A inglesi e statunitensi vengono venduti "pezzi" di grande valore recuperati nei siti archeologici dell'Italia meridionale. Nelle splendide sale del Paul Getty Museum dì Malibù (Usa) è finita, per esempio, una meravigliosa scultura bronzea dissepolta dai "tombaroli" a Strangoli. Dal centro del Crotonese la statua è stata trasferita in Svizzera e da lì trasferita in aereo verso la California. Nessuno sapeva dell'esistenza del reperto: il ritrovamento e la successiva commercializzazione non avevano infatti mai superato i confini della clandestinità. Almeno fino a quando, nel corso di una perquisizione, gl'investigatori dell'Arma non hanno messo le mani sulle foto del reperto custodite gelosamente da un mercante d'arte. Sul retro delle pellicole era indicata la provenienza dell'opera e la data di ritrovamento. I carabinieri del capitano Raffaele Giovinazzo non hanno faticato molto per far "cantare" l'astuto commerciante. La statua era stata individuata in un sito archeologico crotonese e poi venduta, solo una serie di veloci passaggi di mano, a dei ricchi statunitensi. La confessione ha determinato ricerche incrociate svolte sul mercato europeo e americano. Dopo mesi di accertamenti è saltata fuori la verità, scomoda e imprevedibile. Il reperto era esposto a Malibù, tra le opere di maggior valore del Paul Getty Museum. Lo scorso anno gli uomini dell'Arma hanno recuperato a Firenze uno specchio in bronzo scomparso ottantanni fa ch'era stato recuperato a Locri, nel 1915 e poi esposto al museo di Siracusa da cui scomparve nel 1920. A Reggio Calabria sono invece state trovate tre tele rubate nella basilica di Santa Maria Maggiore di Napoli nel 1984. I dipinti erano finiti in un museo privato della città dello Stretto. Era rimasto a Cosenza, invece, il dipinto raffigurante una scena di vita di Tobia sottratto da un ladro nella chiesa del Duomo nell'ottobre del 2003. E sempre nel museo di Malibù sono stati individuati un migliaio di reperti provenienti dall'area archeologica di Francavilla Marittima. Si tratta di "pezzi" saccheggiati nelle scorso decennio e poi immessi nel mercato internazionale attraverso case d'asta svizzere. I carabinieri sono convinti di poter recuperare i reperti attraverso un mirato accordo tra i governi italiano e americano. Andrà davvero così? Difficile dare una risposta. L'esperienza insegna che le operazioni di recupero non sono mai semplici e scontate.
II mercato internazionale dei reperti archeologici
A Malibù, nel Paul Getty Museum, sono stati individuati reperti provenienti dall'area archeologica di Francavilla Marittima. Tra questi, una scultura bronzea recuperata dai "tombaroli" a Strangoli, che è stata venduta a ricchi statunitensi. La statua è stata recuperata grazie a una perquisizione e alla confessione di un mercante d'arte. I carabinieri hanno iniziato ricerche incrociate sul mercato europeo e americano per recuperare altri reperti. Nel frattempo, sono stati recuperati altri reperti provenienti dall'Italia, come uno specchio in bronzo scomparso a Locri e tre tele rubate a Napoli.
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