Basta mettere un piede nella sala per rimanere affascinati e tornare indietro nel tempo: in fondo alla stanza, custodito in una teca, c'è il "cannone", il violino di Niccolò Paganini. Un dono del musicista genovese che, per testamento, volle destinare alla sua città il suo strumento prediletto così che fosse "perpetuamente conservato". Il violino è solo uno dei tesori all'interno del polo museale di Strada Nuova, l'attuale via Garibaldi, la via rinascimentale e barocca dichiarata patrimonio dell'Umanità Unesco. Per far scoprire ai genovesi il patrimonio culturale della città, i musei di palazzo Rosso, palazzo Bianco e palazzo Tursi sono aperti gratuitamente ai residenti tutte le domeniche. Un modo per avvicinare i cittadini all'arte e alla cultura locale che sta avendo un ottimo riscontro. I musei statali genovesi, solo negli ultimi tre anni, hanno raddoppiato i visitatori toccando quota 205mila nel 2017, con una crescita del 91 per cento. E anche gli incassi hanno registrato un picco: nel triennio 2013-2016 c'è stato un incremento del 239 per cento. Un periodo felice per i musei della Superba che sembra scontato alla luce delle bellezze contenute nelle loro sale. Passeggiare lungo via Garibaldi e ammirare la bellezza delle facciate degli edifici storici è solo il preludio a quanto si possa trovare all'interno delle gallerie. A Palazzo Bianco si può trovare un'importante raccolta di pittura che va dal XVI al XVIII secolo: accanto a capolavori di artisti italiani come l'Ecce homo di Caravaggio, ci sono le tele di pittori fiamminghi come Hans Memling, Rubens e Van Dyck, ma anche opere di olandesi, francesi e spagnoli e una ricca collezione di pittura genovese datata tra il Cinquecento e il Settecento. Tra i quadri più amati dal pubblico c'è la Madonna della Candela del genovese Cambiaso o la tela Intrattenimento in un giardino di Albaro del ligure Alessandro Magnasco. Continuando il tour nel polo museale di Strada Nuova si arriva a Palazzo Rosso. L'edificio, costruito dall'architetto Pietro Antonio Corradi tra il 1671 e il 1677, è stato dimora della famiglia Brignole Sale; con i suoi pavimenti a mosaico e le sue collezioni di quadri, riuscì a stupire anche lo scrittore francese Gustave Flaubert, come si legge nelle Notes de voyages del 1845. I turisti affollano le sale di Palazzo Rosso camminando con il naso rivolo all'insù: gli affreschi di Gregorio De Ferrari, Govanni Andrea Carlone e Domenico Piola ornano le volte e i soffitti, così come fanno, sulle pareti, i quadri di Dürer, Veronese, Guercino, Strozzi, Grechetto e Van Dyck. L'ultimo, ma non per importanza, è Palazzo Tursi. L'edificio è il custode di una delle maggiori attrattive genovesi: il violino di Niccolò Paganini. All'interno del palazzo c'è una sala interamente dedicata al musicista. Il pezzo forte della collezione è il "violino Paganini": un pezzo unico, rimasto intatto nelle sue parti principali. La vernice è ancora quella originale tanto che, nella parte terminale della tavola armonica, reca il segno dell'uso da parte di Paganini. Oltre al "cannone", nel corso degli anni la collezione è stata ampliata con diversi cimeli appartenenti all'artista: si va dalla copia manoscritta dello spartito della Carmagnola fino al ritratto del musicista realizzato da Paul de Pommeyrac. L'offerta del polo museale di Strada Nuova non si esaurisce qui. Tra le iniziative di maggior rilievo ci sono un ciclo di conferenze e una mostra, entrambe di grande interesse. La prima è "Orientalismi. Il fascino dell'Oriente tra XVI e XVIII secolo" che si concluderà il 18 ottobre. Il filo conduttore è il dialogo tra due mondi lontani come quello occidentale e quello orientale: un percorso a tappe, dalle "moresche" alle "cineserie", dai "fiori indiani" ai "bizarre", che conduce il pubblico a riscoprire aspetti inediti della produzione artistica europea e dell'opera di grandi maestri occidentali. Un modo per svelare e cercare di capire luci e ombre di un dialogo interculturale che dura ininterrottamente da secoli. Si chiama "Mecenati di ieri e di oggi" invece la mostra che rimarrà a disposizione del pubblico a Palazzo Bianco fino al 28 ottobre. Curata da Raffaella Besta "presenta al pubblico una serie di dipinti di grande interesse, parte dei quali mai esposti in precedenza, restaurati negli ultimi anni grazie a sponsorizzazioni di privati e alla collaborazione con importanti istituzioni museali nazionali e internazionali". Tra le opere di maggior rilievo c'è di sicuro l'inedita tavola, realizzata da Lorenzo De Ferrari, intitolata Alessandro Magno scioglie il nodo gordiano, alla quale si affiancano quadri e tele di scuola fiamminga e italiana del Cinquecento e dei maestri genovesi del primo Seicento e dell'età barocca. «L'iniziativa del Comune sta avendo molto successo spiega Enrica Perilio dei servizi museali del Polo I genovesi stessi forse non sono a conoscenza del patrimonio culturale che la città custodisce: aprire al pubblico la domenica è un modo per avvicinare le persone alle bellezze dei musei genovesi». Così come si riempiono le sale dei Palazzi, anche il bookshop del Polo riscuote grande successo: «Stiamo lavorando per dare un servizio che sia originale e in linea con il concetto e la grafica dei Rolli». Le domeniche gratis per i residenti non si limitano solo ai Palazzi di Strada Nuova. All'iniziativa partecipano anche il museo civico di Storia naturale, con la sua grande collezione ornitologica e di mammiferi oltre alla sala paleontologica; il museo della Commenda, quello di Archeologia ligure di Villa Durazzo Pallavicini con le sue sepolture paleolitiche dalla grotta della Arene Candide e i corredi della necropoli preromana di Genova.
la Repubblica
16 Settembre 2018
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GENOVA - Una domenica per musei in Strada Nuova
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Gianluca Durno
la Repubblica
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