Esposto alla Procura: "Sono fuorilegge, toglieteli" Spuntano come funghi. L'ultimo è apparso davanti alla stazione della Funicolare di Chaia, appena restaurata. Ma ora l'elenco dei cartelloni pubblicitari "fuorilegge" (tecnicamente: "quadri topografici", metà pubblicità e metà informazioni) che derogano alle norme del "codice Urbani", il decreto legge 422004 sulla tutela ambientale e paesaggistica, sono finiti all'attenzione della Procura di Napoli. La Soprintendenza ai Beni Architettonici ha infatti inviato una denuncia contro il Comune che non ha ottemperato alla rimozione. Pugno duro, dunque, degli uffici dei Beni Culturali a Napoli contro l'amministrazione comunale. Un braccio di ferro che dura da tempo e va avanti a colpi di note, veti e ordini di rimozioni. Intanto, secondo indiscrezioni, un'altra"determina dirigenziale" firmata dagli uffici di Palazzo San Giacomo prevede l'invasione di altri mille cartelloni pubblici-tari mentre ancora si procede alla collocazione di 750 "quadri": ottanta da installare soltanto al Vomere. NE ARRIVERANNO altri. Saranno collocati in vie e piazze della città. Li chiamano "cartelloni".Tecnicamente "quadri topografici", metà informazioni e metà pubblicità, "cugini" dei totem già installati nel centro di Napoli. La nuova invasione prevede l'installazione di mille tabelloni, di quelli piccoli, come recita l'ultima "determina dirigenziale" dell'amministrazione comunale. Un altro tassello del piano di arredo urbano varato dal Comune di Napoli. Un piano che finora non ha tenuto conto dei veti, ordini di rimozioni, violazioni paesaggistiche e ordinanze comunicate a Palazzo San Giacomo dalla Soprintendenza. Ora però gli uffici del ministero dei Beni culturali a Napoli hanno spedito quelle ordinanze perentorie, in cui si chiede la rimozione dei maxicartelloni "fuorilegge" in prossimità di monumenti e vedute paesaggistiche, all'indirizzo della Procura della Repubblica. Un esposto in cui, caso per caso, vengono elencate le installazioni pubblicitarie che derogano al decreto legge 422004, più conosciuto come "codice Urbani": via Morelli, Maschio Angioino, piazza Municipio, Riviera di Chiaia, piazza Sannazaro, via Caracciolo. Un'azione, quella della Soprintendenza ai beni architettonici, che rompe la tregua con il Comune, dopo i ripetuti inviti diretti all'amministrazione a fornire elenchi e planimetrie. L'ultimo ordine perentorio di rimozio -ne è stato inviato anche alla "Jolly", società concessionaria che si è aggiudicò le cinque gare con un progetto di Vittorio Mendini, e per conoscenza, ad alcuni dirigenti comunali. Il braccio di ferro tra Soprintendenzae Palazzo San Giacomo è iniziato con i "totem" (150), installati senza le necessarie autorizzazioni. Contro il Comune si sono schierati ambientalisti e circoscrizioni: deturpavano il paesaggio e le aree di interesse storico e artistico. È continuato con un'altra ondata di cartelloni, 750, piccoli e grandi (alcuni sono alti due metri e sessanta centimetri e larghi un metro e quaranta), tutti concentrati nel centro, a Chiaia e nella zona collinare del Vomero. E anche qui proteste, anticipate dai continui veti, se l'installazione era contraria al "codice Urbani", del soprintendente Enrico Guglielmo. A scendere in campo la circoscrizione dei Decumani e quella del Vomero, dove il piano prevedeva l'installazione di ottanta cartelloni. «Abbiamo una partita aperta con la società Jolly e l'amministrazione: il tentativo è di ridurre l'invasione. Soprattutto a via Cilea dove è scattata la protesta dei commercianti», spiega il presidente della circoscrizione, Francesco Licastri. E mentre si è riuscita a bloccare l'installazione di un mega tabellone vicino alla Villa Floridiana, un altro "quadro topografico" è apparso all'improvviso davanti alla facciata della stazione della funicolare di Ghiaia, uno dei tanti esempi dello stile Liberty che caratterizza il quartiere collinare. Ora la Soprintendenza ha mostrato i muscoli, denunciando per la prima volta alla Procura l'amministrazione comunale, per l'invasione "fuorilegge" dei tabelloni. Le installazione sono iniziate nell'ottobre del 2003. Gli interventi, a fronte dell'aggiudicazione degli spazi pubblicitari, sono stati offerti gratuitamente dalla Jolly che si fatta carico di realizzare 150 colonne totem, 102 quadri informativi, 20 chioschi in marmo, 250 paline, 100 orologi, 600 cestini portarifiuti, 200 panchine. Operazione a costo zero per il Comune, ha sempre sostenuto l'assessore Luca Esposito, e che fa affluire nelle casse di Palazzo San Giacomo circa 3 milioni di euro all'anno.
Tabelloni, altolà al Comune
La Soprintendenza ai Beni Architettonici di Napoli ha denunciato la Procura della Repubblica per l'invasione di cartelloni pubblicitari "fuorilegge" nella città. I cartelloni, che derivano dalle norme del "codice Urbani" e del decreto legge 422004 sulla tutela ambientale e paesaggistica, sono stati installati senza le necessarie autorizzazioni. La Soprintendenza ha inviato una denuncia contro il Comune di Napoli, che non ha ottemperato alla rimozione. La Soprintendenza ha anche inviato una determina perentoria alla Procura, in cui vengono elencate le installazioni pubblicitarie che derogano alle norme.
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