La Loggia conferma sempre più convintamente l'intenzione di candidare Brescia a capitale italiana della cultura per il 2022. Il fatto che nessuno abbia sollevato ironie, né abbia rievocato il tormentone della città «ricca e ignorante», la dice lunga sulla consapevolezza che Brescia va acquistando delle proprie caratteristiche. Se n'è parlato l'altra sera in un confronto pubblico fra il vicesindaco e assessore alla Cultura di Brescia Laura Castelletti e il sindaco di Mantova Mattia Palazzi. Quest'ultimo ha sottolineato alcuni aspetti del successo virgiliano (Mantova è stata capitale della cultura nel 2016) di cui Brescia farà bene a tenere conto. L'esperienza mantovana indica infatti che la candidatura non è un calendario di eventi, né una vetrina di bellezze cittadine esistenti, ma piuttosto un processo in cui vanno affrontati temi come l'accessibilità degli spazi urbani, le relazioni umane all'interno della città e soprattutto il tema di come la cultura possa ridisegnare l'economia della città diventando vero e proprio veicolo di rigenerazione urbana. Interessante anche il metodo individuato da Mantova (non è l'unico, ma è indubbiamente suggestivo) per elaborare l'idea di candidatura attraverso tavoli misti, pubblico-privati, non di settore (musicisti con musicisti, teatranti con teatranti) ma tematici (la sicurezza, le relazioni, gli spazi verdi, gli spazi storici). Una vicenda non isolata, comunque, quella della capitale della cultura 2016 visto che a due anni di distanza a Mantova si stanno sviluppando nuovi percorsi in tema di forestazione urbana ed è stata acquisita un'esperienza che ha portato a vincere moltissimi bandi europei e italiani, oltre a vedere incrementare sensibilmente e stabilmente le strutture ricettive e i flussi turistici. Quale la lezione per Brescia? Fatta salva l'incognita che sussiste non si sa ancora se il nuovo governo confermerà la nomina delle capitali della cultura, e quali criteri saranno scelti risulta interessante l'idea espressa l'altra sera dal vicesindaco di Brescia (e più volte lanciata da queste colonne) di una nuova grande biblioteca urbana e del rilancio delle biblioteche decentrate che oggi languiscono. Così come è persuasiva l'idea di puntare su Brescia come capitale della cultura del lavoro: una traiettoria in cui il Musil e la rigenerazione di via Milano entrano da protagonisti. In fondo, nella stagione in cui l'Unesco inserisce nel patrimonio mondiale una città industriale novecentesca come Ivrea, anche Brescia ha carte importanti da giocare. Forse vincenti.