Il titolare dei Beni culturali illustra i suoi progetti futuri, compreso un nuovo concorso Con il fine settimana il Festivaletteratura entra nel suo momento più pieno e anche il ministro per i Beni culturali Alberto Bonisoli, arrivato ieri a Mantova per inaugurare la mostra dei 150 anni dell'Archivio di Stato, si concede un'incursione. Nel tardo pomeriggio è seduto in prima fila in piazza Castello per seguire la conversazione tra Carlo Lucarelli e Patrick McGrath, perché quello, fa capire, era l'incontro che si incastrava meglio nell'agenda. Pur essendo mantovano di Castel d'Ario, ammette che il Festivaletteratura è una realtà che conosce poco, ma la rassegna incassa comunque un endorsement in quanto «iniziativa che parte dal basso di cui essere orgogliosi». Bonisoli ai giornalisti parla delle due priorità del suo dicastero: il personale e la sicurezza. «Del personale dice abbiamo bisogno perché senza di esso questo ministero sta semplicemente morendo di inedia. Chi c'è lavora molto bene, ma abbiamo quasi mille persone che vanno in pensione ogni anno. Problemi come quelli che ci sono stati a Mantova per il lunedì dell'Angelo, con la chiusura di Palazzo Ducale per mancanza di addetti, potrebbero ricrearsi in tutta Italia. Stiamo parlando di risposte che non ci sono, di archivi che stentano a funzionare, di biblioteche che non aprono e questo non deve accadere. Per questo all'interno della Finanziaria davanti a tutto abbiamo messo un piano straordinario che includerà qualche migliaio di assunzioni nei prossimi due o tre anni. E deve esserci un nuovo concorso: è una questione di meritocrazia e credibilità». Sulla sicurezza, facendo riferimento al crollo nella chiesa di San Giuseppe dei Falegnami a Roma il ministro ha detto: «Non la vorrei nemmeno chiamare priorità, deve essere una costante. Devo entrare in una chiesa e avere la sicurezza di uscirne intero. Noi stiamo già lavorando. Abbiamo approvato una norma anticorruzione che va nella direzione di rendere più seria, responsabile e funzionale la macchina pubblica. Bisogna far capire che la tolleranza è meno di zero». Su una questione che da tempo agita il mondo editoriale, la riforma della legge sul libro che regolamenta gli sconti del prezzo di copertina, il ministro dice di voler sentire tutti le parti. «Non sono un editore. Per questo e per altri temi di cui mi sto occupando, dal diritto d'autore alle quote di produzione del cinema, ai finanziamenti a teatri o musei, il mio approccio è di partire con un tavolo di confronto. Soltanto dopo aver capito che cosa pensa chi va in trincea tutti i giorni, si può prendere una decisione. Può darsi che in alcuni casi, in chi è venuto prima, anche per legittime ragioni, abbia prevalso la fretta». Al Festivaletteratura c'è una piccola truppa di scrittori che, in qualche modo, si sentono un po' italiani. Non soltanto Jhumpa Lahiri che ieri con il sardo Marcello Fois («siamo due stranieri che scrivono in italiano»), ha raccontato del suo nuovo romanzo Dove mi trovo (Guanda), scritto nella nostra lingua con una torsione che parte dal bengalese usato per parlare con i suoi genitori («mia madre mi ha chiesto di tradurle qualche brano delle recensioni») e arriva all'inglese, lingua della lettura e del quotidiano. Della squadra fanno parte la fumettista tunisina-romana Takoua Ben Mohamed e l'albanese Elvis Malaj. Parlerà in italiano anche l'americano Michael Frank, cresciuto a Hollywood, autore de I formidabili Frank (Einaudi) che presenta domani al Palazzo di San Sebastiano (ore 10). Sperimentare per il Festivaletteratura è una parola chiave e anche la poesia cerca nuove strade a Mantova dove Bernard Friot, autore de Il mio primo libro di poesie d'amore (Il Castoro), parla di rime ai più piccoli. L'idea, dice Carla Nicolini del comitato organizzatore, «è proporre un approccio diverso dalla semplice presentazione». C'è una poesia che nasce per il teatro, come ha mostrato, nella serata d'apertura, il poeta romagnolo Nevio Spadoni, con È Bal. Ma anche con Voci del Novecento, questa sera (ore 20.45) al Conservatorio di musica Campiani. «L'idea dice Antonio Prete, poeta e critico, autore di Nostalgia (Raffaello Cortina), che con Elia Malagò cura l'incontro è di far sentire parole poetiche importanti, ma che sono state dimenticate, attraverso le voci di autori presenti al Festival. Siamo partiti da nomi che, pur essendo conosciuti, non arrivano a costruire un canone. Ma un festival deve sovvertire il canone». Così si sentiranno i versi di Primo Levi, di Rocco Scotellaro, di Antonia Pozzi, di Angelo Maria Ripellino, ma anche Lorenzo Calogero, Fernanda Romagnoli, Margherita Guidacci. Ne uscirà anche una plaquette, una piccola antologia, che servirà come punto di partenza per nuove scoperte.
Corriere della Sera
7 Settembre 2018
✓ Entità verificate
Mantova. Il ministro Alberto Bonisoli promette migliaia di assunzioni
CR
Cristina Taglietti
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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