Corteo fin sotto le finestre dell'arcivescovo Betori contro la chiusura del convento «Papa Francesco aiutaci tu». Trenta attivisti dell'associazione Beato Angelico per il Rinascimento, ieri mattina, si sono ritrovati davanti alla basilica di San Marco per lanciare un appello al Santo Padre, affinché scongiuri la chiusura del convento di Savonarola, e per un corteo silenzioso che ha attraversato il centro di Firenze. «I difensori di San Marco» (così si definiscono) hanno manifestato anche in piazza San Giovanni, sotto le finestre dell'arcivescovo Giuseppe Betori (che ha fatto sapere di essersi impegnato molto nella causa), e sulle gradinate della Badia fiorentina, definita «la chiesa di Giorgio La Pira». L'ordine domenicano nei mesi scorsi ha decretato la soppressione del convento a causa del suo spopolamento: negli ultimi anni solo 4 monaci sono rimasti a vivere in San Marco. Per loro è stato sancito il trasferimento sia nel vicino complesso di Santa Maria Novella (così come per la biblioteca, che diventerà un fondo «collegato» a quella di Santa Maria Novella) che in altri monasteri italiani, mentre l'attività della chiesa di San Marco e quella del museo proseguiranno. «Questo è un convento vivo dice Bash D'Abramo, anima della protesta Ogni settimana organizziamo convegni, incontri, spettacoli, mostre molto seguiti. Chiuderlo significa spegnere una luce su Firenze». Contro la chiusura del convento è stata presentata anche una petizione internazionale che ha visto l'adesione di ventimila persone, tra cui anche Franco Zeffirelli. «Mercoledì saremo in udienza privata dal Papa spiegano i partecipanti al corteo gli consegneremo le oltre 20mila firme raccolte. Questo convento non deve chiudere».