Nel mirino Translagorai, Serodoli e impianti TRENTO. Convegni, incontri, spettacoli. Ma anche escursioni e due record da Guinness. A trent'anni dalla loro istituzione, la Provincia celebra le aree protette del Trentino con un Festival che, da venerdì a domenica, coinvolgerà tutto il territorio provinciale. Si parte venerdì con il convegno «Reti e strumenti di gestione per le aree protette», mentre sabato, al Muse, si alterneranno laboratori, interviste e spettacoli. Domenica, invece, il palcoscenico saranno le stesse aree protette, con escursioni e attività e due Guinness dei primati: l'abbraccio degli alberi simultaneo più grande delle Alpi, previsto nel parco dello Stelvio, e la fila indiana più lunga al mondo di persone scalze in montagna, questa volta nel parco Paneveggio-Pale di San Martino. Intanto, però, se la Provincia festeggia, il mondo ambientalista rumoreggia e non proprio sommessamente su più fronti. Il primo motivo di «battaglia» è il progetto di «potenziamento» della Translagorai (ossia il trekking che percorre l'intera catena montuosa del Trentino orientale, tra le più selvagge della provincia), contestato da associazioni, ma anche da singoli appassionati di montagna, in particolare per gli interventi previsti nella zona del lago e della malga Lagorai, uno dei luoghi più incontaminati. A «insospettire», si legge nelle centinaia di commenti sui social, è in particolare la vicinanza dell'area sciistica del Cermis, la cui possibile espansione (dopo la contestata ferrata del Bombasel) preoccupa non poco. «Questo progetto è una farsa» tuona Luigi Casanova, rappresentante delle associazioni ambientaliste nella cabina di regia delle aree protette e dei ghiacciai. Che aggiunge: «Questo progetto ha due scopi: sostenere con altre attività, specialmente estive, l'azione della società funivie del Cermis (via ferrata, la malga Lagorai trasformata in rifugio con posti letto e ristorante, malga Cadinello, malga Valsorelo e prossimamente il ponte tibetano sul lago Lagorai) e avviare una penetrazione antropica sempre più diffusa nel tempo in un territorio che è rimasto ultimo santuario naturale del Trentino». La considerazione finale è amara: «Noi ambientalisti avevamo concesso ampia fiducia all'assessore e ai dirigenti della Provincia. A fine legislatura devo ammettere di aver sbagliato, di essermi illuso. Purtroppo l'istituzione provinciale e chi la rappresenta ha fatto il possibile per offendere le nostre sensibilità, per demolire la credibilità di ogni processo partecipativo». Ma a mettere in allarme gli ambientalisti sono anche alcune prospettive emerse nella zona della Rendena. In primo luogo, l'ipotesi di un collegamento tra l'area sciistica di Pinzolo e quella dell'Adamello, partendo dalla zona della Tulot per passare attraverso il rifugio Nambrone e poi il Conisello con la realizzazione di una nuova telecabina. Di qui, un ultimo impianto di collegamento fino all'arrivo della cabinovia Paradiso. «Ridicolo» si legge sulla pagina Facebook dell'Osservatorio spontaneo sul rispetto per l'ambiente. Il quale ha rilanciato anche l'intervento diffuso ieri dal candidato alle provinciali del Movimento 5 Stelle Alex Marini sulla questione che, di fatto, ha dato vita all'Osservazione: la tutela della zona di Serodoli, tornata sul tavolo dopo la recente assemblea delle Funivie Campiglio. «Serodoli scrive Marini è un gioiello prezioso e fragile a disposizione di tutti coloro che lo approcciano con rispetto. Si punta a indurre la politica a modificare le regole che tutelano l'ambiente e i beni comuni per privatizzarne la gestione». Il candidato è netto: «La monocultura dello sci richiede sempre più risorse a carico del pubblico per ritorni sempre inferiori. La strada da percorrere è un'altra». Intanto ieri il ministro Erika Stefani è tornata sul tema dei lupi: «Siamo per la tutela delle specie protette ma crediamo che attraverso dei criteri di mitigazione si possa giungere a una soluzione seria e definitiva».