Passavano tutti da Pantelleria. Gli egiziani, i greci di Cipro e degli arcipelaghi dell'Egeo, gli abitanti del Medio Oriente e del Nord Africa in varie epoche raggiungevano l'isola siciliana sulle rotte dei loro commerci. Una centralità geografica che ne fece una specie di emporio che giocava un ruolo di primo piano nel sistema mercantile del'antico Mediterraneo. Il ritrovamento di gioielli, probabilmente egiziani, annunciato dal Soprintendente del mare, Sebastiano Tusa, dopo quello delle teste romane di Pantelleria del 2003, conferma il ruolo dell'isola come culla dell'archeologia siciliana. I rinvenimenti sono stati effettuati nel corso degli scavi del villaggio di Mursia vicino al mare e costituito da due sezioni a quote differenti. Quello più alto era difeso da un grande muro ancora oggi parzialmente visibile. Ma anche ali' esterno dell'area fortificata, verso il mare l'abitato continuava. Il villaggio, scoperto già alla fine dell'800 dall'archeologo Paolo Orsi, è stato sottoposto a campagne sistematiche di scavo a partire dal 2000. «Abbiamo ripreso gli scavi» ha detto Tusa «nel 2000 concentrando l'attività in due aree del villaggio: terrazza bassa e intermedio. Si è già avuta la scoperta di interessanti tracce dell'area abitata costituita da capanne circolari ed edifìci quadrangolari che, in una seconda fase di vita, si uniscono formando edifici multicamerali complessi». Una complessità architettonico-urbanistica che fa emergere contatti marittimi con l'Oriente mediterraneo e in particolare con l'Egitto e con la Grecia mesoelladica. «È stato possibile» ha detto il direttore degli scavi Tusa «quindi, evidenziare un chiaro processo di acculturazione architettonica che porta le comunità locali ad affiancare alla classica capanna circolare isolata altri vani in modo da realizzare edifici complessi alla maniera orientale». A risaltare è un edificio multicamerale con ambiente quadrangolare, parzialmente intaccato da una trincea militare dell'ultima guerra mondiale, molto ricco di suppellettili in ceramica. In tutte le capanne sono stati inoltre ritrovati i focolari per cucinare e riscaldarsi durante i mesi invernali, ma anche macine, mortai e vasi. «Alle capanne» dice Tusa «si accedeva attraverso piccole porte dotate di gradini perché il piano interno alla capanna era più basso di quasi un metro rispetto al piano esterno. Del tetto abbiamo trovato talvolta consistenti porzioni. In almeno tre casi esso era piatto ed era costituito da terra adagiata su un'armatura di piccole traversine di legno alternate simmetricamente a bastoncini». Già dalla fine dell'800 Pantelleria ha acquisito una grande importanza archeologia. A scoprirla e a cominciare gli scavi fu proprio Paolo Orsi che, incurante dei disagi invernali, visse nell'isola tra il dicembre del 1894 e il febbraio del 1895 per raccogliere la più completa rassegna di dati sulle antichità pantesche.