Villa Adriana è uno dei siti archeologici più significativi del mondo. Ed ha un fascino straordinario che si trasforma con il passare delle ore. E diventa irresistibile al crepuscolo. Quando i suoi colori, i suoi profumi, mutano. L'atmosfera diventa ambrata. Con il calar del tramonto Villa Adriana non si lascia guardare, ammalia. Certe sere d'estate, la palla incendiata del sole, scendendo, si riflette sull'enorme vasca del Pecile e mentre i cigni ci sguazzano accanto, tutt'intorno sembra magico, incredibilmente antico ed attuale, silenzioso e poetico. Ma non c'è da stupirsi. Quel tutt'intorno è il massimo del bello che ha voluto per la sua villa a cinque stelle Adriano. l'imperatore-esteta che - come ricorda la Yourcenar - sentiva dentro di sé il peso della bellezza del mondo. Ecco, quindi, tra gli ulivi secolari, fasci di luce stagliarsi sul Canopo: sulle Piccole e sulle Grandi Tenne: sul Teatro Marittimo, l'angolo privato dell'imperatore, sul cenotafio di Antinoo il bellissimo giovinetto di cui Adriano innamorato, e su colonne e capitelli disseminati ovunque. Allora i marmi cambiarne» colore, chiaroscuri giallo miele, rosso granato. La Villa è il sogno realizzato di questo imperatore spagnolo che parlava greco invece del latino e regnò nella prima meta del II secolo d.C. Da fine architetto, viaggiatore, e fautore della pace Adriano non volle una donms qualsiasi, ma una polis di 140 ettari con terme distinte per ospiti e per schiavi, vasche, monumenti, biblioteche riscaldate e persino una rete viaria sotterranea per la servitù ed il trasporto merci. Una casa più estesa della città di Pompei; un luogo incantato ed incantevole dove riprodurre, a venti chilometri dalla caotica Roma, le architetture più belle del mondo. In questa passeggiata notturna nella storia ti guidano il fascino e le fiaccole. E le rovine sembrano parlare, raccontare. E' per questo che alle visite guidate serali - infarcite di testi greci e latini, maxischermi e voci di sottofondo - è stato dato il nome di «Rovine Parlanti». Le rovine al crepuscolo. Quando la fantasia è stimolata dai colori e non abbagliata dalla luce, raccontano di quando, qui, l'imperatore organizzava incontri e banchetti, si immergeva nella lettura, tirava le redini dell'impero, passeggiava fianco a fianco al suo Antinoo. La visita parte dal Pecile, riproduzione di un portico greco con una vasca di fronte. Adriano lo volle per rendere più semplice la digestione dei suoi ospiti dopo i banchetti. Consigliava di percorrerlo sette volte, avanti ed indietro, passi per due miglia e mezzo, per aiutare a smaltire le cibarie, che si consumavano più in là, al Canopo, la lunga vasca costeggiata da statue, riproduzione di un canale navigabile egiziano, come ricorda un grosso coccodrillo. Pranzi che Adriano seguiva dal Serapeo, ancora ben visibile, insieme a 18 ospiti prescelti. E dove l'imperatore, stanco del vociare, faceva calare una tenda d'acqua. Poi c'è la sosta davanti alle Grandi Terne, riservate agli schiavi e al Palazzo delle Tre Esedre, le terme degli invitati illustri. Ed ancora la visita nell' area privata della villa, il Teatro Marittimo, che non è un teatro, ma la vera casa di Adriano: camere con latrine (un vero lusso per i tempi), studiolo. peristilio, il tutto circondato da un canale un tempo superabile con due ponti girevoli. Di notte girarci attorno è un piacere immerso. Si specchia, dorato, sul canale e di i giochi di luce ed ombra sono indescrivibili. Ma la villa di Adriano non è tutta qui. Negli ultimi anni, gli scavi della Soprintedenza archeologica del Lazio hanno riportato alla luce le Cento Camerelle, le dimore degli schiavi, e l'Antinoeion, il cenotafìo del giovinetto bitine innalzato a divinità. Ed, ancora, ci sono ettari da scavare.
Le notti del bello dentro Villa Adriana
Villa Adriana è uno dei siti archeologici più significativi del mondo, noto per il suo fascino straordinario, soprattutto al crepuscolo. L'atmosfera diventa ambrata e silenziosa, con un'atmosfera magica e poetica. La villa è il sogno realizzato dell'imperatore Adriano, che volle creare una polis di 140 ettari con terme, monumenti, biblioteche e una rete viaria sotterranea. La visita guidata serale, con testi greci e latini, è stata chiamata "Rovine Parlanti" a causa delle rovine che sembrano parlare e raccontare.
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