iPubblichiamo in versione integrale sul sito Patrimoniosos l'articolo del Prof. F. D'Andria, dal titolo "L'Archeologia come pretesto in un tempo di crisi", già pubblicato in versione ridotta in "La Gazzetta del Mezzogiorno" in data 5 settembre 2018i "Ammutinamento neolitico": è il titolo, efficace ed ironico, di un recente articolo di Serena Russo, apparso sul Corriere del Mezzogiorno; si racconta una vicenda emblematica della tragica situazione dell'Archeologia nel nostro Paese. Lo scenario è ubicato a Palese, una delle periferie di Bari, dove era prevista la costruzione di un complesso di villette. La scoperta dei resti di un villaggio neolitico, risalente a circa 8000 anni fa, dà origine ad un intervento di scavo sistematico, condotto in collaborazione tra Soprintendenza Archeologica e Università di Bari. Le indagini portano alla luce notevoli testimonianze, si concludono con la "bonifica" dell'area da ogni manufatto archeologico e permettono di aggiungere un altro tassello alla conoscenza della più antica frequentazione del territorio in cui, molto più tardi, si svilupperà l'insediamento barese. Del resto indagini precedenti avevano evidenziato altri importanti insediamenti preistorici, sia lungo la costa a nord, in località Titolo, sia a sud di Bari, in particolare intorno alla zona di Torre a Mare, con la scoperta di villaggi fortificati e, perfino, di opere dell'arte neolitica, come l'idoletto di Cala Scizzo. Già nel 1988 una memorabile Mostra a Bari, dedicata all'Archeologia della città, dalle origini all'età bizantina, aveva messo in risalto l'importanza di contesti ormai saldamente entrati nella letteratura archeologica. Anche a Palese i risultati delle indagini scientifiche sono stati in parte presentati a Bari, in un recente allestimento dal titolo "Restauri in mostra". A conclusione dei lavori, già nel 2015 (siamo nel 2018), la Soprintendenza aveva comunicato che l'area, con la conclusione degli scavi, poteva considerarsi libera da presenze e da vincoli di natura archeologica. La possibilità di concedere l'autorizzazione a costruire rientrava dunque nelle competenze del Comune che avrebbe dovuto rilasciare i permessi sulla base della politica urbanistica e dei regolamenti. Una normale attività, questa, di archeologia preventiva, adottata in tutta Europa come prassi di intervento che assicuri la piena conoscenza delle emergenze archeologiche, evitando di interrompere lavori di pubblica utilità. Una prassi che offre opportunità di lavoro a tanti giovani! Di recente gli archeologi della Preistoria, guidati validamente da Francesca Radina, sono intervenuti per la nuova pista dell'aeroporto di Bari Palese, portando alla luce e facendo conoscere un altro insediamento dell'età neolitica. Ma, come spesso accade in Italia, le cose si complicano ed, a bloccare i lavori, si costituisce, dal basso, un Comitato che contesta il Progetto, non con argomentazioni sull'eventuale valore paesaggistico dell'area o sul rispetto dei piani urbanistici, ma vantando un "impegno civile a difesa del Patrimonio archeologico", come se la lunga procedura messa in atto dalla Soprintendenza non avesse alcun valore. E qui la vicenda assume toni paradossali nelle parole del portavoce, l'architetto Eugenio Lombardi, il quale discetta sulla valenza archeologica del sito, con dichiarazioni apocalittiche del tipo "Si sta cancellando la storia, non solo di Palese, ma della nostra Europa" e si lancia in ricostruzioni "storiche" che non trovano alcuna giustificazione scientifica (sarebbe bastato consultare l'ottimo volume di Edipuglia, dedicato alla Mostra del 1988): "perché le popolazioni dell'antica Illiria, che approdarono qui almeno 10 mila anni fa, poco alla volta arrivarono fino al Nord Europa". Si tratta di pura fantasia: l'identità degli Illiri solo per il I millennio a.C. è oggetto