Il sindaco di Lesina riduce la zona protetta: ammesse costruzioni anche a 25 metri dal mare Sanatoria per Torre MiLeto GIULIANO FOSCHINI LE QUATTROCENTO case abusive di Torre Mileto non saranno più demolite. Anzi, diventeranno parte integrante dell'»intorno naturalistico costituito da dune e vegetazione di pregio». La sostituzione del cemento alla macchia mediterranea, delle verande di plexiglass alla sabbia fine e bianca sulle rive del lago,è avvenuta miracolosa a Lesina. L'amministrazione comunale, a guida centrodestra, ha deciso di apporre una piccola variazione al Pirt, il piano d'intervento di recupero territoriale: era previsto l'abbattimento di circa 400 case a Torre Mileto, il meraviglioso istmo che collega la laguna al mare. Ora invece saranno distrutte soltanto una ventina di costruzioni, forse meno. Il sindaco di Lesina, Giovanni Schiavone, da pochi giorni entrato a far parte del consiglio d'amministrazione del Parco del Gargano, ha deciso di ridurre da ottanta a 25 metri il "cordone dunale", si legge nella delibera, "nel quale dovranno essere imposte la demolizione delle costruzioni dislocate sull'arenile". Perché? Si tenterà, è scritto sempre nella delibera, un'"ipotesi alternativa che, attraverso un ulteriore livello di approfondimento progettuale del recupero, valuti la possibilità e le condizioni di coesistenza tra fabbricati condonati e l'intorno naturalistico costituito da dune e vegetazione di pregio". Il cemento inteso come bellezza naturale ha scatenato la polemica. Sul piede di guerra è scesa Legambiente con un comunicato durissimo della segreteria nazionale che attacca frontalmente il sindaco Schiavone, ma che colpisce quello che secondo l'associazione ambientalista sarebbe il "mandante" dell'iniziativa, il sindaco di Sannicandro Garganico e vice presidente del Parco, Meandro Marinaci. "Il vice presidente del Parco è un abusivo dicono gli ambientalisti perché è proprietario di una casa a Torre Mileto". Conflitto d'interessi dicono gli ambientalisti. "In una recente riunione tecnica scrive Legambiente Marinaci è riuscito a dire che per risolvere il problema cemento nel parco nazionale del Gargano c'era un'unica opportuna soluzione: una revisione radicale dei confini dell'area protetta che escludesse tutte le zone come Torre Mileto e tutte le aree dove le amministrazioni intendono costruire. Il riferimento continuano era alla zona confinante, dove intende costruire un porto turistico, nonostante a pochi chilometri esistano già quelli di Rodi Garganico e Cagnano Varano". Marinaci rispedisce le accuse al mittente: "La mia casa non era tra quelle che doveva essere abbattuta. E comunque sono contro le demolizioni". Sulla stessa linea è il indaco di Lesina che spiega come "la variazione del Pirt faccia parte della nostra politica, in discontinuità con quella della giunta di centrosinistra che ci ha preceduto". Schiavone spiega di "non essere d'accordo con gli abbattimenti. Noi vogliamo spiega salvaguardare le famiglie che negli anni hanno acquistato quegli immobili, non per speculare ma semplicemente perché non sapevano fossero contro legge. Il nostro progetto ha un contenuto di natura socio-politica". Legambiente non ci sta. E chiede l'intervento del presidente Vendola per bloccare la delibera, che prima di essere operativa deve essere avallata dal progettista del Pirt. L'assessore al Demanio, Guglielmo Minervini, ha fatto già partire i primi accertamenti. Il presidente del Parco, Giandiego Gatta, è in ferie: "Non conosco la vicenda spiega prima di esprimermi ho bisogno di leggere le carte".
PUGLIA: Polemica sul Gargano, salvate 400 case abusive
Il sindaco di Lesina, Giovanni Schiavone, ha deciso di ridurre la zona protetta del Parco del Gargano, consentendo costruzioni anche a 25 metri dal mare. Le case abusive di Torre Mileto, che erano destinate all'abbattimento, ora saranno demolite solo una ventina. La decisione è stata presa dopo un'analisi del Pirt, il piano d'intervento di recupero territoriale, che ha valutato la possibilità di coesistenza tra le costruzioni condonate e l'intorno naturalistico. La Legambiente ha reagito duramente alla decisione, accusando il sindaco Schiavone e il vice presidente del Parco, Meandro Marinaci, di conflitto d'interessi.
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