Digiti "Italia" e per fortuna non vengono fuori fake news, né riferimenti alla polemiche politiche, al continuo braccio di ferro sui migranti, ai vaccini, al debito pubblico o al reddito di cittadinanza. Sotto quell'hashtag si apre una sterminata galleria di bellezze: mare, montagne, centri storici, monumenti famosi e dimenticati, vigne, cantine, buon cibo e contadini che ancora coltivano prodotti di qualità. Trentasei milioni di fotografie, un po' rielaborate e un po' no, che sulla vetrina di Instagram raccontano il più bello che abbiamo e che per tanto tempo avevamo trascurato di mostrare al mondo. Tutto quello che migliaia di pro-loco non potrebbero mai fare è opera di sconosciuti, di gente semplicemente armata di telefonino che si emoziona per un tramonto o un panorama e che rinuncia a tenere per sé la maestosità di un palazzo antico. Se fosse un ufficio turistico sarebbe il più efficiente di sempre, aperto ventiquattr'ore su ventiquattro, con un numero di operatori continuamente in crescita e capace di mandare il proprio messaggio sempre più lontano. I risultati, comunque, si vedono lo stesso e una parte importante del flusso turistico che invade le spiagge e anche località finora sconosciute, quello che vivacizza i centri storici delle città d'arte e che arriva nei paesi dell'entroterra, si è messo in viaggio spesso partendo da una foto. Facendosi catturare da una gallery e decidendo di inseguire un hashtag che spesso e volentieri è molto più efficace di tanti messaggi pubblicitari. I nuovi operatori turistici italiani sono circa 19 milioni e sono tutti volontari. Promuovono le nostre bellezze e qualche volta neanche se ne rendono conto. In un anno sono cresciuti del 36 per cento e scorrendo tra le pagine di Instagram, il social fatto solo di fotografie e video, si nota quanto l'Italia ottenga giustizia grazie alle immagini. Con la bellezza, d'altronde, non abbiamo concorrenti. Gli appassionati di Instagram, che si fanno chiamare "Igers", sono un esercito molto difficile da controllare, perché entrano in azione ovunque e senza coordinamento. Basta uno smartphone e con qualcosa di bello da immortalare il gioco è semplice. Tra i tanti fotografi che ogni giorno attraversano le nostre regioni da qualche anno sono nate alcune community: quella degli "Igers" è certamente la più ricca e vanta 520 associazioni sparse in tutto il mondo. Il gruppo italiano in questo fine settimana ha letteralmente invaso la Sardegna e scatenato una specie di guerra di immagini su quattro zone diverse dell'isola. Con la benedizione della Regione che spera anche così di allungare la stagione turistica. Il risultato è un bombardamento di foto su panorami, tramonti, cibi, costumi tradizionali, musei, siti archeologici, città e stradine che nessuno conosceva e che alla fine dell'estate si trasformano in luoghi magici. Così nascono le tendenze e da un giorno all'altro anche angoli inesplorati della nostra Italia diventano di moda. «Se in molti inquadrano una roccia, o una cascata, che chissà perché nelle inquadrature viene sempre bene, allora tutti decidono di andarci per fare qualche scatto - sottolinea Ilaria Barbotti, presidente di IgersItalia - Cosa succede nel giro di pochi mesi? Che anche quei luoghi diventano una nuova destinazione turistica. Sapere quanti visitatori si muovono dopo aver visto le nostre foto è difficile da sapere, ma tutto il materiale che finisce in rete, la crescita di alcuni hashtag dimostra che il meccanismo è esattamente questo». Lo sanno bene gli operatori turistici di Marzamemi, località marina del comune di Pachino, in provincia di Siracusa, che nel grande social italiano è diventata una specie di star. Con conseguenze ovviamente positiva per il flusso di visitatori e l'economia locale. «In Toscana ci siamo trovati ad affrontare una sfida opposta - racconta Antonio Ficai - Da qualche tempo su Instagram vanno di moda le foto dei cipressi di Crete Senesi, nel territorio di Asciano, in provincia di Siena. Ma chissà perché venivano associati a una località sbagliata. Allora il sindaco ci ha chiesto aiuto: abbiamo scatenato un attacco fotografico per ripristinare la verità e in poco tempo ci siamo riusciti. Finalmente quelle immagini finiscono sotto il nome della località giusta e anche a Crete Senesi arriva tanta gente per tentare di scattare foto sempre più belle». La zona del Conero, sull'Appennino umbro-marchigiano, ma anche i borghi delle Cinque Terre raccolgono i frutti di questa campagna promozionale a costo zero. E lo stesso vale per Castelluccio di Norcia e i paesi dei Monti Sibillini, messi in ginocchio dal sisma e rimessi in vetrina grazie a un'operazione di solidarietà-fotografica organizzata dalle comunità di Igers. Le regioni che si sfidano a colpi di hashtag sono sempre Sicilia e Sardegna che si ritrovano su Instagram con 16 e 12 milioni di immagini. «Anche dalle nostre parti il contagio social ha fatto scoprire ai turisti luoghi meravigliosi e sconosciuti - racconta la coordinatrice sarda della comunità Igers, Alessandra Polo - Un esempio è quello delle piscine naturali di Cane Malu, nella zona di Bosa: fino a due anni fa solo in pochi ne conoscevano l'esistenza e ora sono costantemente invase dai visitatori. Al punto che gli abitanti della zona quasi detestano Instagram per aver "violato" un paradiso che prima era solo per loro».
La Stampa
23 Settembre 2018
Alla scoperta delle bellezze d'Italia, così le foto su Instagram fanno bene al turismo
NI
Nicola Pinna
La Stampa
Artista / Persona
Bene culturale
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