di discussioni da parte di storici e linguisti; ma cosa sono cinquemila anni di differenza per chi, come l'architetto Lombardi, ha una visione così ampia della Civiltà europea!!! Per queste persone il difficile impegno scientifico dei ricercatori viene considerato una inutile perdita di tempo e l'Archeologia diventa un pretesto per giustificare posizioni che, se valide, potrebbero essere sostenute da altri argomenti come, ad esempio, il valore paesaggistico e urbanistico dell'area o la presenza di edifici di particolare pregio. Purtroppo la politica, invece di dare indicazioni e valorizzare le competenze ed i saperi, segue questo andazzo, e un senatore barese del Movimento 5Stelle, Lello Ciampolillo, non evita di rilasciare dichiarazioni del tipo:"Qui si cancella la Storia in nome del profitto". Il caso barese purtroppo, sempre più frequentemente, si ripropone in altri contesti; così, in questi ultimi anni, anche a Lecce, per il Progetto riguardante l'area degradata di Piazzetta Tito Schipa (nota anche come Caserma Massa), creata a seguito della demolizione di un maestoso complesso monumentale del Seicento, il Convento francescano di S. Maria del Tempio. Tutto vergognosamente raso al suolo nel 1971, per ordine del Sindaco di Lecce Salvatore Capilungo! Anche qui le indagini preventive, iniziate nel 2011 in collaborazione tra Soprintendenza ed Università, avevano messo in evidenza centinaia di manufatti, scaricati dai monaci nelle cavità del sottosuolo: il Convento dei frati di S. Francesco era un Ospedale, posto alle porte della città per quanti arrivavano dalla costa adriatica, già nel Quattrocento. Nel 2013 i risultati delle indagini scientifiche erano stati pubblicati in un volume nella serie dell'Ateneo salentino. Tale percorso virtuoso si era tuttavia interrotto; le solite pastoie burocratiche dei pareri contrapposti, a cui si aggiungeva l'opposizione del solito Comitato di cittadini, che, senza considerare i dati scientifici pubblicati, chiedeva che si bloccasse il Progetto del Centro commerciale, richiamando l'importanza dei resti archeologici rinvenuti; secondo il Comitato gli scavi avevano messo in evidenza resti di età romana (mai documentati), la presenza di tombe messapiche (confuse con le sepolture di età moderna presenti nel sottosuolo della Chiesa francescana) e via dicendo. Il Comitato chiedeva la creazione di un Parco eco-archeologico urbano (sic!) e intanto l'area è rimasta per anni abbandonata alle erbacce, ai comportamenti incivili di quanti ci buttano rifiuti, ai pericoli per l'igiene pubblica e per il pubblico decoro: siamo al 2018 e, grazie all'impegno dell'Amministrazione comunale, solo in questi giorni i lavori sembrano essere stati ripresi. Emerge, anche nell'archeologia, un inquietante fenomeno più generale, che è diventato bandiera di alcune parti politiche: la diffidenza dei cittadini nei riguardi della ricerca scientifica. Un fenomeno allarmante che ha toccato temi molto sensibili, come la polemica sui vaccini o le presunte cure di gravi malattie, fuori da qualsiasi protocollo scientifico. Situazione efficacemente espressa, in un'intervista, da Guido Barbujani: "Se non mi fido dei politici che sono una casta, perché devo fidarmi degli scienziati, che non li ha eletti nessuno?". Nel sistema della tutela del nostro inestimabile patrimonio archeologico, ormai scardinato dallo tsunami della Riforma Franceschini, specie al Sud, anello debole della catena, questa crescente indifferenza per i temi della ricerca scientifica rappresenta un ulteriore negativo fattore di debolezza. Non ci resta che sperare nel nuovo Ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli, affinchè intervenga a difendere l'operato dei suoi funzionari ed a ripristinare le condizioni basilari di una rinnovata tutela delle ricchezze archeologiche del nostro Paese.