Per tutta l'estate il Ministro Bonisoli aveva annunciato un profondo cambiamento del sistema delle gratuità. Avevamo accolto con favore le sue dichiarazioni perché aveva centrato uno dei problemi principali del nostro patrimonio culturale: la differenza abissale tra i siti famosissimi sovraffollati e quelli dimenticati sempre deserti. I nostri monumenti sono come pazienti; e come gli essere umani, anche loro soffrono di malattie diverse. Ci sono quelli affetti da sovraffollamento, come il Colosseo, Pompei, gli Uffizi: assediati, soffocati e danneggiati dai troppi visitatori. E ci sono quelli, tantissimi, malati di solitudine: stanno lì quasi deserti, aspettando che qualcuno voglia conoscerli; i loro custodi sono felici quando entra qualcuno. Alcuni siti rimangono vuoti anche se il biglietto costa solo 2 euro (meno di un gelato) e addirittura anche se sono gratuiti; ci sono posti dove bisognerebbe pagarli i visitatori, per farli entrare. Eppure gli Italiani continuano a parlare solo di gratuità o non gratuità, come se questo fosse il problema. Bonisoli ha subito capito la necessità di trattare diversamente i due tipi di malati, come farebbe un buon medico. Però alla fine le novità annunciate ieri dal MIBAC lasciano l'amaro in bocca. Non che le singole parti del programma non siano di per sé lodevoli: come non approvare i soli 2 euro per i giovani tra i 18 e i 25 anni (che invece ora pagano il ridotto)? Nel complesso però è rimasto un ventaglio di gratuità che ha perso proprio l'elemento migliore originariamente promesso: l'autonomia decisionale dei Direttori, per permettere flessibilità sulla base delle diverse esigenze dei siti. Sì, è vero, lascia la possibilità di aggiungere ulteriori gratuità, ma è una opzione minore. Inizialmente, invece, l'obiettivo di regolare i flussi era la linea guida. Dove è finito? Le poche cose scritte sembrano una capitolazione: al potere della propaganda, ai vecchi dirigenti che occupano ancora i posti chiave e alle polemiche montate da quasi tutti i media questa estate. Negli ultimi tre mesi abbiamo assistito a scene ridicole in TV: giornalisti che intervistavano gente per strada chiedendo a bruciapelo "lei è favorevole alle domeniche gratuite?" Provate a chiedere loro se sono favorevoli anche ai voli aerei gratuiti o ai cinema gratuiti una domenica al mese, vedrete che diranno di sì anche a quello. Abbiamo visto intellettuali che, intervistati, ne sapevamo talmente poco da confondere le domeniche gratuite con i "lunedì" e una volta a settimana invece che una volta al mese; ma naturalmente non hanno lesinato le loro opinioni e si sono dichiarati contrari ad eliminarle. Abbiamo letto su tutti i giornali paragoni senza senso con il British o altri paesi, citati senza tenere il minimo conto di una serie di elementi fondamentali da valutare caso per caso: sovvenzioni, entrate dai servizi aggiuntivi, ecc. Di fronte a tutto questo, l'impressione è che si sia optato per quello che avrebbe accontentato i più, piuttosto che la soluzione più innovativa: un boccone di carne lanciato a dei mastini all'attacco per calmarli. Noi invece avremmo voluto altro. Chiudo il cerchio sul titolo di questo testo. Il problema non è nelle gratuità, altrimenti tutti i siti da 2 euro e quelli già sempre gratuiti (esistono) sarebbero pieni. La questione essenziale dovrebbe essere l'educazione al patrimonio, per due fini diversi ma ugualmente fondamentali. Innanzitutto per capire ed apprezzare i luoghi che si visitano, perché è inutile spargere gratuità se poi la gente gira in un museo come in un negozio. Visitare i monumenti e avvicinarsi alle opere d'arte è qualcosa che si impara, non viene d'istinto. Il secondo obiettivo: insegnare a rispettare quei luoghi stessi. Non avremo mai tanti custodi da sorvegliare ogni opera d'arte in Italia. L'unica possibilità è che i visitatori imparino a proteggerli, da se stessi e dagli altri. Se è vero che il MIBAC non può cambiare i programmi della nostra scuola (rovinata dalle riforme degli ultimi 20 anni), può però fare tre cose: Primo, promuovere campagne per educare soprattutto i giovani al rispetto del proprio territorio e delle opere d'arte. Secondo, spingere i Direttori dei musei e monumenti a elaborare strategie al fine quasi di "fidelizzare" i visitatori e soprattutto di favorire i residenti. In questo senso ci sono già esempi, come la "Fidelity Card" del Parco Archeologico di Ostia. Ottima soprattutto la soluzione adottata dagli Uffizi, con l'abbonamento annuale e i biglietti diversificati sulla base di alta e bassa stagione. Terzo, collaborare con il Ministero del Turismo per invertire la rotta del turismo e spostare i flussi verso gli innumerevoli tesori trascurati. Su questo Franceschini è stato l'esempio di una politica esattamente opposta, per esempio destinando milioni alla ricostruzione dell'arena dell'unico monumento di Roma già afflitto da overtourism.Speriamo che il Ministro Bonisoli non si fermi e possa invertire la rotta degli ultimi anni. Isabella Ruggiero, Presidente AGTA Associazione Guide Turistiche Abilitate
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