» (1987). Fino al 2010 per quasi dieci anni, vi si svolgeva una bella rassegna estiva di film (Cineville Partenope). Un primo restauro della Cassa Armonica parte nel 1989 insieme alle manutenzioni parziali del 1994; tra il 1997-99 si colloca l'intervento dell'Atelier Mendini: 3 chalet verso il mare cancellata, illuminazione e ripristino del verde. Tutto violentemente contestato, fino al tribunale con sentenza del 4 aprile 2002 a favore dei lavori eseguiti. La villa da allora, ha subito un graduale declino di cui l'annus horribilis è il 2013: si organizza un funerale simbolico, la Cassa Armonica giace abbandonata dall'Americans Cup -arriva al 2017 con grandi polemiche- e si contestano gli invadenti cantieri dell'Ansaldo a seguito dell'abbattimento di 31 alberi ad alto fusto per «ragioni di sicurezza». Sulle pagine di questo giornale il geologo Riccardo Caniparoli denuncia il taglio come conseguenza dello sconvolgimento idrogeologico provocato dalla nuova metropolitana. Ancora sul Corriere (2016) si denuncia l'abbandono di una statua monumentale per mesi mentre continuano proteste, flash-mob e mobilitazioni. Degrado del patrimonio statuario e botanico, la presenza di senzatetto con ripetuti incendi (2011, 2014 e 2017) e quest'anno l'affittopoli dei circoli, si associano alla ormai storica fatiscenza del Circolo della Stampa. Dal 2009 il cantiere dell'ex casina dei fiori è fermo, nonostante un Por Campania 2000-2006, in cui si annunciavano un milione e 340mila euro di investimento. Interventi spot ci sono stati nel corso degli anni: qualche albero qua e là, cestini della spazzatura, aggiusti all'impianto idrico che puntualmente d'estate risulta fuoriuso, per arrivare alla «cementificazione» annunciata del viale di tufo. Positivo è il restauro della Casina Pompeiana e parzialmente dell'Acquario Dohrn. Saltuari concerti, fanfare e giornate non possono però bastare alla ripresa della villa. Manca un progetto che tenga conto di un sito reale borbonico a tutti gli effetti: la Villa Comunale è un corpo di memorie storiche costituito da un patrimonio architettonico, botanico e scultoreo. A venti anni dal suo restyling che aveva comunque il merito di pensare integralmente il sito, non possono più bastare pulizie straordinarie e la buona volontà dei cittadini.