Il sogno in bilico di Matera, capitale europea della Cultura 2019. In un'inarrestabile spirale masochista, il tema della città impreparata è diventato dominante. Il problema non sarebbero i soldi ma il coordinamento in una Regione il cui presidente, Marcello Pittella, è finito agli arresti domiciliari. Matera I vecchi materani sostengono che «per capire l'antifona» basti guardare la processione della santa patrona: da secoli, ogni 2 luglio, la Madonna della Bruna viene caricata su un trionfale carro di cartapesta, alla cui costruzione hanno contribuito per settimane maestri artigiani e associazioni; viene fatta sfilare tra ali di folla in tripudio; infine, mischiando sacro e profano con la medesima esaltazione, i fedeli mimano l'assalto dei saraceni e distruggono il carro che tanta fatica era costato, per costruirne uno nuovo l'anno dopo. Più o meno è ciò che rischia di accadere al grande sogno di Matera capitale europea della Cultura 2019: apoteosi e dissipazione, guarigione e ricaduta. «Più che altro siamo preoccupati per il 1 gennaio 2020, quando tutto sarà passato e resteremo soli con noi stessi e coi nostri guai», racconta amaro Eustachio Nicoletti, segretario della Cgil cittadina che pochi mesi fa ha pubblicato un duro dossier dal titolo «Matera 2019: l'opportunità mancata?», denunciando «ritardi e criticità» nella realizzazione di un progetto cui tutta l'Italia guarda ora col fiato un po' sospeso. Perché, se la sorte del carro patronale è una potente metafora dell'atteggiamento dei materani verso le cose della vita, il destino di Matera è metafora non meno potente del Paese intero e del suo genius loci capace di straordinari balzi e repentini scivoloni. Matera siamo noi. Dalla metà dell'estate, in un'inarrestabile spirale masochista, il tema della città impreparata è diventato dominante. «È una sfida enorme a cui forse non siamo pronti», ammette Luca, giovane manager tornato dal nord con moglie e figli a fine 2014, al tempo della proclamazione europea: «Pensavamo 'non posso perdermi questa stagione'. E ancora penso che andrà bene, alla fine. Però che ansia». Molti ragazzi di qui sono rientrati in questi quattro anni, molti hanno aperto bed and breakfast nella grotta dove magari i nonni avevano vissuto l'umiliazione di sentirsi vittime di una «vergogna nazionale» (parole di Togliatti), stesi com'erano sopra la stessa paglia di capre e vacche. Le strutture ricettive extra-alberghiere sono passate in tre anni da 157 a 556; il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso, che Carlo Levi mostrò al mondo nella loro condizione quasi preistorica, sono diventati mura di birrerie, pizzerie, paninoteche, volano di quattrini facili. Il tema è tuttavia scivoloso. «Noi non vogliamo rischiare... l'alberobellizzazione, mi passi l'orrendo neologismo», sorride Dora Cappiello, materana da generazioni e guida di lungo corso, riferendosi all'invasione selvaggia patita dalla vicina Alberobello, che un tempo era motivo d'invidia coi suoi trulli di successo e adesso suona come monito, qui su piazzetta Pascoli, dove bisogna farsi largo tra spintoni e richiami in giapponese e russo come in una domenica al porto caprese di Marina Grande. Dieci anni fa, quando Matera era ignorata dai più, Dora era sostenuta da suo marito, dipendente di una fabbrica di condizionatori; la crisi economica e il sogno del 2019 hanno rovesciato i rapporti in famiglia: adesso il marito disoccupato lavora con lei, il turismo in bicicletta sulle gravine va alla grande. Tuttavia la magia sembra incrinarsi. Non pochi giovani professionisti cominciano a ripartire per il nord. I più preoccupati sembrano i Cinque Stelle che hanno nel Mezzogiorno la «constituency» e dunque paventano maggiormente il flop. Il siparietto in cui Luigi Di Maio chiedeva a Michele Emiliano cosa stessero «facendo per Matera» (con l'imbarazzata risposta del governatore pugliese, «Matera è in Basilicata... ma stiamo lavorando al raddoppio della ferrovia dalla nostra parte») avrà pure divertito i social ma è soprattutto una spia d'allarme. La stessa accesa dai ministri grillini Alberto Bonisoli sui programmi culturali («ritardi difficili da recuperare») e Barbara Lezzi, planata in piazza della Visitazione, nodo strategico dell'identità cittadina, con parole di fuoco: «Metteremo in mora il Comune, non ho avuto collaborazione dal sindaco». Era fine luglio. Il problema non sarebbero i soldi, in teoria: un miliardo e 300 milioni nel masterplan , certo cifre più modeste in realtà, ma comunque quattrini veri, visto che un anno fa il governo Gentiloni firmò il contratto di sviluppo per Matera 2019, prevedendo interventi diretti sulla città per 106 milioni e sulla Basilicata per 284. Il problema è soprattutto il coordinamento: non facilissimo in una Regione il cui presidente, Marcello Pittella, è finito agli arresti domiciliari e in una città in cui l'anziano sindaco Raffaello De Ruggieri, eletto a destra e assai contestato dai pentastellati, ha compiuto un ribaltone appoggiandosi al Pd (la Fondazione, presieduta dall'ex sindaco Salvatore Adduce, pare più che altro camera di compensazione delle tensioni). Il governo punta a chiudere la partita delle spese nel 2019, molti materani vorrebbero invece benefici estesi al futuro meno prossimo: esemplare il caso del teatro Duni, che il Comune si batte per acquisire anche se l'intervento sforerà i tempi. Il dossier Cgil parla di «assalto alla diligenza all'interno di una confusione politica associata a un elevato grado di incompetenza amministrativa», snocciolando un lungo elenco di lavori a metà. Lo scorso maggio, davanti a sindacalisti e associazioni, Ruggieri ha sostenuto che lui guarda «il bicchiere mezzo pieno» e che certe «spigolose rilevazioni» lo lasciano indifferente. Una babele in cui ciascuno va per la propria strada. «Matera è drogata di turismo, il costo della vita è impazzito», lamenta Nicoletti che forse non ha tutti i torti a temere il 2020 più del 2019. Comunque vada, l'anno magico non può fallire. Ma averne in eredità un'immensa friggitoria sarebbe un affronto ben maggiore per quei Sassi dove 66 anni fa un commosso Emilio Colombo convinse De Gasperi a scendere, infangandosi le scarpe: per scrivere la legge che, davvero, ne avrebbe cambiato il futuro.
Corriere della Sera
12 Settembre 2018
Matera, il sogno e il nostro masochismo
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Goffredo Buccini
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
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